Input your search keywords and press Enter.

“Mentre gli altri si scattano le foto, l’ospedale di Nola sta morendo”

A volte abbiamo l’impressione che certi politici locali, troppo impegnati a farsi fotografare sui cantieri, non si curano dell’efficienza della nostra struttura sanitaria, che deve soddisfare un ampio bacino di utenza. L’ospedale di Nola brilla per l’inefficienza sanitaria e nessuno ha mai posto l’accento sulla necessità di garantire il trattamento dignitoso dei malati”.

Ha le idee chiare il candidato a sindaco di Nola Mariafranca Tripaldi che affronta a tutto tondo una serie di problematiche legate al nosocomio nolano. “Se da un lato ci sono alcuni reparti che funziona molto bene, dall’altro ci sono importanti deficienze che creano più di un disagio agli utenti. A cominciare dal pronto soccorso i cui lavori sono ancora in alto mare, nonostante ne era prevista la conclusione per la metà di marzo. Ad ora non è stata fissata ancora una data ed è sotto gli occhi di tutti a che punto è lo stato dei lavori. A pagare questa situazione sono soprattutto gli utenti (circa 600mila, ndr), vista la situazione caotica del pronto soccorso e il pessimo stato dei locali. In pratica degli scantinati”.

La Tripaldi è un fiume in piena e continua la sua analisi sulla situazione del Santa Maria della Pietà di Nola. “Mancano le sedie a rotelle. Una situazione che ho pagato sulla mia pelle quando ho dovuto portare mio padre in ospedale. Una situazione questa che i sindacati denunciano da anni. Per non dimenticare il sovraffollamento di alcuni reparti che costringe molti ricoverati a sostare nei corridoi e su barelle. Il servizio di accoglienza poi in pratica non esiste”.

Mariafranca Tripaldi conclude poi parlando del recente problema del reparto dialisi. “Durante il periodo di carnevale, quando per una serie di lavori è mancata l’acqua, il reparto dialisi è andato in serie difficoltà. La protezione civile infatti non è stata disposta a fornire acqua potabile temendo un mancato pagamento del servizio. I pazienti sono stati costretti a spostarsi fino ad Avellino, in molti poi non hanno potuto far altro che appoggiarsi a strutture private, pagando di tasca propria”.