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Nola, dibattito tra i candidati sindaco per “convincere” i cittadini

PIAZZOLLA DI NOLA. Sei candidati per la poltrona di primo cittadino di Nola. Tre argomenti da trattare. Cinque minuti (inizialmente tre) concessi ad ognuno di loro per esprimersi. Ulteriori due minuti per l’appello finale. Quanto basta (o forse no) per convincere la platea presente, per dissuaderla facendo leva sulle proprie capacità comunicative e/o su idee concrete e necessarie, da attuare – eventualmente – una volta ottenuta la carica di sindaco. Da sfondo la passione e la speranza di centinaia di cittadini, che il prossimo 25 maggio – attraverso il proprio voto – verrà riposta nelle mani del candidato prescelto.

Si è tenuto lunedì 19 maggio, con inizio alle ore 19.30, il dibattito tra i candidati sindaci di Nola promosso dalle comunità parrocchiali della città bruniana. Location dell’evento la Chiesa SS. Immacolata di Piazzola, frazione di Nola – al pari di Polvica – e dunque ago della bilancia dell’operato e dell’impegno politico di ogni amministrazione comunale. Un segnale forte lanciato alla popolazione, una scelta precisa che ha demarcato una linea di confine tra futuro prossimo e passato recente.
Tema del primo dibattito: la famiglia. Sinonimo di ricchezza ed orgoglio, ma anche di difficoltà, di rinunce, di sacrifici. Soprattutto in un momento delicato come quello che sta attraversando l’intero paese. Coordinati dal giornalista Marco Iasevoli, i sei candidati hanno espresso il proprio parere, snocciolando le proprie ipotetiche soluzione da apporre a specifici problemi. Si affrontano i temi della disoccupazione, dell’emarginazione sociale, della diminuzione di natalità unita all’aumento della età media della popolazione. Si tirano in ballo i bambini ed il loro futuro, gli anziani e le loro esigenze, i giovani e le loro difficoltà. Politiche sociali (Biancardi ed Ambrosio), piani edilizi popolari (Vallone), introduzione del quoziente familiare (Vitale), ridistribuzione dei piccoli incarichi di manutenzione (Tripaldi), trasferimento fondi dalle case famiglia a delle vere famiglie (Cutolo) sono solo alcune delle proposte esposte dai candidati.

Il secondo argomento dà adito alle prime, inevitabili, fievoli polemiche tra i candidati. Nola e le sue ricchezze ambientali, le sue tradizioni culturali e religiose, le sue personalità e le sue infinite competenze. Come può, il paese, risorgere partendo da queste peculiarità? In primo piano la Festa dei Gigli, quindi la terra dei fuochi. A seguire la Fondazione Giordano Bruno, la collina di Castelcicala, il sistema fognario locale, il riconoscimento dell’Unesco. Temi delicati e di primaria importanza, problemi che si ripresentano, sempre attuali eppure così atavici. Di nuovo trecento secondi a disposizione di ogni candidato per esprimersi. Bisogna far risorgere il patrimonio culturale di Nola, questo è l’eco comune. In che modo? Valorizzando la cultura, attraverso i veri nolani (Vitale); partendo da due elementi fondamentali quali legalità e trasparenza (Vallone); accantonando per un attimo la stessa cultura, offrendo a Nola una normalità della quale è, attualmente, orfana (Tripaldi); rivalorizzando i siti archeologici (Cutolo); proseguendo sulla strada della valorizzazione del patrimonio culturale della città (Biancardi); partendo dalle fondamenta della nostra città (Ambrosio).

Infine la trasparenza e, più in generale, il futuro di Nola, terzo ed ultimo argomento di discussione. Che riserva polemiche ancor più aspre, toni ancor più accesi, perplessità della platea ancor più forte. Un tuffo nel passato ed uno nel futuro. E’ il momento delle promesse e degli slogan promozionali. Quel che si farà e quel che (non) è stato fatto. No alla corruzione, no ai voti clientelari, no ad ogni tipo di scorrettezza. Il dibattito giunge al termine, la durata totale supera di qualche minuto le due ore. Può bastare. Cinque giorni alle elezioni. Nola è pronta a scendere in campo, a decidere (si spera) autonomamente. Pronta ad abbracciare la nuova amministrazione, a riporre in essa ogni speranza. La prima è lampante: non pentirsi, a distanza di anni (o mesi), della scelta fatta in una cabina piccola e angusta.

di Fabio Tarantino