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L’ISIS colpisce ancora. Attaccato lo Stato con più musulmani al mondo

Ancora un colpo inferto dai fondamentalisti dell’ISIS, il quarto in due mesi e mezzo. Ad essere stata colpita questa volta è stata Giacarta, in Indonesia. Ieri, alle prime ore del mattino (ora italiana), un commando di miliziani ha cominciato una sparatoria con la polizia locale; contemporaneamente si sono sentite delle esplosioni (kamikaze), circa 6, in varie zone della città, mentre colpi di arma da fuoco si sentivano rimbombare in un noto centro commerciale ed in uno Starbucks. Molti già sentivano di dover rivivere i fantasmi degli attacchi di Parigi e, in particolare, la paura degli attentati di Bali che lasciarono a terra 202 corpi senza vita alcuni anni fa. L’attacco di ieri a Giacarta ha il marchio dell’ISIS, non solo perchè è stato rivendicato ma perchè è copia stampata del loro modus operandi: molti attacchi in contemporanea per dividere le forze di polizia e seminare più paura tra la folla e mietere quante più vittime possibili, attacchi kamikaze in punti affollati. Questa volta però il numero dei morti è stato decisamente esiguo rispetto alla potenza dell’attacco (questo perchè gli attentatori avevano armi pressocchè rudimentali), ma il messaggio è stato, se possibile, ancora più forte: “nessuno, nè musulmano nè cristiano, non può essere bersaglio”. L’Indonesia è infatti lo Stato con più musulmani al mondo e già da tempo era stata minacciata da alcuni portavoce dell’ISIS. La mente degli attentati sarebbe stata individuata in Bahrun Naim, condannato nel 2011 già a 3 anni di carcere per possesso di armi da fuoco. Gli attentati di Giacarta danno spunti importanti su cui riflettere. Prima di tutto, per chi ha ancora voglia di iniziare una caccia alle streghe contro musulmani e immmigrati, bisogna capire che l’ISIS è uno stato terrorista che non guarda in faccia a nessuno, uno stato che brama potere sia nel suo territorio che in quello extra africano e asiatico. Lo Stato Islamico è una cellula terrorista apparentemente diversa da Al Qaeda; mentre quest’ultimo gruppo pareva aver come unico nemico gli USA e i suoi alleati (probabilmente per un qualche forte interesse economico), l’ISIS ha come obiettivo quello di seminare paura, di ottenere quanto più potere politico possibile nel proprio territorio, eliminando e incutendo timore ai colossi politici occidentali che vogliono mettergli i bastoni fra le ruote. Anche in questo caso, molto probabilmente, c’è qualche interesse “petrolifero” che incide, ma il modus operandi dei fondamentalisti in questione mira proprio alla paura, nessuno è al sicuro e nessuno (nè musulmano nè cristiano) può essere risparmiato, a meno che non accetti il credo folle di questo gruppo. Paura di poter uscire di sera, paura di poter sedere a fianco in metropolitana con un musulmano, paura di poter viaggiare e di essere un turista, sono queste le vere armi in mano ai terroristi. Un altro spunto interessante è il fatto che gli attentatori non sono mai persone “sbucate dal nulla”; dopo alcuni giorni infatti le indagini portano sempre al riconoscimento di persone già note alle forze dell’ordine e che quindi potevano essere già fermate in anticipo. Giacarta quindi pare proprio essere un punto di non ritorno per il terrorismo: l’ISIS, per chi ancora non lo avesse capito, sta conducendo la sua guerra per il potere e la principale arma è la paura, contro chiunque gli si opponga e a prescindere dalla religione. Le nostre armi invece non possono che essere il coraggio di continuare a vivere normalmente ed una buona gestione della sicurezza da parte degli 007 e degli stati di diritto, fanatici politici e caccia alle streghe permettendo.

[foto Libero.it]