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Robert De Niro finisce sul lastrico: colpa del Covid?

Ha guadagnato 96 milioni di dollari solo nell’ultimo anno, una cifra che la maggior parte di noi non riuscirebbe ad accumulare neppure in due vite, eppure Robert De Niro dichiara di essere quasi sul lastrico. La crisi economica mondiale causata dal coronavirus avrebbe infatti inferto un brutto colpo alle finanze del famoso attore newyorchese. O almeno questo è ciò che lui stesso ha dichiarato durante un’udienza via Skype in tribunale in risposta alle richieste monetarie della ex moglie Grace Hightower, con cui l’attore è stato sposato per undici anni, dal 1997 al 2018, la quale lamentava nello specifico una riduzione del tetto della sua carta di credito da centomila a cinquantamila dollari.

Grace Hightower, ex moglie di De Niro

Ce l’avessimo noi una carta di credito con quel massimale, ci verrebbe da dire con una certa invidia, ma l’avvocato della signora Hightower (Kevin McDonough) non è altrettanto accomodante e, soprattutto, non è convinto della buonafede dell’attore, sostenendo che De Niro stia in realtà sfruttando la pandemia per tagliare i fondi dovuti alla ex moglie. Dall’altro lato, l’avvocato di De Niro (Caroline Krauss) nega le insinuazioni sottolineando invece che la diminuzione della disponibilità mensile della donna sia imputabile a reali difficoltà finanziare dell’attore il quale, per via del virus, ha subìto consistenti perdite legate ad alcuni suoi affari extra-recitativi, in particolare il Greenwich Hotel e la catena di ristorazione Nobu, entrambi in forti difficoltà da diversi mesi. Tra i soli mesi di aprile e maggio, infatti, i ristoranti Nobu avrebbero perso qualcosa come 5 milioni di dollari costringendo De Niro, a corto di liquidità, a richiedere un prestito per pagare un gruppo di investitori.

Il Greenwich Hotel a New York

Ricordiamo che gli alimenti che De Niro deve alla ex moglie ammontano a un milione di dollari l’anno con un massimale di spesa su carta di credito di centomila dollari. Tuttavia il legale dell’attore ha ricordato che, in base a un accordo risalente al 2004 sottoscritto dalla stessa Hightower, l’attore è tenuto a corrispondere alla ex moglie un milione di dollari l’anno solo nel caso in cui il suo reddito continui a mantenersi al di sopra dei quindici milioni. Al di sotto di questa soglia, gli alimenti dovuti alla ex moglie diminuiscono di conseguenza.

Questioni hollywoodiane. Questioni da superstar. Matrimoni milionari, divorzi altrettanto milionari. Cifre che ci fanno quasi arrabbiare, perché qui da noi in molti stanno ancora aspettando gli spiccioli della cassa integrazione, quelli che Conte aveva assicurato che sarebbero stati liquidati a tutti, e per tempo. E allora uno come De Niro, uno da 96 milioni di dollari in un anno, che dichiara di essere quasi “al verde” – tutto sta poi nel capire cosa intenda lui con quel “quasi” – e la signora Hightower che strepita in tribunale per un massimale mensile ridotto da centomila a cinquantamila dollari, ci sembrano quasi un insulto. Magari c’entra anche l’invidia. Anzi, di sicuro. Ma provate a spiegarlo a quelli a cui la pandemia ha tolto irrimediabilmente ogni entrata, altro che le difficoltà del Greenwich Hotel e della catena di ristorazione Nobu.

Niente contro l’amatissimo De Niro e la sua ex consorte ovviamente, che si muovono nel solco dei loro diritti; solo, forse, si dovrebbe parlare più dei problemi finanziari delle persone comuni, quelle che lottano per poche migliaia di euro, quando ci arrivano, e oggi più che mai. E in questo noi giornalisti siamo i più (ir)responsabili. Perché le dispute milionarie fra superstar fanno certamente più presa rispetto ai problemi micragnosi del quotidiano. Si acchiappano più click, più visualizzazioni. Che oggi, si sa, i click e le visualizzazioni sono tutto. E scusate la facile retorica. Ma siamo in un periodo delicato. Difficile. Siamo ipersensibilizzati. Distrutti. Sull’orlo di una crisi di nervi. Eppure decisi a ripartire. Effetti collaterali del coronavirus. Uno dei tanti. Il processo è attualmente in corso. Vedremo come andrà a finire. Chi la spunterà? Il “povero” De Niro o l’agguerrita Hightower?

A noi poco interessa e, comunque, preferiamo ricordarli così:

Felice Sangermano

Classe 1986, appassionato di cinema e letteratura. Freelance blogger e scrittore. Autore preferito: Louis-Ferdinand Cèline. "Sono un po' più allegro di lui però" dice lui.