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Lil Busso: un nuovo modo di fare musica in Italia

In questo nuovo appuntamento della nostra rubrica musicale abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Lil Busso, giovane artista emergente. Ecco qui l’intervista completa:

“Perché il tuo ultimo lavoro si chiama Ipermetromondo?” 

È molto semplice in realtà. Io sono ipermetrope ed ho collegato questo problema alla vista con la mia visione sfocata del mondo, inteso come la mia visione delle cose.

“Quali sono le tue influenze musicali?” 

Ho iniziato ad ascoltare direttamente la trap americana verso i 16 anni. Ero il classico ragazzo che apriva la top 50 ed ascoltava la musica, ma stando un anno in America ho capito molte cose ed è stato fondamentale per me.

” Con chi ti ha fatto più piacere collaborare?” 

Con Pietro ovviamente, mi trovo molto bene con gli Psicologi che sono dei ragazzi davvero speciali, amo anche la musica di Rose Chemical.

Il tuo feat dei sogni?

Justin Bieber, mentre in Italia Ghali.

“Quanto pensi che sia importante il beat per un artista?” 

Il beat è il 70% del brano, una hit non può esistere senza un beat valido, un plauso va anche a Mr. Monkey quindi ovviamente.

“Ci racconti questa storia dei jeans al contrario?” 

A Torino, prima di un live, Patek mi ha proposto di fare questa cosa, ci è piaciuto e ho fatto il concerto così.

“Quali sono i tuoi progetti futuri?” 

Sto producendo tantissimo, voglio portare l’R&B in Italia.

Francesco Amato

Classe 1998, studente di Lingue e Letterature Straniere all'Università degli Studi di Salerno. Appassionato di musica, comunicazione digitale e giornalismo. Una frase che lo identifica? "Non si scrive perché si ha qualcosa da dire ma perché si ha voglia di dire qualcosa”