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La Westvleteren 12: l’eccellenza della birra trappista

Il primo articolo della rubrica “Bere Bene” comincia con una panoramica su una birra trappista: la Westvleteren 12, considerata tra le migliori birre del mondo.

Le Westvleteren

La gamma di birre Westvleteren è prodotta dal monastero di St.Sixtus di Westvleteren (Belgio), il più piccolo tra i birrifici trappisti e la cui produzione è iniziata nel lontano 1839. Per lungo tempo, fino al 1931, il consumo era esclusivamente interno, riservato ai monaci e ai visitatori. Nonostante l’elevata qualità delle birre Westvleteren, la diffusione è sempre stata piuttosto ridotta, a causa della scarsa disponibilità dovuta a volumi produttivi decisamente ridotti. (60.000 casse da 24 bottiglie all’anno). Inoltre, le birre sono normalmente acquistabili solo in loco, benché si riescano a trovare anche online (di solito a cifre molto alte).

L’estrema ricerca delle Westvleteren, ed in particolar modo della 12, è indubbiamente dovuta anche alla classifica stilata dal popolare sito di rating RateBeer che, da ormai diversi anni, colloca la 12 al primo posto, indicandola come birra migliore del mondo. Va tuttavia precisato che il sito in questione è una community di appassionati birrofili e tale votazione non è frutto di una critica individuale, bensì dei voti dati dagli utenti. Ovviamente, essendo la community composta da un numero significativo di appassionati, la valutazione ha comunque una certa valenza. Ciò, unito alla scarsa reperibilità della birra in questione, ha creato un mito notevole intorno ad essa. Tuttavia, i monaci di St.Sixtus non hanno certo cambiato la propria politica produttiva per un mero fenomeno commerciale, dal momento che le birre trappiste non sono concepite per scopo di lucro, ma come opera di sostentamento dell’Ordine e per finalità caritatevoli.

Attualmente, poche birrerie hanno in catalogo le  Westvleteren (esistono tre referenze: Blond,8,12), ad un prezzo piuttosto elevato (almeno 16 euro per una birra da 33cl) ma, con un po’ di fortuna riuscirete a trovarle. Facilmente riconoscibili per l’assenza di etichetta, sono distinguibili mediante i tappi che, oltre ad essere di colore differente (blu per la gold, verde per la 8 e oro per la 12) recano indicazione dell’espressione. La Westvleteren 12, oggetto di questa recensione, è una birra ad alta fermentazione, rifermentata in bottiglia, non filtrata e non pastorizzata. Il volume alcolico è 10,2%.

NOTE DEGUSTATIVE:

All’aspetto si presenta con colore “tonaca di frate”. Schiuma piuttosto densa  e cremosa, ma abbastanza rapida nel ridursi, lasciando un velo delicato. All’olfatto denota una complessità notevole, che tuttavia non viene svelata immediatamente, ma solo dopo alcuni minuti. Per l’assaggiatore paziente, si prospetta un’intrigante ciliegia, accompagnata da prugna ma anche banana matura, lieve caramello e una piacevole venatura di tabacco da pipa. Al contempo, pelle lavorata. Ricorda, per diversi aspetti, un vino liquoroso quali Porto e Sherry. Al palato si presenta con un corpo pieno, rilasciando in modo esuberante la ciliegia e la prugna, la cui dolcezza è tuttavia stemperata da una commistione di erbe medicinali e china. La carbonazione è molto bassa,praticamente perfetta,dopo qualche minuto rivela ulteriori e piacevoli note quali la fragranza di un biscotto ai cereali ma anche un tocco vinoso che, ancora, la avvicina allo Sherry. La persistenza finale è molto lunga e innestata su sentori fruttati ma anche sulle erbe officinali. La temperatura ideale per il consumo è 12°, dovrebbe essere servita nella propria coppa o, in alternativa, in bicchiere similare (ogni birra trappista ha il proprio).

In conclusione, una birra eccellente, degna rappresentante della tradizione Trappista. Indubbiamente consigliata agli amanti di una tipologia di birre corpose e liquorose, che presentano anche elevata complessità. In considerazione del costo e della rarità, non è propriamente una birra per neofiti, vi consiglio pertanto di provarla se avete già un certo percorso degustativo alle spalle, onde poterne cogliere tutte le sfaccettature. Rigorosamente da meditazione. Personalmente, la adoro.

Cosa si intende per birra trappista?

Molto semplicemente, si tratta di una birra realizzata dai monaci appartenenti all’ordine trappista o, in via alternativa, sotto il loro diretto controllo. E’ noto che da sempre i monaci ebbero un ruolo propulsivo nella realizzazione e diffusione di bevande alcoliche, con i cui proventi finanziavano le numerose attività caritatevoli e provvedevano, in autonomia, al proprio sostentamento. L’Ordine Trappista nacque da una costola dell’Ordine Cistercense quando, nel 1664, l’abate del monastero francese di La Trappe, reputando troppo liberali i comportamenti dei monaci cistercensi, decise di introdurre nuove e più severe regole da adottare all’interno della propria abbazia, dando così origine all’Ordine della Stretta Osservanza (o Trappista, dato il nome della prima abbazia ad adottare le nuove regole). Le rigide regole prevedevano: astinenza, lavoro dei campi, clausura, silenzio e veglie, ponendo l’accento soprattutto sulla mortificazione e sull’ascesi. Inizialmente, era proibito produrre birra, (i monaci dovevano bere solo acqua) anche se solo per il proprio sostentamento derivante dalla vendita. Nel tempo, fortunatamente, le regole sono state ammorbidite e i trappisti oggi sono ormai tra gli ordini monastici più attivi nella realizzazione birraia.

E’ opportuno precisare che, nonostante esistano 176 monasteri trappisti in tutto il mondo, i produttori di birra sono solo 12, suddivisi tra Belgio (6), Paesi Bassi (2), Stati Uniti (1), Austria (1), Regno Unito (1) e… Italia! Già, nel nostro Paese un’eccellente trappista è prodotta dall’Abbazia delle Tre Fontane di Roma. La popolarità delle birre trappiste è cresciuta notevolmente negli ultimi decenni, comportando la necessità per i monaci di istituire l’Associazione Internazionale Trappista, a tutela dei propri prodotti, nonché, per stabilire i criteri necessari affinché una birra possa definirsi trappista. Nello specifico, una birra autenticamente trappista deve presentare queste caratteristiche:

  • Deve essere prodotta all’interno delle mura di un’abbazia trappista, da parte di monaci trappisti o sotto il loro diretto controllo.
  • La produzione, la scelta dei processi produttivi e l’orientamento commerciale devono dipendere dalla comunità monastica.
  • I ricavi della produzione di birra devono essere diretti al sostentamento dei monaci e alla beneficenza ma non al profitto.

Le Abbazie produttrici di birra che rispettano questi semplici, ma fondamentali, parametri vengono contrassegnate con il logo esagonale “Authentic Trappist Product“. Il logo viene impiegato anche per designare altri prodotti trappisti quali formaggi e distillati, ma anche pane, olio, confetture etc. L’elenco aggiornato delle abbazie trappiste e dei relativi prodotti è visionabile sul sito ufficiale dell’Associazione Internazionale Trappista, tradotto anche in Italiano.

 

 

 

Giuseppe Napolitano

Oltre all'immensa passione per il beverage, sfociata nella realizzazione del blog "Il Bevitore Raffinato",Giuseppe Napolitano è anche un avido lettore, amante del cinema, dei viaggi (non solo in ambito di ampliamento delle sue conoscenze sul tema beverage) e dell'informatica. E' impegnato nel sociale, essendo dapprima Socio del Rotaract Club Nola-Pomigliano d'Arco (di cui è oggi Socio Onorario, dopo un passato di affiliazione attiva) e, ora, Socio del Rotary Club omonimo. Ha fatto parte della giuria del premio "Whisky & Lode" del Roma Whisky Festival, la kermesse romana dedicata interamente al Whisky. Non ultimo, il suo spazio è annoverato tra le risorse online consigliate in due testi (tradotti in Italiano), tra quelli di maggior interesse per gli appassionati: "Degustare il Whisky di Lew Bryson e "Guida Completa al Whisky di Malto" di Micheal Jackson.