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Omicidio Rega: il comando di Roma ha spiegato come sono andati i fatti

Cominciano ad intersecarsi tutti i tasselli dell’omicidio di Mario Cerciello Rega, il carabiniere ucciso in servizio la notte tra il 25 e il 26 luglio scorso. A comunicare la dinamica, in base alle notizie raccolte ed ai rilievi fatti finora, è stata la stessa Arma dei Carabinieri con una conferenza stampa.

LA DINAMICA

Gli interventi che riguardano i due statunitensi ed il pusher in quelle poche ore sarebbero stati due. Nella prima occasione una pattuglia dei carabinieri avrebbe visto verso le 19 del 25 luglio movimenti strani in piazza Mastai, i carabinieri si sarebbero avvicinati ma una delle persone coinvolte si sarebbe data alla fuga. In quel frangente Sergio Brugiatelli, il 47enne che aveva fatto da tramite nella transazione per l’acquisto di droga, avrebbe denunciato il furto dello zaino (i due volevano “vendicarsi” del fatto di aver trovato polvere bianca al posto della cocaina) ai carabinieri, i quali avevano consigliato di sporgere denuncia alla caserma più vicina.

Il 47enne nella stessa giornata chiama i militari e denuncia il furto dello zainetto e il tentativo di estorsione; a quel punto i carabinieri organizzano il finto incontro, lasciano Brugiatelli in sicurezza e si avvicinano ai due statunitensi identificandosi. I due, pensando che fossero dei pusher, li aggrediscono senza dargli opportunità di difendersi. Pochi secondi che porteranno al ferimento (poi rivelatosi mortale) di Cerciello con circa 11 coltellate. In quei frangenti uno dei aggredisce Varriale, rendendolo impossibilitato ad impugnare la pistola o a reagire, l’altro si avventa in una frazione di secondo su Cerciello, ferendolo più volte. I due giovani si liberano dalla morsa dei carabinieri e fuggono nell’albergo dove soggiornavano per le vacanze, ma vengono scoperti dopo poche ore.

Il comandante provinciale dei Carabinieri di Roma, Francesco Gargaro, in conferenza ha confermato la presenza di altre pattuglie ma ha sottolineato la velocità e l’irruenza dell’azione dei due giovani, il che ha reso impossibile in termini di tempo una efficace reazione. Lo stesso Cerciello, secondo il comandante Gargaro, aveva dimenticato in caserma la pistola; i due carabinieri erano andati all’appuntamento per svolgere un’operazione di routine non eccessivamente rischiosa, mai però avrebbero potuto immaginare che uno dei due avesse con sè un coltello di quasi 18 centimetri. Chiarimenti sono arrivati anche riguardo la fuoriuscita di notizie in riferimento alla nazionalità dei due arrestati: i carabinieri stavano cercando due magrebini perchè Brugiatelli, il primo testimone, aveva descritto gli assalitori come due nordafricani, probabilmente per evitare di far sapere che conosceva i suoi assalitori e quindi di essere invischiato nelle indagini.

LE POLEMICHE E LE REAZIONI

Francesco Gargaro si è detto amareggiato per le ombre e i dubbi che sono stati sorvolati sull’operazione e sulle indagini. Ciò che sicuramente ha fatto più discutere è stata la pubblicazione della foto di uno dei due arrestati in manette e bendato in caserma, una foto che potrebbe essere usata a proprio favore dalla difesa. Non a caso, infatti, il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Giovanni Nistri, ha condannato la gestione dei toni e invitato tutti a non “sferrare la dodicesima coltellata a Mario“. Su questa situazione si sono divisi cittadini e istituzioni: c’è chi, come il premier Giuseppe Conte e il Pietro Grasso, ha criticato il trattamento, ricordando che l’Italia è uno Stato di Diritto e non si mette allo stesso livello dei criminali, ma c’è anche chi (come Salvini e Meloni) ha difeso la scelta dei carabinieri affermando che era commisurata al delitto dello statunitense. In ogni caso, l’Arma ha aperto una indagine interna e pare abbia già individuato e punito il carabiniere responsabile. In attesa di giudizio anche la professoressa che su Facebook ha commentato la vicenda scrivendo “uno di meno: la docente è anche giornalista iscritta all’Ordine e andrà incontro alla Commissione Disciplinare.