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A Torino scoperti estremisti di destra con armi da guerra, tra cui un missile

La sezione antiterrorismo della Digos di Torino ha concluso nella mattinata del 15 luglio scorso un’operazione nei confronti di tre persone responsabili di detenzione di armi da guerra e armi da sparo. Le indagini erano iniziate circa un anno fa quando la questura di Torino, coordinata dalla Direzione centrale della Polizia di prevenzione, aveva monitorato alcuni combattenti italiani con ideologie estremiste responsabili in passato di aver preso parte al conflitto armato nella regione ucraina del Donbass. Alla fine, grazie ad intercettazioni e pedinamenti si è scoperto che un uomo di Gallarate, in provincia di Varese, deteneva illegalmente armi esplosive e si era anche messo in evidenza per la compravendita di un missile aria – aria che è stato poi trovato e sequestrato in provincia di Pavia.

Oltre al missile, privo di carica esplosiva ma “riarmabile”, gli investigatori della Digos hanno sequestrato 9 fucili d’assalto, una pistola mitragliatrice, 7 pistole, 3 fucili da caccia, 20 baionette e quasi un migliaio di cartucce e molti parti di armi. Stemmi e cartelli di esplicita ispirazione nazista sono stati trovati nell’abitazione della persona arrestata, confermando la matrice d’estrema destra alla base dell’ideologia degli arrestati. Altre due persone, uno svizzero ed un italiano, sono state fermate perché coinvolte nella compravendita del missile. All’operazione hanno partecipato anche le sezioni antiterrorismo delle questure di Varese, Pavia, Novara e Forlì-Cesena.

Tra gli arrestati anche Fabio De Bergiolo, cittadino del varesotto candidato nel 2001 con Forza Nuova al consiglio comunale di Gallarate. L’ uomo, ex funzionario doganale poi accusato di frode, non era stato eletto e anni dopo, fa sapere Forza Nuova, il 60enne e il partito avevano diviso le proprie strade.

Anche Matteo Salvini è stato indirettamente tirato in ballo. Il ministro degli Interni, infatti, ha affermato di pensare che quel missile fosse destinato a lui e che egli stesso lo avesse segnalato alla Procura. Le forze dell’ordine, dal canto loro, fanno sapere che in conseguenza di quella segnalazione non trovarono nessun riscontro che confermasse il legame tra il missile e un piano contro l’incolumità di Salvini.