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In Iran un campione di wrestling è stato condannato a morte e giustiziato

Ha scioccato tutto il mondo dello sport la questione di Navid Afkari, 27enne campione iraniano di wrestling. Il wrestler è stato impiccato a Shiraz, città in cui è nato. Il lottatore era accusato di aver ucciso una guardia nazionale durante le proteste del 2 agosto 2018 contro il caro-benzina e la repressione politica del governo. Basata sulla legge del “qisas” ( il cosiddetto “principio della vendetta“), la condanna a morte era stata emessa in seguito ad una confessione che poi Afkari aveva ritrattato. L’accusa aveva anche parlato di video che mostravano l’uccisione del funzionario ma secondo l’avvocato difensore non c’è traccia di questo materiale, anzi, la stessa confessione di Navid sarebbe stata estorta con la tortura. Oltre alla condanna a morte di Navid, la sua famiglia ha dovuto subire anche pene di più di 40 anni di carcere per gli altri due fratelli. Secondo la legge del taglione, Navid si sarebbe potuto salvare solo se la famiglia del funzionario lo avesse perdonato e gli avesse permesso di risarcirli economicamente. Questo non è avvenuto, i familiari della persona uccisa non hanno voluto sentir ragione, così come il governo iraniano che è stato sordo alle tantissime richieste di grazia da parte di personaggi illustri della politica mondiale e del mondo dello sport. Dopo la notizia dell’impiccagione il presidente del Comitato Olimpico Internazionale, Thomas Bach, si è detto scioccato, mentre la World Players Association aveva chiesto già prima l’espulsione dell’Iran dalle competizioni sportive internazionali nel caso avesse eseguito la condanna.