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Stranger Things: una terza stagione da urlo

Erano ormai quasi due anni che la aspettavamo e finalmente è arrivata: la terza stagione di Stranger Things, il fenomeno Netflix firmato dai Duffer Brothers. Otto puntate, rese disponibili in un sol colpo sulla piattaforma di streaming, in una data molto significativa per gli americani, il 4 luglio, giorno dell’Indipendenza.

Diciamolo subito: la nuova stagione non ha deluso. Anzi, è andata perfino al di là delle aspettative, riuscendo a emozionare a più livelli: si ride, si piange, ci si spaventa ed entusiasma. A me è piaciuta, tanto che me la sono “bevuta” tutta d’un fiato, in rigoroso binge watching. E scommetto che anche voi vorrete fare lo stesso.

Occhio, perché da qui parte lo spoiler che, vi avvisiamo, in certi punti sarà selvaggio.

ATMOSFERE EIGHTIES Quanto ci sono mancate quelle nostalgiche atmosfere eighties stracolme di citazioni cult a ogni frame? Un coloratissimo mondo pre-internet dove bambini e adolescenti non risultano ancora assuefatti alla tecnologia: niente social, niente smartphone o tablet, al massimo qualche partita ai coin op in sala giochi o a casa con l’Atari. La cosa che assomiglia più a un cellulare è il walkie-talkie; per il resto, è tutto un girare in bici e giocare a Dungeons & Dragons. E poi I Goonies, E.T., Stand by me, Ritorno al futuro, Magnum P.I., Blob, Day of the dead, massicce dosi di Carpenter e Stephen King, un po’ di Lovercraft e Sam Raimi, mullet, brillantina e vestiti sgargianti, poster di famosi cantanti anni Ottanta, vinili e musicassette, lattine di Coca-Cola (fra cui la storica e sfortunata variante New Coke), donne a bordo piscina che indossano luccicanti costumi interi di nylon. Una delle citazioni più belle e cristalline dell’intera stagione, nonché una delle più “corpose”, è quella al mitico Terminator di James Cameron, con lo spietato sicario russo Grigori che fa il verso al T-800 di Arnold Schwarzenegger, a partire dal taglio di capelli e fino all’andatura rigida e inarrestabile. Per non parlare di Hopper che col suo folto baffo e la camicia hawaiana rende un riuscitissimo omaggio al Tom Selleck di Magnum, P.I. La terza stagione di Stranger Things non lesina sui dettagli (come le precedenti, del resto), rendendo la visione un’esperienza davvero immersiva.

Hopper e Magnum a confronto.

“SAUDADE” Se avete vissuto di persona il decennio Ottanta, vi sarà sicuramente piombata addosso un bel po’ di nostalgia. Ma questo è normale. Ciò che sorprende è che la serie riesce a restituire questo effetto nostalgico anche a chi, per questioni anagrafiche, non ha vissuto in prima persona quegli anni, eppure si ritrova a percepire come una specie di malinconia davanti allo schermo. I portoghesi hanno una parola specifica per esprimere questa paradossale “malinconia per qualcosa che non si è vissuto”: il termine è “saudade” e ci sembra che qui calzi davvero a pennello.

UN PO’ DI TRAMA Ambientata nell’estate del 1985 nella ormai nota cittadina di Hawkings, strisciante di misteri, umani e sovraumani (un po’ alla Twin Peaks), la terza stagione vede il ritorno di tutti i vecchi personaggi, a cui se ne aggiungono di nuovi, come Robin, la ragazza che lavora con Steve nella gelateria, interpretata dall’attrice Maya Hawke (che, per chi non lo sapesse, è la primogenita di Uma Thurman e Ethan Hawke, quindi doppiamente figlia d’arte). Tutto ruota intorno allo Starcourt Mall, il nuovo sfavillante centro commerciale, tempio edonistico del consumismo americano, che cita apertamente quello di Zombi di George A. Romero. I russi, ovviamente comunisti e nemici giurati dell’America come da stereotipo anni Ottanta, trafficano in una base segreta costruita al di sotto dello Starcourt, dove riescono a riaprire la porta per il Sottosopra che era stata chiusa con tanta fatica da Undi nel finale della stagione precedente. Da qui, ovviamente, gli eventi precipitano. Una trama che, a ben vedere, non aggiunge nulla alla mitologia del Sottosopra, ma è più che altro un pretesto per vedere in azione i personaggi. Potrebbe sembrare un punto debole, eppure il risultato è così convincente che ci va bene così.

UN MIX DI HORROR E TEEN L’aspetto horror, già presente in passato, in questa terza stagione s’intensifica. Le atmosfere diventano più cupe, più gore, i mostri più spaventosi. Tutto ciò però non avviene a discapito dell’ironia e del divertimento. Sebbene l’elemento dark cresca, gli sviluppi rimangono di fatto quelli tipici di una serie teen, con moltissimi momenti esilaranti e le caratteristiche schermaglie amorose. Le dinamiche del gruppo stanno rapidamente cambiando: i protagonisti sono ormai in piena fase adolescenziale e gli ormoni sono nell’aria. La vita, inevitabilmente, si complica. Se nella prima stagione Mike, Dustin, Lucas e Will passavano intere giornate a girare in bici e giocare a Dungeons & Dragons, adesso i loro interessi stanno decisamente virando su altro, vedasi la voce “ragazze”.

Mike e Undi fanno coppia fissa (anche troppo secondo Hopper), così come Lucas e Max. Perfino Dustin ha conosciuto una ragazza, Suzie, che però vive lontana. L’unico rimasto zitellone è Will “Il Saggio”, il più irriducibile del gruppo (o il meno precoce), che rimpiange amaramente i vecchi tempi e le partite a Dungeons & Dragons. Gli inediti sentimenti e la rinnovata dimensione adolescenziale metteranno alla prova l’amicizia e la solidità del gruppo, sviluppando nuove e più complesse tematiche all’interno di un universo narrativo che sembra crescere e maturare insieme ai suoi protagonisti.

I PERSONAGGI Il cuore pulsante della serie risiede nell’attenzione dedicata ai personaggi e al loro processo di crescita e cambiamento, che, per usare le parole di Hopper, risulta gioioso e doloroso allo stesso tempo, certamente inevitabile. Una vera e propria evoluzione che a ben guardare non riguarda solo il gruppo dei più piccoli, ma coinvolge anche il mondo dei giovani e degli adulti. Emblematico a tal proposito il caso di Steve, passato dall’essere il bulletto impomatato degli esordi a uno dei personaggi più empatici e divertenti dell’intera saga. Irresistibile, fra l’altro, la coppia che forma con Dustin nella sottotrama dal sapore spy che li vede coinvolti contro i russi insieme a Robin.

Altra evoluzione significativa è quella che tocca in sorte a Billy, personaggio di cui vengono svelati molti importanti retroscena che apriranno uno squarcio nella sua dura scorza, fino all’eroica decisione di sacrificarsi in difesa di Undi nello scontro decisivo contro il Mind Flayer, riscattandosi così dallo statuto di “personaggio stronzo” in cui sembrava confinato dopo la seconda stagione.

La maggiore attenzione riservata a Billy nella terza stagione si accompagna però a un decentramento del personaggio di Will, che finora era rimasto sempre al centro dello show, e il cui ruolo adesso si riduce invece drasticamente, soppiantato da Billy nella funzione di organismo ospite del Mind Flayer. A parte i disperati tentativi di coinvolgere i suoi amici durante le sessioni di Dungeons & Dragons e i raggelanti formicolii dietro al collo, non ce lo ricordiamo per molto altro.

Anche Nancy e Jonathan, benché abbastanza presenti sullo schermo, perdono un po’ di smalto in questa stagione, surclassati nel confronto con l’affiatatissimo duo Steve-Robin, i quali però alla fine non si metteranno insieme. Un colpo di scena a dire il vero un po’ amaro quello in cui Robin, di fronte alle avances di Steve, gli rivela di essere lesbica, facendo di fatto sfumare la speranza di assistere alla nascita di quella che sarebbe stata con ogni probabilità la coppia più frizzante della serie, vista la chimica che si era sviluppata fra i due nel corso delle loro avventure. Povero Steve, sembra che ultimamente non gliene vada più bene una. Unica consolazione per lui quella di essere finalmente uscito vincitore da una zuffa (quando stende il russo nella base segreta).

Fra i colpi di scena più tristi citiamo poi la morte del simpaticissimo scienziato Alexiei, che Hopper si ostina a chiamare Smirnoff (ennesima citazione: il riferimento è Yakov Smirnoff, comico sovietico naturalizzato americano, particolarmente famoso negli anni Ottanta).

Ah, ce ne stavamo quasi dimenticando: plauso al personaggio di Erica, la sorellina di Lucas, salito in questa stagione alla ribalta grazie alla sua cinica simpatia.

INSTANT CULT I fratelli Duffer riescono nell’ardua impresa di mantenere intatta la freschezza di una serie che, vista la sua natura marcatamente derivativa e citazionistica, rischiava di funzionare solo sul breve, brevissimo periodo (la prima stagione). Elevatissima, come sempre, la qualità della scrittura e della messa in scena, così come le prove recitative degli attori coinvolti, sempre sopra la media. Stranger Things si conferma come una delle serie di punta di Netflix, capace di arrivare praticamente a tutti senza scendere a troppi compromessi. 

UN COMMOVENTE FINALE DI STAGIONE Riuscitissimo il finale di stagione, commovente a dir poco, con la lettera di Jim che Undi legge dopo la “presunta” morte di lui, mentre sullo schermo scorrono le toccanti immagini dei protagonisti costretti a separarsi dopo tutte le avventure vissute insieme. Uno dei momenti più belli e significativi dell’intera serie. Accompagnata dalle note di Heroes di David Bowie coverizzata da Peter Gabriel, si chiude così la terza stagione di uno dei maggiori fenomeni Netflix, nonché una delle serie più sorprendenti degli ultimi anni, capace di raggiungere lo stato di cult in maniera praticamente immediata. Ma non spegnete ancora la tv! Dopo i crediti c’è un’altra scena, piuttosto sibillina, che mette altra carne a cuocere e insinua il dubbio sull’effettiva morte di Hopper (di cui in effetti non era stato mostrato il cadavere), aprendo di fatto a una quarta stagione (stando alle dichiarazioni dei fratelli Duffer, la serie dovrebbe concludersi entro la quinta stagione).

Molti gli interrogativi rimasti in sospeso: che fine faranno i protagonisti costretti a separarsi? Riusciranno prima o poi a ricongiungersi? Undi riacquisterà i poteri persi dopo lo scontro col Mind Flayer? Perché i russi volevano riaprire la porta per il Sottosopra? E perché stanno “allevando” un democane nutrendolo a base di carne umana? Hopper è morto davvero (proprio adesso che aveva finalmente messo piede “fuori dalla caverna”!)? E se è ancora vivo, riuscirà prima o poi a strappare il famoso appuntamento a Joyce alle sette da Enzo? Lo scopriremo nella quarta attesissima stagione.

Felice Sangermano

32 anni, appassionato di cinema e letteratura. Freelance blogger e scrittore. Autore preferito: Louis-Ferdinand Cèline. Sono un po' più allegro di lui però.