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4 morti in due mesi: a Nola è ancora grave la situazione dei senzatetto

4 morti in neanche 3 mesi. Dal 17 maggio al 31 luglio, nel silenzio, sono spirati quattro senzatetto a Nola. Quattro persone che magari incrociavano gli sguardi per strada con noi. Quattro persone che nell’indifferenza finiscono per essere numeri. Numeri come quelli che ci dà Francesco Cassese dell’Associazione Preghiera Poveri Pace: solo da loro sono 40 circa le persone, tra senzatetto ed indigenti, che si recano per un pasto il venerdì o per un vestito nuovo (QUI il nostro reportage). Ma sono anche altre le associazioni che si occupano del problema sociale dei senzatetto (in testa c’è la Caritas che da anni ormai è attiva in questo campo) ed è per questo che è difficile quantificare il numero esatto delle persone bisognose di aiuto.

Non possiamo identificare bene quanti sono gli indigenti e i senzatetto a Nola, quello che è certo è che sono molti, ci sono anche delle donne e sicuramente alcuni dormono per strada afferma Francesco CasseseCon altre associazioni ci siamo organizzati riunendoci virtualmente in un gruppo WhatsApp; a volte ci vediamo anche di persone e, nei limiti delle nostre possibilità, cerchiamo di aiutare queste persone“.

È proprio su WhatsApp che Francesco ha ricevuto in questi mesi le comunicazioni e le segnalazioni di queste 4 morti. Il primo a perdere la vita è stato Otto, colpito il 17 maggio da un malore nel sonno mentre dormiva nel parcheggio della stazione delle Ferrovie dello Stato. Poi è stato il turno di Stefan il 10 luglio, per lui il ricovero all’ospedale di Nola non è bastato. 20 giorni dopo a morire è stato Pietro (nome italianizzato), amico di Stefan che con lui dormiva nei pressi del campo sportivo di Piazza d’Armi, per lui è stato inutile anche il ricovero nel reparto di rianimazione della struttura di San Giovanni Rotondo. Pochi giorni fa (il 31 luglio) è morto anche Robert, i medici di Benevento non hanno pituto fare più nulla per lui che aveva già subito diversi interventi in passato. 3 di loro venivano dalla Polonia, uno dalla Romania; alcuni avevano famiglia, tutti cercavano di lavorare e a volte, se erano fortunati, riuscivano anche a trovare un tetto sotto cui dormire andando ad assistere gli anziani in difficoltà.

Non è facile comprendere il loro mondo, neanche per Francesco che con loro ha un rapporto di amicizia genuino e sincero. Molti tendono a bere, per abitudini culturali o semplicemente per riscaldarsi in inverno. “Una sera d’inverno andai a trovare uno dei miei amici (così li chiama Francesco, ndr) e d’un tratto lo vidi che il freddo lo aveva portato ad urinarsi addosso; non è una bella scena, ti segna, sai che puoi fare qualcosa per lui e comincia a pensare a come sia possibile che esista questa situazione“: ci dice con voce sommessa Francesco Cassese.

La realtà è che molti di loro avrebbero bisogno anche di un sostegno psicologico per essere recuperati socialmente. La vita di strada spesso non è la causa della loro morte ma incide molto: le malattie di cui soffrono non sono curate a dovere, anzi il loro modo di vivere aumenta le probabilità di una morte precoce. Morte che arriva in completo silenzio, sia istituzionale che sociale (chi si occupa della sepoltura e dei funerali?). Le passate amministrazioni hanno dimostrato con i fatti di aver riposto non sufficiente attenzione al problema, lasciando spesso le associazioni a cavarsela da sole. La neo amministrazione di Gaetano Minieri avrà molto lavoro da svolgere, sia in fase di coordinamento che di gestione. Primi passi in avanti, ad esempio, potrebbero farsi con la costituzione di una cabina di regia con tutte le associazioni di settore. Fra qualche mese i primi freddi si faranno sentire per chi non ha un tetto sulla testa, soprattutto se donna, e un dormitorio potrebbe non bastare.

Troppo presto, in ogni caso, per giudicare l’operato di questa amministrazione in materia, ma è innegabile che la problematica esiste e dovrà essere affrontata. Dai politici come dai cittadini. Anche un piccolo aiuto può fare la differenza, anche un semplice gesto può farci ricordare che ci troviamo di fronte a persone e non numeri. Numeri che scompaiono, nel silenzio assordante di una città che non può più girare lo sguardo.