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“Richard Jewell”: un’emozionante accusa contro gli errori dei media

Richard Jewell è un film di genere biopic del 2019 diretto da Clint Eastwood. La pellicola racconta in forma romanzata la reale vicenda di una guardia di sicurezza che, dopo aver impedito una strage in seguito all’attentato terroristico di Atlanta del 1996, rimase vittima di un’ingiusta accusa dopo una campagna diffamatoria da parte dei giornalisti. Il film ha per interpreti principali Paul Walter Hauser (Richard Jewell), Sam Rockwell (Watson Bryant), Kathy Bates (Barbara “Bobi” Jewell), Jon Hammon (Tom Shaw), Olivia Wilde (Kathy Scruggs) ed Eric Mendenhall (Eric Rudolph). Fra i riconoscimenti vanta due nomination, rispettivamente agli Oscar e ai Golden Globe del 2020, “miglior attrice non protagonista” a Kathy Bates.

TRAMA Atlanta, 1996. Richard Jewell è un ex-poliziotto grasso, un po’ ingenuo e con un grande rispetto per la legge, e vive con la madre Bobi. L’incrollabile serietà con cui svolge il proprio impiego gli ha procurato dei problemi costringendolo a cambiare spesso datore di lavoro. Assunto come addetto alla sicurezza durante un concerto in occasione delle Olimpiadi scopre e, non senza un iniziale incredulità dei colleghi, riesce ad impedire che un ordigno piazzato da un ignoto terrorista faccia una strage. Dapprima indicato come eroe dai cittadini, viene in seguito descritto in un articolo di Kathy Scruggs, cinica e ambiziosa reporter a caccia di scandali, come potenziale esecutore dell’attentato. L’unico a credere nell’innocenza dell’ingenuo Jewell è l’avvocato Watson Bryant, suo ex-datore di lavoro, che inizierà una battaglia senza remore contro media ed FBI per aiutare il suo cliente.

ANALISI DEL FILM L’azione scorre veloce e punta a mostrare il lato umano di un cittadino colpevole solo di essere ligio al dovere con maggiore dedizione rispetto ai suoi colleghi. Da un lato ci sono gli errori commessi da un uso sconsiderato della stampa e della tv che, invece della verità, cercano ciò che intrattiene per alzare le vendite. In parallelo si evidenzia un’ossessiva caccia alle streghe da parte di autorità che non accettano di essere scalzate da semplici impiegati capaci di essere eroi di gran lunga più autentici dei distintivi dei superiori. Gli irresistibili battibecchi fra avvocato e cliente sono quel tocco di leggerezza che stempera il dramma, prima di un discorso di difesa che rende il finale un commovente atto di riscatto che ridà speranza a chi lotta ogni giorno contro la miopia di un Sistema che scricchiola.

IL CASO Richard Allensworth Jewell (1962-2007) è stato un poliziotto americano noto soprattutto per il suo coinvolgimento nell’attentato occorso alle Olimpiadi estive al Centennial Olympic Park di Atlanta, in Georgia (27 luglio 1996). Mentre lavorava come addetto alla sicurezza per la compagnia AT&T scoprì uno zaino contenente tre bombe sul terreno del parco. Avvisata la polizia, aiutò ad evacuare l’area prima che l’ordigno esplodesse, salvando la vita a molte persone. Inizialmente indicato come eroe dai media, Jewell è stato in seguito additato come sospetto autore dell’attentato. Nonostante non sia mai stato accusato ufficialmente, ha subìto un processo da parte del FBI e degli stessi media che lo avevano lodato e la sua vita personale e professionale fu cambiata improvvisamente. Tutte le accuse contro di lui caddero nell’ottobre del 1996 e, dopo altri tre attentati compiuti nel 1997, Eric Rudolph fu identificato come il vero colpevole. Nel 2006 il governatore della Georgia, Sonny Perdue, ha ringraziato pubblicamente Jewell a nome dello Stato della Georgia per aver salvato la vita a tutte quelle persone che stavano assistendo alle Olimpiadi. Jewell è deceduto nel 2007 per arresto cardiaco in seguito a complicanze dovute al diabete.

UN’ACCUSA CONTRO I MEDIA Il caso Jewell è considerato un esempio del danno che i media possono arrecare in base a dei pregiudizi. Clint Eastwood, inossidabile pilastro del celluloide, è capace di intrattenere, emozionare e commuovere davanti e dietro la macchina da presa. Gran Torino (QUI la recensione) e Il Corriere (QUI la recensione) sono solo due esempi recenti di storie che colpiscono il cuore dello spettatore. Proprio come il suo indimenticabile Ispettore Callaghan con la 44 Magnum, così manovrando la cinepresa attraverso interpretazioni impeccabili, il grande Clint offre uno spaccato di quell’America umile che ha fede nella Legge e che suo malgrado si ritrova vittima di un sistema che si lascia fuorviare dai pregiudizi di una macchina dell’informazione corrotta dall’ambizione che non cerca la verità ma si lascia guidare dalla paura eccessiva che annebbia la mente.

L’abuso di potere contro un semplice ma onesto cittadino viene trattato senza sconti, così come l’ingenua umanità del protagonista che alla fine, dopo aver subìto troppo, forte del sostegno del suo avvocato e con un memorabile discorso finale, stende letteralmente chi lo ha già condannato senza prove.

FILM DA VEDERE.

Vittorio Paolino Pasciari

Classe '86, nolano DOC. Laureato in Lettere Classiche, appassionato di cinema, letteratura e teatro.