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Morta Rossana Rossanda, intellettuale fondatrice de Il Manifesto

L’Italia e il mondo del giornalismo in particolare piangono Rossana Rossanda, intellettuale e fondatrice del giornale Il Manifesto morta nelle scorse ore all’età di 96 anni. Non ci sarà una camera ardente, la redazione de Il Manifesto ha invitato tutti coloro che vogliono partecipare e condividere il proprio affetto a scrivere a lettere@ilmanifesto.it . Le lettere saranno pubblicate sul sito e sul giornale mentre il 20 e il 21 settembre il giornale uscirà in edicola con un’edizione speciale. L’ultimo saluto sarà giovedì 24 settembre alle 11 alla Sala della Protomoteca del Campidoglio, in Roma.

Rossanda nacque a Pola nel 1924, al tempo capoluogo dell’omonima provincia italiana poi annessa alla Croazia jugoslava nel 1947, Cresciuta a Milano, frequentò il liceo classico Alessandro Manzoni e poi alla facoltà di filosofia della Statale, dove fu allieva del filosofo italiano Antonio Banfi. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, partecipò giovanissima alla Resistenza in qualità di partigiana e, al termine del conflitto, s’iscrisse al Partito Comunista Italiano. In breve tempo, grazie anche alla sua profonda cultura, venne nominata da Palmiro Togliatti responsabile della politica culturale del PCI. Nel 1963 venne eletta alla Camera dei Deputati, sua sorella Marina fu invece eletta al Senato per due legislature.

Fortemente critica nei confronti del socialismo reale dell’Unione Sovietica e dei paesi del Blocco Orientale, assieme ai compagni Luigi Pintor, Valentino Parlato e Lucio Magri contribuì alla nascita del giornale Il Manifesto.  A causa della loro linea politica sempre più divergente da quella dettata dalla dirigenza del Comitato Centrale, Rossanda fu radiata dal Partito assieme a tutta la sua corrente. Dopo essere stata direttrice del giornale sin dalla fondazione, decise di lasciare per alcuni anni la politica attiva per dedicarsi al giornalismo ed alla letteratura, senza però abbandonare il dibattito politico e la riflessione sui movimenti operaio e femminista italiani. Il 26 novembre del 2012 lasciò definitivamente il giornale per forti screzi col gruppo redazionale.