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Un giorno ci ricorderemo del sorriso di quei “vecchi” morti di coronavirus

Per il coronavirus muoiono solo i vecchi“. Quante volte lo abbiamo sentito dire, quante volte ce lo siamo detti, in cuor nostro, a mò di rassicurazione. Ogni mattina ci svegliamo, leggiamo il bollettino e, sotto sotto, ci auguriamo che nella conta dei morti posssano comparire ancora loro, “i vecchi”, quelli già malati, quelli più vulnerabili. Una malsana ricerca necrologica che ci fa sentire tranquilli: “questo virus non mi tocca, tocca solo i vecchi” (gli anziani, parlando politically correct!). I medici, gli scienziati, gli esperti, sono spesso in disaccordo, i dati parlano di molti morti con patologie pregresse e in età avanzata, qualcuno ci rassicura, qualcuno ci allarma. È la storia recente della nostra Italia, ognuno dice la sua, non c’è filtro e, anche nelle tragedie, c’è spettacolo. E allora ecco che Barbara D’Urso ci insegna in diretta tv come lavarci le mani, ecco che Salvini chiede le dimissioni del Governo per alzare “lo share” del suo partito. I dottori e gli infermieri, nel frattempo, si fanno in quattro per evitare di congestionare i reparti di terapia intensiva. A loro dobbiamo dare tempo e fiducia, non ai talk show.

E a noi, cosa resta? A noi resta il dovere della solidarietà, l’impegno a rimanere uniti in questo momento che è delicato e che, seppur fosse vero che coinvolge solo una frangia di cittadini, ci vede ugualmente tutti coinvolti alla stessa maniera. Non esistono italiani di serie B, non esistono italiani sacrificabili. Loro, i vecchi, gli anziani, quelli che muoiono per il coronavirus o con il coronavirus, hanno passato di peggio, non meritano di essere ricordati dalla Storia come dei numeri, freddi e insignificanti. Non meritano di morire in camere d’ospedale senza che i loro parenti possano fargli visita e, magari, salutarli per l’ultima volta. Sono proprio loro che tutti noi dobbiamo proteggere. Ognuno di loro era nonno, zio, padre, uomo, donna, ognuno di loro ha amato ed è stato amato, ha sofferto e gioito. Sono loro che hanno costruito decine di anni fa il nostro futuro, che ora, in maniera fin troppo superficiale, ci stiamo facendo sfuggire di mano. Ditelo ai figli, ai nipoti, ditelo a loro: “vabe ma tanto era vecchio, era malato“, come se ci fosse una data di scadenza, come se gli ultra settantenni oggi possano essere merce da magazzino. Provate a dirglielo, a loro sarebbe bastato passare anche un minuto in più con i loro cari, un minuto in più con quel loro sorriso stanco, imbarazzato, ingenuo, amorevole.

Io non ho avuto la fortuna di conoscere i miei nonni, avrei voluto con loro andare allo stadio, leggere il giornale in piazza o mangiare un gelato. Ora li rivivo nelle foto, in bianco e nero, alle quali do colore. La foto di copertina di questo articolo, non a caso, è quella di Adriano Trevisan, 78enne vittima “numero 1”; un numero, appunto, come tanti hanno voluto identificarlo. Guardatela bene la foto, questo è il suo sorriso, questo resterà di lui, non un numero. Di lui, di tanti altri, dovremmo e dovremo aver rispetto. L’Italia non è un paese per vecchi e non è neanche un paese per i giovani, è una massa indistinta, caotica, tanto amorevole e spettacolare quanto grigia e insensata. Un giorno tutto questo, mi auguro, passerà. Un giorno ci ricorderemo, magari ridendo ancora, dei meme e delle note audio di WhatsApp. Un giorno forse avremo meno paura, ma più responsabilità. Un giorno ci ricorderemo del sorriso di quei “vecchi” e lo faremo nostro.

Nello Cassese

Classe 1994, laureato in Scienze della Comunicazione, frequenta il corso di laurea magistrale Corporate Communication and Media all’Università degli Studi di Salerno. Appassionato di calcio e sport in generale, segue con interesse e impegno temi di attualità vari, in particolar modo quelli inerenti il sociale e il terzo settore. Giornalista pubblicista iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania dal novembre 2016. Dal gennaio 2018 è direttore di 081news. Ha collaborato con il quotidiano online IlPopolareNews e con l'emittente televisiva nolana Videonola. Collabora come inviato sportivo per Il Giornale di Sicilia e come speaker radiofonico per Radio Antenna Campania.