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Regi Lagni e inquinamento del suolo: il dissesto idrogeologico è un pericolo per l’Agro Nolano

Il cattivo tempo con piogge e temporali di questi giorni rischia di accelerare in modo indisturbato il progredire del dissesto idrogeologico nei territori campani e dell’Agro Nolano.

Sul versante giuridico, non di secondaria importanza è una vertenza giudiziaria che pende sulle vicende in questione nell’Agro Nolano durata ben ventidue anni e conclusasi nel gennaio dello scorso anno (2019). I due comuni di Nola e Ottaviano, si ricorda, infatti sono stati condannatidalla corte di Cassazione a rifare il sistema fognario comunale a causa del cattivo stato o totale mancanza di adeguate opere idrauliche per il contenimento delle acque piovane. Il carente sistema fognario sarebbe quindi reo di provocare allagamenti al territorio comunale situato a valle, ovvero quello del comune di San Gennaro Vesuviano.

Il rischio idrogeologico in Campania, tuttavia, in generale è stato fortemente condizionato dall’azione dell’uomo e dalle continue modifiche del territorio che hanno, da un lato, incrementato la possibilità di accadimento dei fenomeni e, dall’altro, aumentato la presenza di beni e di persone nelle zone dove tali eventi erano possibili e si sono poi manifestati, a volte con effetti catastrofici. L’abbandono dei terreni montani, il continuo diboscamento, gli incendi boschivi, le numerose piste montane, l’uso di tecniche agricole invasive e poco rispettose dell’ambiente, l’estrazione incontrollata di fluidi dal sottosuolo, l’apertura di cave di prestito, la trasformazione degli alvei in strade, l’abusivismo edilizio, l’eccessiva espansione urbanistica con impermeabilizzazione dei suoli, l’occupazione di zone di pertinenza fluviale, il prelievo abusivo di inerti dagli alvei fluviali, le discariche abusive di rifiuti a volte anche speciali in alveo, la mancata manutenzione dei versanti e dei corsi d’acqua: tutte queste sono le principali concause che hanno sicuramente aggravato il dissesto del già fragile territorio campano.

In conseguenza dell’alto impatto causato dai tragici eventi come quelli di Sarno (maggio 1998), sono state quindi emanate norme (D.L. 11.06.98 n.180, convertito in Legge 03.08.98 n.267; D.L. 12.10.2000 n.279, convertito in Legge 11.12.2000 n.365) che hanno indotto una diversa politica di gestione del rischio idrogeologico, passando da una impostazione di base incentrata sulla riparazione dei danni ad una cultura di previsione e prevenzione, diffusa a vari livelli, imperniata sull’individuazione delle condizioni di rischio e volta all’adozione di interventi finalizzati ad un minimo impatto degli eventi alluvionali.

A seguito di tali norme, si è dato avvio a un’analisi conoscitiva delle condizioni di rischio, individuando e perimetrando le aree con diverso livello di attenzione per il Rischio idrogeologico: R4 (molto elevato), R3 (elevato), R2 (medio), R1 (moderato). In tal modo, le competenti Autorità di Bacino hanno elaborato i “Piani Stralcio per l’assetto idraulico ed idrogeologico” (PAI).

Tutto ciò rimane però solo sulla carta se non viene ammodernato il sistema fognario presente come, ad esempio, sancito dalla sentenza di Corte di Cassazione del gennaio 2019, a conferma di quella della Corte di Appello Napoli del 2015, che già condannava il comune di Nola e di Ottaviano all’obbligo del “rifacimento delle fogne” nella regione dei Regi Lagni borbonici a favore del comune di San Gennaro Vesuviano. Ma, oltre ai danni inflitti ad altri Comuni sul territorio nolano, è presente da sempre una criticità cittadina interna in vari punti dei canali dei Regi Lagni ostruiti da ogni sorta di rifiuti, terreno, fanghiglia e vegetazione infestante. Criticità che si acuisce nel corrente periodo autunnale, il più piovoso dell’anno.

Il comune di Nola risulta ad oggi beneficiario di un finanziamento regionale per la progettazione esecutiva per i lavori di mitigazione del rischio idrogeologico sull’intero territorio comunale a valere sul Fondo rotativo della Regione Campania. Con un protocollo d’intesa, sancito assieme al Comune di San Paolo Belsito, il Comune di Nola, quale capofila, dovrebbe (il condizionale è sempre d’obbligo in questi casi e in questo momento) costruire nei prossimi mesi/anni una vasca di laminazione delle piene nel comune di San Paolo Belsito in un’ottica ovviamente di tamponamento degli allagamenti presenti lungo l’asse Nola-San Paolo Belsito.

Oltre che dalla cattiva manutenzione dei sistemi fognari, il dissesto idrogeologico è provocato anche dall’inquinamento del suolo e del sottosuolo, un fenomeno di alterazione della composizione chimica naturale del suolo causato dall’attività umana che non è affatto assente sul suolo campano, date le vicissitudini avute nei decenni a causa dei rifiuti e del loro smaltimento e sversamento illegali. Fra le sue cause principali si contano:

  1. rifiuti non biodegradabili
  2. acque di scarico
  3. prodotti fitosanitari
  4. fertilizzanti
  5. idrocarburi
  6. diossine
  7. metalli pesanti
  8. solventi organici

Questo tipo di inquinamento porta all’alterazione dell’equilibrio chimico-fisico e biologico del suolo, lo predispone all’erosione e agli smottamenti e può comportare l’ingresso di sostanze dannose nella catena alimentare fino all’uomo. Le sostanze che raggiungono le falde acquifere sotterranee, inoltre, possono danneggiare il loro delicato equilibrio. Le interferenze con queste ultime possono manifestarsi e, di conseguenza causare, alterazioni pericolose nelle acque potabili, e quindi in quelle utilizzabili dall’uomo.

[foto d’archivio non attuale]

Annibale Napolitano

Classe '90, dedito ai temi legati all'ambiente e alla società nel suo insieme. Ha fatto studi classici, è appassionato di narrativa e di cinema.