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L’Italia si avvia verso la procedura d’infrazione della Commissione Europea: cosa significa?

Sono state due settimane turbolente quelle appena trascorse tra il voto per il rinnovo del Parlamento Europeo, le forti tensioni che si sono susseguite all’interno del Governo e per il botta e risposta avuto con l’Unione Europea su una possibile, e fino ad ora mai applicata, procedura d’infrazione per disavanzo eccessivo per la violazione della regola sul contenimento del debito pubblico che, in breve, prevede che questo vada ridotto di un ventesimo l’anno e comunque proceda con sufficiente velocità verso l’obiettivo del 60% del Pil.

A tal proposito, lo scorso 29 maggio da Bruxelles è arrivata una lettera di richiesta di chiarimenti nella quale venivano concesse 48 ore per giustificare lo scostamento rispetto agli impegni che erano stati presi in precedenza dal nostro Paese e alla quale il Ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha risposto nella giornata di venerdì. Mercoledì 5 Giugno è arrivato il tanto atteso parere da parte della Commissione UE ed il quadro che si viene a delineare non è dei migliori.

Bruxelles, infatti, ha annunciato che una procedura per debito eccessivo ai danni dell’Italia “è giustificata per almeno tre ragioni:

  • il non rispetto del risanamento minimo dei conti pubblici previsto dalle regole europee;

  • un peggioramento del debito pubblico solo in parte spiegabile dal rallentamento economico del 2018;

  • un progresso limitato nell’adottare le raccomandazioni-paese dell’anno scorso, cosi come un allentamento delle riforme favorevoli alla crescita adottate in precedenza.

Tesi supportate dai dati. Nel 2018, infatti, il debito è stato pari al 132,2%, rispetto al 131,4% del 2017, nel 2019 si attesterà al 133,7% e nel 2020 raggiungerà il 135,2%, con una mancata riduzione del deficit strutturale come concordato e dubbi su privatizzazioni e riforma pensionistica.

L’iter di una eventuale procedura d’infrazione, che potrebbe portare ad un’ipotetica prima manovra correttiva che si aggirerebbe sui 4/5 miliardi di euro, prevede la pronuncia del Comitato economico e finanziario (organismo tecnico che raggruppa i direttori generali dei rispettivi ministeri delle Finanze), poi dell’Eurogruppo, convocato per il 13 giugno ed infine dell’Ecofin il 9 luglio, dove verrà presa la decisione finale che può articolarsi in un avvio formale della procedura, in un rinvio o nella sospensione, in presenza di eventuali impegni aggiuntivi prospettati dal governo.

Tutto questo si può estendere su un arco temporale di più anni in base agli impegni che il nostro Paese potrà decidere di adottare sotto costante monitoraggio dell’Unione Europea. Ora il governo italiano deve decidere se trattare per cercare di evitare la procedura d’infrazione, oppure se rischiare un voto al Consiglio che, con ogni probabilità, approverà la misura.

Vincenzo Persico

Classe 1991, laureato in Economia Aziendale all’Università Federico II di Napoli ed Esperto Contabile. Interessi particolari : sport, politica ed economia, con una propensione particolare per quest’ultima.