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“Si vive di lavoro, si muore di lavoro”, tributo al Primo Maggio

Oggi è il Primo Maggio, un binomio che spesso avrete sentito e che è di una rilevanza enorme nella società mondiale. Il Primo Maggio è la Festa del Lavoro e badate a non sottovalutarla; non è infatti una semplice festività, come può essere un onomastico o la ricorrenza di un martire o di un santo particolare. Il lavoro è un elemento che non può essere minimizzato nè offeso, esso consente ad un essere umano di sentirsi attivo, utile, vivo. Il lavoro rende umani ma non per questo deve essere uno strumento di subordinazione o, peggio, di ricatto vitale. Il mondo è pieno di persone che accettano qualsiasi vessazione per lavorare e sfamare la propria famiglia. Per lavoro ci si vende l’anima al diavolo, si fanno le cose più odiate dalla propria coscienza, contro il proprio fisico. Si vive di lavoro, ci si sporca le mani, ci si spezza la schiena, a volte si muore.

E allora oggi un pensiero va a chi per vivere viene sfruttato, a chi si ribella e viene ucciso, a chi invece non riesce a farlo e muore per la fatica, a chi oggi stesso è al lavoro. Se è vero che oggi è la festa dei lavoratori, lasciateci ricordare che esistono anche “i fantasmi del lavoro”; lasciateci pensare a quei bambini che per pochi dollari (o euro in certi casi) lavorano senza sosta, lasciateci pensare a quegli immigrati e a quei padri di famiglia italiani che sotto al sole lavorano per poche decine di euro al giorno. Se è vero che il lavoro rende uomo, che genere di uomo può essere uno che sgobba ore ed ore per pochi euro? E che genere di uomo può essere uno che guadagna con lo sfruttamento del lavoro altrui? Nella giornata del lavoro lasciateci sottolineare che esiste il datore di lavoro e non “il padrone”. In questo periodo di crisi e di forte immigrazione, lasciateci ricordare ancora che noi italiani siamo stati emigranti ed immigrati. E allora in questa sacra festa non dimentichiamoci che il lavoro non può e non deve essere uno strumento per condizionare la sopravvivenza degli uomini, italiani ed immigrati.

Glorifichiamolo quindi questo “dannato” lavoro per il quale si è combattutto, si è morti e intorno al quale tutto ruota. In questo importante giorno un pensiero va a chi lavora con onestà, dedizione e sacrificio, a chi torna a casa dalla famiglia stanco ma felice per la giornata lavorativa, a chi offre lavoro con sincerità e passione, a chi si sveglia alle 5 di mattina e a chi si mette sempre al servizio della propria professione in ogni momento della giornata. Tra un concerto ed un altro auguri a tutti i lavoratori, uomini e donne, pensionati e non, italiani e non, a chi ha combattuto per il lavoro e a chi è morto; perchè di lavoro si può morire, ma di lavoro sopratutto si vive. E allora, buona Festa del Lavoro!

di Nello Cassese

Nello Cassese

Classe 1994, laureato in Scienze della Comunicazione, frequenta il corso di laurea magistrale Corporate Communication and Media all’Università degli Studi di Salerno. Appassionato di calcio e sport in generale, segue con interesse e impegno temi di attualità vari, in particolar modo quelli inerenti il sociale e il terzo settore. Giornalista pubblicista iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania dal novembre 2016. Dal gennaio 2018 è direttore di 081news. Ha collaborato con il quotidiano online IlPopolareNews e con l'emittente televisiva nolana Videonola. Collabora come inviato sportivo per Il Giornale di Sicilia e come speaker radiofonico per Radio Antenna Campania.