Input your search keywords and press Enter.

Conte dice sì alla TAV, mentre il M5S introduce il “mandato zero”

Due importanti novità hanno segnato la settimana politica appena conclusa.

La prima riguarda il cambiamento di posizione del governo sulla TAV. Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a pochi giorni dalla scadenza per la comunicazione delle intenzione italiane all’UE, ha spiegato i motivi per continuare l’opera. Per il premier fermare l’opera non farebbe gli interessi nazionali. Fermarsi e rifiutare i fondi europei sarebbe un danno per il nostro Paese. La decisione ha provocato soddisfazione nella Lega, da sempre sostenitrice del completamente della TAV. Inevitabilmente opposta la reazione del Movimento 5 Stelle: il leader Luigi Di Maio ha ribadito la sua contrarietà, affidando la scelta finale al Parlamento. Per il Movimento sarebbe sicuramente una sconfitta, un’altra promessa elettorale disattesa, dopo la TAP in Puglia.

Il Movimento 5 Stelle ha anche ideato il “mandato zero”. Bizzarra trovata per aggirare una delle regole fondanti del Movimento stesso, quella del limite di due mandati. Di Maio, nel tentativo di riformare l’organizzazione interna al Movimento, ha proposto agli elettori una soluzione che permette a chi viene eletto nei consigli comunali e municipali di non conteggiare questo mandato qualora decidano di candidarsi alla regione o al Parlamento. Qui potete trovare il video di Di Maio con la spiegazione completa. Come sempre successo finora, gli iscritti hanno approvato la proposta online. Il dato su cui alcuni esponenti hanno invitato a riflettere è che questa volta solo il 25% degli iscritti ha partecipato alla votazione.

Nel corso della settimana Salvini ha continuato ad ignorare le richieste di spiegazioni sul suo rapporto con Savoini e la Russia. Nel frattempo ha incassato l’ennessima vittoria con il si alla TAV, allontanando l’aria di crisi che aleggiava sul governo. Il Ministro dell’Interno è stato chiaro: il Governo reggerà finchè ci sarà collaborazione e i “si” prevarranno sui “no”.

Il PD, sempre più lontano da un’opposizione che non sia “il governo deve dimettersi”, litiga sul futuro e sulla possibilità di valutare un avvicinamento con al Movimento 5 Stelle. L’ultimo a rilanciare l’idea è stato l’ex ministro Franceschini, trovando immediata opposizione di Renzi e Calenda, disposti anche a lasciare il partito piuttosto che governare con i grillini.

Marco Sigillo

Classe 1991, laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazioni all’Università Federico II di Napoli. Appassionato di comunicazione e scrittura, collabora con 081news dal dicembre 2015, interessandosi soprattutto di temi di portata nazionale ed internazionale. Giornalista pubblicista dal 2019.