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Mazzette per dare appalti al clan Polverino: arrestato l’ex sindaco di Marano

Tangenti, società intestate ad imprenditori compiacenti, corruzione di politici e funzionari pubblici. Così il clan Polverino poteva avere accesso ad ingenti appalti pubblici a Marano. I Carabinieri del ROS hanno dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali emessa, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della repubblica di Napoli e dal GIP del locale Tribunale, nei confronti di 3 persone (due sottoposte agli arresti domiciliari e una alla sospensione dai pubblici uffici per 12 mesi) indagate, a vario titolo, di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio aggravata dalle finalità mafiose.

Il provvedimento restrittivo trae origine da indagini svolte dai Carabinieri del Reparto Anticrimine di Napoli in prosecuzione di quelle che il 24 maggio 2017 hanno portato all’arresto di 5 persone indagate per concorso esterno in associazione mafiosa e altro. All’epoca l’attività investigativa aveva consentito di documentare come gli imprenditori santantimesi Aniello e Raffaele Cesaro, fratelli del più noto politico Luigi “a purpett”, che erano in società occulta con esponenti del sodalizio camorristico dei Polverino di Marano di Napoli e, in particolare, con il sostegno economico del capo clan Giuseppe Polverino detto ‘o Barone, tra gli anni 2005/2006 erano riusciti ad aggiudicarsi la concessione per l’esecuzione dei lavori di realizzazione del locale Piano di Insediamento Produttivo.

I successivi approfondimenti, sviluppati attraverso mirati accertamenti di tipo patrimoniale e bancario a riscontro del contenuto di intercettazioni e di dichiarazioni rese dagli indagati successivamente all’operazione del maggio 2017, hanno permesso di ricostruire il ruolo avuto da parte di figure appartenenti all’amministrazione comunale di Marano e al settore dell’imprenditoria nella vicenda. In particolare, dalle nuove indagini, è emerso come fossero coinvolti Mauro Bertini e Armando Santelia, rispettivamente sindaco e responsabile dell’Ufficio Tecnico del comune di Marano di Napoli all’epoca dei fatti contestati. Il primo, anche con una tangente di 125mila euro da parte dei fratelli Aniello e Raffaele Cesaro, avrebbe con Santelia favorito l’aggiudicazione alla società riconducibile a questi imprenditori per avere la concessione per la commessa dell’importante opera pubblica, del complessivo valore di oltre 40 milioni di euro.

In tale contesto, Angelo Simeoli, alias Bastone, altro indagato destinatario della misura degli arresti domiciliari, imprenditore edile già a processo per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa con il clan Polverino e pienamente compartecipe dell’accordo in questione, monetizzava, celando tali operazioni nell’ambito di attività svolte da proprie società, 5 assegni bancari per un totale 62 mila e 500 euro, somma poi fatta avere al sindaco Bertini, a saldo degli altri 50mila euro corrisposti in contanti al primo cittadino di allora direttamente da parte dei fratelli Cesaro.

Bertini e Simeoli sono inoltre indagati per la realizzazione, tra gli anni 2004-2006, in violazione del PRG comunale vigente, di un complesso residenziale composto da 27 appartamenti e 9 attività commerciali, edificato con l’abbattimento di una vecchia tenuta in stato di abbandono, denominata Masseria Galeota. I lavori sono stati eseguiti da una società di costruzioni del Simeoli che, al fine di ricevere le previste autorizzazioni, aveva consegnato a Bertini, ancora sindaco in carica dell’epoca, una somma di denaro non ancora quantificata. Infatti, Santelia, dirigente dell’Ufficio tecnico, già a processo e poi prescritto per le relative violazioni in materia urbanistica, su direttive del sindaco Bertini aveva consentito a Simeoli di presentare il progetto con una semplice Dichiarazione di inizio attività (D.i.a.), invece della necessaria concessione edilizia.

Contestualmente, è stata data esecuzione a un provvedimento di sequestro preventivo di beni mobili e immobili per un valore stimato in circa 1 milione di euro. In particolare, agli arresti domiciliari sono finiti Mauro Bertini, ora consigliere comunale d’opposizione, e l’imprenditore Angelo Simeoli, mentre per Armando Santelia è scattata la sospensione dall’esercizio di attività inerenti il pubblico ufficio o il pubblico servizio.