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“Nosferatu”: quando il vampiro uscì dalle pagine e approdò sul grande schermo

Gli homines nocturni, “vampiri” se preferite, sono personaggi cardine nella Letteratura gotica e horror, ma forse pochi sanno che non è stato Dracula a sancire il passaggio dalle pagine al celluloide. Nosferatu il vampiro (Nosferatu, Eine Symphonie des Grauens) è un film tedesco muto di genere horror del 1922 diretto da Friedrich Wilhelm Murnau liberamente ispirato al romanzo gotico Dracula di Bram Stoker. La pellicola ha per interpreti principali Max Shreck (conte Orlok / Nosferatu), Gustav von Wangenheim (Hutter), Greta Schroeder (Ellen), Georg H. Schnell (Harding) e Ruth Landshoff (Ruth). Considerato il Capolavoro del regista tedesco ed uno dei capisaldi del cinema horror ed espressionista è da ricordare soprattutto come il primo adattamento in celluloide del personaggio del vampiro.

TRAMA 1838. Dopo aver incontrato l’agente immobiliare Thomas Hutter, il vampiro Conte Orlok si fa trasportare, chiuso nel suo sarcofago a bordo di una nave, dal suo castello nei Carpazi fin nel porto di Brema. Con l’arrivo del conte giunge in città anche la peste che inizia a mietere vittime. Soltanto il sacrificio della giovane fidanzata di Hutter sconfiggerà il Conte che pur di possederla si lascerà sorprendere dalla luce dell’alba.

ANALISI DEL FILM Dall’iniziale gioia rappresentata da una giovane coppia di sposini in cerca di fortuna, lo spettatore viene poi condotto attraverso una lenta climax ascendente nell’atmosfera di un Classico del gotico, qui riprodotto in una versione personalizzata che mostra delle differenze non cruciali con il modello originale. Il regista cerca di stupire girando gran parte delle scene in esterno (davvero sulle montagne dei Carpazi) ed utilizzando varie tecniche. Un montaggio veloce e angoscioso, i primi piani con avanzamento del vampiro verso lo schermo, contrasti di luci e ombre e le marcate psicologie dei personaggi risultano efficaci a far sentire intorno allo spettatore l’atmosfera del libro evocato.

Bram Stoker

DALLE PAGINE… Il film è ispirato al Classico della letteratura Dracula scritto dall’irlandese Abraham “Bram” Stoker (1847 – 1912), pubblicato nel 1897 e a sua volta ispirato alla controversa figura storica di Vlad III Principe di Valacchia (1431-1477). Il testo rappresenta uno degli ultimi esempi di romanzi gotici, genere sviluppatosi nel Settecento e caratterizzato da una singolare unione di elementi romantici e dell’orrore.

Edizione originale (1897)

Il racconto breve dello scrittore inglese John William Polidori (Il vampiro, 1819) è ritenuto l’esordio ufficiale nella Letteratura moderna del personaggio, in una veste aristocratica e lontana dall’immagine tramandata dal folklore (es. le Lamie del mito greco o i Lemuri di tradizione romana). Con la sua versione, che tutt’oggi è considerata la più celebre del vampiro, Stoker realizza un romanzo dalle atmosfere cupe in cui l’orrore e la minaccia assillano i protagonisti, in un crescendo di emozioni che conduce alla scoperta dell’orrore rappresentato dal tetro personaggio che dà il titolo al libro.

Prima edizione italiana (1922)

…AL CELLULOIDE  Il successo riscontrato dal libro ha generato innumerevoli trasposizioni e riferimenti fra teatro, cinema e letteratura.

Friedrich Wilhelm Murnau fu il primo a portare sul grande schermo il mito del vampiro. Gli esterni furono girati in ambienti naturali, negli Alti Tatra (catena montuosa al confine fra Slovacchia e Polonia), nelle città del Baltico e presso il castello di Oravsky Podzamok. Il film ebbe enorme successo in Germania e presso i surrealisti francesi, mentre venne giudicato ridicolo in Inghilterra e Stati Uniti. Fra le successive versioni in celluloide ispirate a Stoker è d’obbligo ricordarne altre 3 soprattutto per gli impareggiabili interpreti del conte: l’ungherese Bela Lugosi (Dracula, 1941), il più fedele al libro; l’inglese Christopher Lee (Dracula il vampiro, 1958), capostipite di una serie di produzione britannica per la Hammer Film Production; l’inglese Gary Oldman (Dracula di Bram Stoker, 1992) che diretto da F. F. Coppola offre un’emozionante versione barocca e romantica del testo.

F.W. Murnau

CONTROVERSIE, LEGGENDE E OMAGGI Il cambio di nomi e di contesto rispetto alla storia di riferimento è dovuto soprattutto al fatto che Murnau non aveva ottenuto i diritti di riduzione del romanzo per produrre il film. Così Nosferatu si trovò presto al centro di una causa intentata dalla vedova di Stoker contro la Prana-Film G.m.b.H., casa produttrice del film. La causa fu persa da quest’ultima ed il tribunale decretò la distruzione di tutte le copie del film. Per fortuna e gioia dei cinefili l’ordinanza non venne eseguita scrupolosamente ed una copia messa in salvo dallo stesso Murnau ha permesso al film di giungere ai giorni nostri, seppur rieditato in diverse versioni tutte più o meno martoriate e profondamente diverse da quella originale. Per il supporto DVD tre sono le case editrici che hanno permesso al film di essere fruibile in versioni aggiornate e restaurate: Image Entertainment (1998 e 2001). Eureka Entertainment (2001 e 2007) e Kino International (2002 e 2007).

Intorno alla figura del Conte Orlok interpretato da Max Schreck aleggiano molte e strane leggende. Una di queste vorrebbe che sotto il mostruoso trucco del Conte non si celerebbe Schreck, ma lo stesso Murnau. Altri sostengono che il regista si fosse recato sui Carpazi in cerca di un vero vampiro. Le varie leggende sono state alimentate nel tempo anche dalla curiosa coincidenza legata al nome del protagonista del film: infatti il nome Max Schreck in lingua tedesca significa “Massimo Spavento”

Max Schreck

In realtà l’ipotesi dello Schreck attore appare confermata dagli annali teatrali, dove tra i protagonisti minori vi sono citazioni riguardanti quest’ultimo quale apprezzato attore di cinema (dopo il vampiro attivo in almeno altri 12 film) e di teatro che nelle foto d’epoca appare sinistramente somigliante al conte Orlok. Fra i riferimenti da menzionare è il genio versatile di Stanley Kubrick che nel suo capolavoro distopico (Arancia meccanica, 1971) riprende la “cavalcata selvaggia” in negativo del carro funebre di Nosferatu per le scorribande notturne di Alex e dei suoi drughi in una celebre sequenza. Del 1979 è il remake sonoro (Nosferatu, il principe della notte) diretto da Werner Herzog, vincitore dell’Orso d’argento per la scenografia al Festival di Berlino, che segna la consacrazione dell’attore polacco Klaus Kinski nel ruolo del vampiro. Un evidente omaggio viene dato da un celeberrimo cultore e maestro del cinema gotico, Tim Burton, quando dà il nome “Max Schreck” ad uno degli antagonisti di Michael Keaton, un indimenticabile Bruce Wayne (Batman – Il ritorno, 1992).

EMOZIONI SENZA VOCE Alle sue origini, cioè nel muto, il cinema trasmetteva emozioni in trame scandite da immagini offrendo una suggestione amplificata dalla musica (un pianino in genere). Alle sequenze si alternavano intermezzi di testo per far “parlare senza suono” attori e voce narrante. Nel film qui recensito si segnala qualche effetto artigianale da teatro (inclusi primissimi esempi di animazione “a passo uno”) che per nulla danneggia l’impressionante realismo con cui viene riprodotto l’elemento sovrannaturale. Il cinema muto è per palati fini e menti acute che sono sempre più rari oggi. In particolare noi cinefili odierni dobbiamo fare qualche sforzo in più per apprezzare il valore di un passato che va recuperato.

CLASSICO DA RISCOPRIRE.

Vittorio Paolino Pasciari

Classe '86, nolano DOC. Laureato in Lettere Classiche, appassionato di cinema, letteratura e teatro.