Input your search keywords and press Enter.

Morto Giulio Murolo, l’infermiere killer di Secondigliano

Era il 15 Maggio 2015 quando un venerdì come altri si trasformò in un giorno da incubo; in quel giorno Giulio Murolo sparava all’impazzata dal balcone della sua abitazione di via Miano dopo aver litigato per l’ennesima volta con il fratello e la cognata che vivevano nella stessa palazzina. A morire quel giorno furono i due parenti dell’uomo e cinque passanti vittime della furia omicida di Murolo, che imbracciando un fucile a pompa colpiva qualsiasi cosa si muovesse.

Giulio Murolo è morto lo scorso Martedì al Loreto Mare dopo aver tentato il suicidio, nella notte tra venerdì e sabato, ingerendo una quantità di medicinali tale da non dargli scampo pochi giorni dopo; a nulla sono serviti i tentativi dei medici di salvargli la vita, provando con lavande gastriche ed una serie di analisi e accertamenti per tenerlo sotto costante monitoraggio. L’uomo era tenuto sott’occhio 24 ore su 24 ed a lui era stato assegnato del personale medico appositamente dedicato ed è proprio per questo che la domanda che più ci si pone in queste ore è: come mai un detenuto al quale erano dedicate tutte le attenzioni ha potuto tentare il suicidio utilizzando dei farmaci?

Dopo diverse vicissitudini che hanno visto l’uomo tentare un suicidio nell’immediatezza dei fatti commessi, prima è stato rinchiuso a Poggioreale in totale isolamento e poi trasferito ad Avellino. Le sue condizioni psichiche erano palesemente instabili e nei suoi confronti erano state adottate misure custodiali straordinarie. Venivano somministrati dei farmaci (contingentati) a Murolo, gocce e forse anche pillole, ed forse è proprio da questo che l’interrogativo prima posto può trovare risposta, l’esperienza dell’ex infermiere infatti può aver giocato un ruolo cruciale dato che probabilmente è riuscito a trattenere i farmaci fingendo di averli deglutiti, fino al rientro in cella. Lì li avrebbe custoditi e accumulati, fino ad arrivare a quel mix letale che ha spento la sua vita. A questo dovranno rispondere le due inchieste aperte (una giudiziaria e una amministrativa, interna) per fare chiarezza sui fatti.

 

di Vincenzo Persico