Input your search keywords and press Enter.

Pizza Gallery Nola: “Restrizioni forti, Stato assente, ma ci adeguiamo e ripartiamo”

Pochi giorni e il commercio della ristorazione potrà ripartire in Campania, seppur in modalità a domicilio (il famoso food delivery). Tante le misure di sicurezza da adottare, non tutti hanno ancora deciso di aprire, il grido comune però è uno solo: lo Stato ha tardato a rispondere, non ci lasci ancora soli. Una delle attività che ha deciso di riaprire a Nola è “Pizza Gallery” che tra mille difficoltà si sta organizzando per la riapertura.

Noi da giorni ci stiamo preparando alla riapertura con santificazione dei locali, acquisto di tutti i presidi sanitari, pannelli di plexiglas, colonnine disinfettanti, oltre a ragionare su tutti gli studi vari per tutelare i nostri clienti – ci raccontano i titolariAbbiamo infatti deciso di chiudere i cartoni delle pizze con un sigillo di garanzia in modo che il cliente sappia che la pizza una volta uscita dal forno e messa nel cartone non è stata più aperta. Oggi le persone hanno paura e noi cerchiamo di tranquillizzarle in ogni modo. Riteniamo però che nel nostro settore abbiano inserito regole molto restrittive, ai limiti della sopravvivenza; impongono ai pizzaioli di mettere guanti, mascherine e camici monouso vicino ad un forno dove la temperatura arriva a 400 gradi. Passino i guanti e le mascherine ma forse i camici sono un po’ troppo. In ogni caso faremo ciò che ci è stato chiesto”.

Ma è stato giusta la decisione di riaprire con così tanto ritardo e a pochi giorni dalla scadenza della dell’ultimo decreto del primo ministro? “Forse si doveva far aprire ma con orari diversi in modo da poter gestire meglio il tutto, non ha senso farci aprire alle 16 e chiudere alle 23, meglio farci aprire alle 18 fino alle 23:30 ci diconoOvviamente ci auguriamo che sia una cosa di qualche giorno e che ci permettano, almeno tra alcuni giorni, di poter far ripartire il servizio da asporto. Noi, per anticiparci, abbiamo già studiato distanze e file per tutelare i clienti“.

Ma probabilmente questa non è stata l’unica scelta discutibile dei vertici governativi, sia regionali che nazionali: “Il lokcdown ha creato tanti problemi economici, non solo per noi gestori ma per tutti i nostri 11 dipendenti, la maggior parte padri di famiglia, che da un giorno all’altro si sono trovati senza reddito e senza poter contare fino ad oggi della cassa integrazione, visto che non è arrivato ancora nulla. Non c’è stata alcuna tutela da parte del Governo e della Regione sotto questo punto di vista“.

Ora si riparte, ma il futuro è ancora pieno di incognite: “Per il futuro ci auguriamo, in primis, che si riesca a trovare una soluzione scientifica per debellare il virus e che lo Stato ci dia meno pressione, mantenendo in tempi brevi gli aiuti promessi nei vari decreti. Ad oggi ci sono state sole parole. Dal punto di vista professionale pensiamo che il lavoro sarà diverso, le persone hanno paura e non c’è ancora lo spirito per andare ad ristorante; nei primi tempi ci sarà un incremento per l’asporto e poche persone decideranno di accomodarsi. Noi distanzieremo e toglieremo più della metà dei coperti, con tutte le problematiche del caso. Potete capire tutti che meno persone e stesse spese gestionali ci portano inevitabilmente a meno personale. Non sarà facile ma vogliamo riuscirci“.

In chiusura, un piccolo commento su chi, dopo le valutazioni, ha deciso di non aprire ancora: “Non sappiamo dare un motivo per il quale molti hanno deciso di non aprire in modalità delivery. Dal canto nostro, dopo 50 giorni di chiusura, pensiamo che bisogni iniziare ad aprire e avere fiducia nel ricostruire e reinventare il nostro lavoro, perché se non partiamo nessuno ci regala nulla. Dobbiamo essere ottimisti e i nostri clienti devono sapere che noi ci siamo. Sarà un gioco di squadra, noi iniziamo a giocare sperando che i nostri clienti e le persone facciano lo stesso, perché solo insieme potremo farcela“.