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La strage di Piazza Fontana: 50 anni da quel maledetto 12 dicembre

Il 12 dicembre 2019 ricorre il cinquantenario di una delle stragi più controverse della recente storia italiana: la strage di Piazza Fontana. Una strage impunita, ma non proprio senza verità. La strage di Piazza Fontana, pur essendo stata nei fatti la strage “apripista” di uno dei periodi più sanguinosi e oscuri della storia d’Italia dell’ultima metà del secolo, non ha mai visto colpevoli scontare nemmeno un giorno di pena per l’assassinio di 17 persone e il ferimento di altre 88.

Un libro di Antonio Carioti uscito la settimana scorsa abbinato al Corriere della Sera spiega la cronaca di quel giorno, nonché i retroscena e gli sviluppi dei processi che si sono avuti nel corso degli anni nella individuazione e punizione dei responsabili. “La strategia della tensione” (2018) e “Storia della Strage di Stato“, entrambi di Aldo Giannulli, sono altri due saggi che vengono citati da Carioti all’interno del suo libro in un colloquio in cui prende parte anche lo stesso Aldo Giannulli, autore del libro “I nemici della Repubblica” (Rizzoli, 2016).

“La caldaia…È scoppiata la caldaia”. All’inizio nessuno ha pensato a una bomba. Il botto era stato assordante. Nel piccolo ufficio nel quale lavoravo, immediatamente a ridosso del salone dove era stato collocato l’ordigno, la prima reazione fu di sorpresa. Poi, le urla dei feriti, l’arrivo delle ambulanze, il caos, il panico. Piazza Fontana, Milano, venerdì 12 dicembre 1969: un luogo e una data passati alla storia. Mi riesce difficile scrivere in prima persona. Non mi piace. Questa è la prima volta che lo faccio. E non è una questione di forma: un giornalista dovrebbe sempre stare fuori da ciò che racconta. Distaccato, mai “tifoso”.

(Giacomo Ferrari, giornalista del Corriere della Sera) 

Oggi parlare a giovani adolescenti, ventenni come a trentenni, di Piazza Fontana vuol dire spiegare loro innanzitutto che non fu opera di un’ organizzazione terroristica come le Brigate Rosse (come risponderebbero in molti per sommaria ignoranza di quegli anni), che in quei giorni dovevano ancora costituirsi, o ancora peggio un evento della Grande Guerra. Semplicemente, parlare di Piazza Fontana significa raccontare un pezzo di storia italiana a lungo omesso dalle cronache e dai ricordi degli eccidi avvenuti in Italia nella seconda metà del 900 perché coperto da segreti di stato, depistaggi, indagini e processi infiniti.

Alla fine dell’ultimo processo, ovvero nel 2005, la Cassazione ha sancito che la strage venne realizzata dalla cellula veneta di estrema destra di Ordine Nuovo, non più processabile in quanto i propri capi assolti con sentenza definitiva nel 1987; non è mai stata emessa una sentenza per gli esecutori materiali, ovvero coloro che portarono la valigia con la bomba dentro la Banca Nazionale dell’agricoltura. Quel giorno, il 12 dicembre 1969, una seconda bomba venne ritrovata inesplosa in Piazza della Scala, sempre a Milano, mentre a Roma ci furono 3 attentati che provocarono 16 feriti, uno alla Banca Nazionale del Lavoro, uno in Piazza Venezia e un altro all’Altare della Patria.

Una vicenda così grave per la democrazia italiana che tuttavia passò alla storia all’epoca, e ancora oggi in parte, per le vicende personali di tre uomini: due anarchici indiziati inizialmente dell’attentato (l’allora ballerino Pietro Valpreda e il ferroriere Giuseppe Pinelli) e il commissario di polizia Luigi Calabresi. Valpreda subirà un linciaggio mediatico senza precedenti e più di 3 anni di galera prima di essere rimesso in libertà provvisoria e assolto nel 1987 su richiesta della Procura Generale. Pinelli tre giorni dopo il fermo verrà trovato morto precipitando da una finestra della Questura di Milano nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 1969. Il commissario Calabresi, additato dall’opinione pubblica di sinistra come il responsabile dell’omicidio Pinelli, venne assassinato il 17 maggio 1972 da esponenti di Lotta Continua.

La strategia della tensione, gli anni di piombo, le bombe sui treni, i servizi segreti deviati, tutto iniziò alle 16:37 del 12 dicembre del 1969. Milano oggi, invece, è una città che corre nel mondo globale ad una velocità superiore a tante altre ed è un punto di riferimento positivo per l’Italia per tantissimi aspetti.

Annibale Napolitano

Classe '90, dedito ai temi legati all'ambiente e alla società nel suo insieme. Ha fatto studi classici, è appassionato di narrativa e di cinema.