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Fase 2: il tifo organizzato contro la ripresa dei campionati

L’Italia riparte a piccoli passi. Nel mondo del calcio, nel frattempo, tiene banco la questione legata alla ripresa dei campionati. Svariate squadre hanno deciso di scendere in campo, rispettando le norme sanitarie imposte dal Governo, per ricominciare gli allenamenti in attesa di sviluppi. I tifosi, tuttavia, restano alla finestra.

Nelle ultime ore però si è mosso qualcosa. “Al 99,9% il maggiore campionato di calcio italiano riparte il 13 giugno“. È del 14 maggio questa importante dichiarazione a firma del presidente del CONI, Giovanni Malagó. Intervenuto a Rai Radio2, Malagó si è espresso così sulla ripresa del campionato, alimentando la speranza dei tifosi di rivedere presto in campo i propri beniamini.

Ma, precedentemente a questo importante sviluppo, numerosissimi gruppi organizzati di sostenitori avevano già ribadito con forza il proprio pensiero sulla ripresa del calcio italiano. Il “secondo tempo” della stagione 2019/20 non s’ha da fare, secondo il tifo organizzato rappresentato dall’iniziativa STOPFOOTBALL NOFOOTBALLWITHOUTFANS. Un coro che abbraccia tutta Italia, passando però anche per la Francia, la Germania, il Belgio, la Svizzera, l’Austria, la Spagna. Il manifesto del tifo organizzato contro la ripresa dei campionati riassume in una sola voce la protesta messa in atto dagli ultras di mezza Europa. In Italia ci sono le tifoserie di Atalanta, Brescia, Bologna, Genoa, Juventus, Napoli, Sampdoria, Spal e Udinese, per quanto riguarda la Serie A. Un fenomeno che però non interessa solo la massima serie ma anche decine e decine di gruppi di tifosi di società di Serie B, Serie C e Dilettanti.

Anche la Nola ultras ha aderito a questa iniziativa. I “Vecchi Ideali” si sono fatti sentire con uno striscione dal messaggio molto forte e con una emblematica domanda:

“Basterà una vittoria della propria squadra del cuore a far scomparire tutta questa indignazione generale?”

Non solo calcio ma anche basket e hockey, rappresentato rispettivamente da Bologna, Caserta e Cantù per la pallacanestro e Milano per l’hockey. Uniti per esprimere solidarietà ma anche rispetto verso tutte le vittime di questa storica emergenza sanitaria, cosa che, secondo i padri di questa iniziativa, le alte sfere governative non stanno facendo forzando la ripresa dei campionati.

I governi hanno dichiarato il lockdown totale, tutelando così la cosa più preziosa che abbiamo: la salute pubblica. Riteniamo più che ragionevole lo stop assoluto del calcio europeo. Invece chi lo gestisce ha espresso un solo obiettivo: ripartire. Siamo fermamente convinti che scenderebbero in campo solo ed esclusivamente gli interessi economici. Lo conferma il fatto che i campionati dovrebbero ripartire a porte chiuse, senza il cuore pulsante di questo sport popolare: i tifosi. Chiediamo agli organi competenti di mantenere il fermo delle competizioni calcistiche, fino a quando l’affollamento degli stadi non tornerà un’abitudine priva di rischi per la salute collettiva. Oggi il calcio è considerato più come un’industria che come uno sport. Sono le pay-tv a tenere sotto scacco le società, in un sistema basato solo ed esclusivamente su business e interessi personali: se non verrà ridimensionato, porterà alla morte del calcio stesso“. Questa è la parte iniziale del comunicato.

Un grido di protesta non indifferente e che tenderà a far rumore nell’attesa di sviluppi concreti. Con la speranza che tutto si risolva al meglio e in tempi brevi. Con l’augurio che il buon senso prevalga su tutto ciò che c’è di malvagio al mondo, con la consapevolezza che chi ci governa abbia ben chiara la situazione e che scelga la soluzione più corretta e rispettosa.

Giorgio Lisio

Collaboratore appassionato di temi di attualità e sport. Cronista di redazione dell'emittente televisiva Videonola. Giornalista pubblicista dal 2019.