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Santa Teresa 1796: l’anima del ron venezuelano

ll Venezuela è una delle storiche terre di produzione del Rum ma, ad oggi, diverse “Haciende” produttrici  sono di proprietà di grosse multinazionali. Questa è la premessa per parlare di “Santa Teresa”, una Hacienda fondata nel 1796 e ancora oggi indipendente e a conduzione familiare.

Il Santa Teresa 1796 è l’espressione più nobile del core range, ormai piuttosto diffusa nel nostro Paese. L’elegante bottiglia, facilmente reperibile, è sigillata con ceralacca rossa. Quasi un peccato doverla rimuovere per assaporarne il contenuto, ma del resto non è che ci si possa limitare alla contemplazione, no?

il Santa Teresa 1796 e la sua bellissima confezione

Note Degustative

Aspetto: Ambra scura. Colore pieno con riflessi ramati, potrei dire, un colore di miele caldo.

Olfatto: In principio morbido miele misto a caramello, in seguito note di mele verdi e un tocco di banana matura. Una distinta nota di vaniglia e toffee completano un sentore fervido e profondo. Non c’è che dire, ricorda uno Sherry!

Palato: Ad un primo sorso è impossibile non scorgere il sentore di caramello e quell’essenza di legno tipica dei distillati a lungo invecchiati in botte (si parla di una media di 25 anni eh!). Mentre il Rum attraversa il palato, è possibile scorgere ulteriori sapori, mai contrastanti, come quello di ciliegie, vaniglia e miele. Un retrogusto di  cioccolato fondente rende questo rum ancora più sontuoso. Delizioso, davvero!

Finale: Mediamente lungo e dolce, restano la vaniglia, il cioccolato e un delicato sapore “legnoso”. Adorabile!

In conclusione, un Rum d’eccezione, proposto ad un prezzo particolarmente interessante e facilmente reperibile. La tradizione con un pizzico di modernità. Cosa volere di più? Lo adoro! Abbinamento ideale: dolci a base di cioccolata, cioccolato fondente 70-80% di cacao o un buon sigaro!

alcune botti dell’Hacienda Santa Teresa

Cenni Storici

Fondata nel 1796 dal Conte di Tovar y Blanco, spagnolo, l’Hacienda è oggi di proprietà della famiglia Vollmer e sorge a El Consejo, Contea Revenga, nello Stato di Aragua, a circa 80 km dalla capitale Caracas. Il progenitore, Gustav Julius Vollmer, arrivò in Venezuela dalla  città di Amburgo, Germania, nel 1826, in  cerca di fortuna e avviò il processo che avrebbe reso grande Santa Teresa. La modernizzazione della regione, e l’arrivo del treno, consentirono un rapido sviluppo dell’attività, inizialmente convertita in coltivazione di canna da zucchero.
In seguito all’acquisto di alambicchi in Francia e Germania, Santa Teresa diviene una vera e propria distilleria e, fino al dopoguerra, rimase l’unica del Venezuela. Per i primi 200 anni di onorata attività, nel 1996, fu deciso di produrre uno splendido Rum: il Santa Teresa 1796, Ron Antiguo de Solera. L’uso del metodo Solera è quindi rimarcato, giustamente, anche nell’etichetta. Tale metodo, decisamente affascinante, consente una produzione di elevata qualità, regalando un aroma sontuoso e un gusto decisamente complesso. Già noto per la realizzazione degli Sherry, è anche ampiamente usato nella produzione dei migliori brandy spagnoli.

Il Metodo Solera

Consiste nell’utilizzo di più botti definite “Criadera” e “Solera”. Le botti vengono disposte su più file sovrapposte e il riempimento inizia da quelle superiori. Dopo un anno, una parte del contenuto viene travasato nelle botti che si trovavano al livello inferiore, e quelle superiori vengono riempite con il nuovo rum. Il procedimento viene ripetuto di anno in anno, in base al numero di anni scelti per l’invecchiamento; in tale maniera il distillato che si trova nelle botti alla base, pronto per il consumo, risulta composto da annate diverse, e di anno in anno si arricchisce di particolari aromi e sapori. Nel caso specifico del Santa Teresa, vengono usate quattro file di botti francesi Limousine, il prodotto finale è composto da un blend di rum con un invecchiamento compreso tra i 4 e i 35 anni. Non sono specificati gli anni di invecchiamento sull’etichetta, in quanto, in virtù del metodo Solera, il Rum sarà composto da diverse annate e quindi indicare un’età precisa potrebbe essere fuorviante; è possibile però indicare l’invecchiamento medio, pratica adottata da altri produttori.

 

Giuseppe Napolitano

Oltre all'immensa passione per il beverage, Giuseppe Napolitano è anche un avido lettore, amante del cinema, dei viaggi (non solo in ambito di ampliamento delle sue conoscenze sul tema beverage) e dell'informatica. E' impegnato nel sociale, essendo dapprima Socio del Rotaract Club Nola-Pomigliano d'Arco (di cui è oggi Socio Onorario, dopo un passato di affiliazione attiva) e, ora, Socio del Rotary Club omonimo. ha fatto parte della giuria del premio "Whisky & Lode" del Roma Whisky Festival, la kermesse romana dedicata interamente al Whisky. Non ultimo, il suo spazio è annoverato tra le risorse online consigliate in due testi (tradotti in Italiano), tra quelli di maggior interesse per gli appassionati: "Degustare il Whisky di Lew Bryson e "Guida Completa al Whisky di Malto" di Micheal Jackson.