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La Reggia Orsini: il palazzo che ospita il Tribunale di Nola

A Nola, in provincia di Napoli, non è raro ritrovarsi davanti a edifici dall’alto valore artistico e storico adibiti ad usi civili o amministrativi. Stiamo parlando in effetti di una città più antica di Roma e quindi con una storia di eccezionale interesse. Uno degli edifici più importanti è sicuramente la Reggia Orsini, sede ormai da 26 anni del Tribunale che raccoglie le attività giudiziarie di decine di Comuni del territorio. Si tratta di uno dei più significativi monumenti del Medioevo, è un palazzo-fortezza situato vicino ad una delle porte della vecchia cinta muraria e affaccia sulla piazza intitolata al filosofo nolano Giordano Bruno. Durante i festeggiamenti per la Festa dei Gigli si tiene un suggestivo spettacolo itinerante in costume chiamato, per l’appunto, “Corteo Storico degli Orsini”.

Un po’ di storia

Il palazzo fu fatto edificare circa nel 1460 dal conte Orso Orsini. Inizialmente era povero e semplice ma lo stesso conte anni dopo lo fece ampliare, estendendo la parte occidentale ed orientale per circa 50 metri riuscendo anche a trovare materiale di pregio da templi ed anfiteatri di Nola antica. Il palazzo Orsini, nonostante sia riuscito a sopravvivere pressochè intatto ai bombardamenti, fu purtroppo vittima di scempio da parte dei nazisti nel 1943 che erano in ritirata dopo l’Armistizio e lo sbarco degli Alleati.

Orso Orsini era figlio illegittimo di Gentile Orsini, conte di Soana. Grazie al suo brillane servizio alla corte di Alfonso d’Aragona con 200 uomini, riuscì a ricoprire la carica di Gran Cancelliere del Regno dal 1441 al 1447. Nel 1460, tuttavia, partecipò alla battaglia di Sarno sotto le insegne degli Angioini contro gli Aragonesi e nel 1462 ottenne la Contea di Nola e di Atripalda, la Signoria di Baiano, Lauro (dove c’è un altro bellissimo castello), Palma, Avella, Ottaiano, Monteforte e Forino. Alcune scritte conservate sulle mura del palazzo decantano ancora le sue gesta. In particolare, un’omaggio sulla facciata principale recita:

Orso, Alo, i cui avi, provenivano dall’Umbria, fu insigne, giovanetto, nel maneggio delle armi. Divenuto uomo, ricostruì il Campidoglio, completamente distrutto, tenne in onor le leggi; liberò la Repubblica dai Falisci, riportò dall’esilio i Quiristi; ricostruì i ponti, placò la plebe, riconciliò l’Impero diviso, visse 48 anni ed otto giorni. Cosa sacra, Vituria carissima, moglie di Orso Alo, nipote di Cesare Augusto, scrisse versi sulla castità; visse 40 anni, 10 mesi e tre giorni. I loro superstiti, otto figli e sei figlie, per sé e per i loro discendenti, 29 aprile D.M.