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Nola, l’allarme di un imprenditore della movida: “Il Governo ci lascia morire”

La crisi del coronavirus porterà dietro di sè uno tsunami che si abbatterà soprattutto su commercianti, imprenditori, piccole e medie imprese. Stiamo dando voce alle categorie più a rischio o che ad oggi sono ancora al palo. A Nola il commercio legato alla movida era uno dei più costanti ma ora, con il distanziamento sociale e il divieto di aggregazione, potrebbero arrivare tempi bui. Ne abbiamo parlato con Raffaele Muto di “Muto’s“.

Come hai passato questa quarantena? Non potendo lavorare, cosa hai fatto?

Ormai siamo chiusi da quasi 2 mesi, non abbiamo potuto rimodulare per nulla il nostro lavoro, fatto perlopiù di aggregazione. In questi giorni ho lavorato ad altri progetti e ho dato una piccola mano con il volontariato, grazie alla macchina solidale che si è creata con i tanti giovani nolani e i colleghi commercianti. Abbiamo consegnato pacchi alimentari a tante famiglie, non è una situazione per nulla semplice, ci sono davvero situazioni difficili sul territorio.

“Sarete chiusi per altri giorni, forse fino al primo giugno, come potrete reagire?”

Dal canto mio credo che resterò ancora fermo, le spese aumenterebbero. Per ora lo preferisco, il mio è locale di aggregazione, è difficile bardare tutto e usare mascherine, camici, ma soprattutto sarà difficile lavorare con un massimo di 8 persone per 3 ore. I drink difficilmente si possono consegnare nè possono venire e portarli via, perderebbero gran parte delle loro qualità. Le spese aumenteranno anche perchè ci saranno nuove disposizioni sanitarie e dovremo allinearci, dobbiamo contare anche questo nei costi. Ora la banca ha ammortizzato diverse rate ma le bollette arrivano, i pagamenti dobbiamo comunque farli e alla lunga potremo essere protestati. A volte mi confronto con i colleghi, gran parte di essi pensano che sia meglio non riaprire a breve. Possiamo sostenere questa situazione forse per altri 3-4 mesi ma poi dovremo tornare a lavorare come prima, ora non ci resta che reinventarci.

“Ritieni che il Governo vi abbia tutelato e che lo potrà fare?

In realtà la sensazione è quella di essere stati abbandonati, tanto dalla politica locale quanto da quella nazionale. Nel nostro settore non ci sono solo tanti ragazzi in difficoltà ma ci sono anche centinaia di intere famiglie senza sostentamento. Ci stanno lasciando a morire, il governo per la Fase 2 dovrà predisporre qualcosa di più chiaro e forte. Non possiamo ancora sostenere disallineamenti tra il governo nazionale e quello regionale, c’è troppa confusione e noi in futuro avremo bisogno di un grande sostegno.