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La Trevi vince l’appalto per la diga di Mosul. Inviati 450 militari italiani a protezione

Alla fine di ogni guerra, si sa, c’è sempre da ricostruire, e la guerra in Iraq non fa eccezione. Addirittura lì gli affari stanno andando avanti nonostante la guerra all’Isis non sia affatto conclusa. Tra le multinazionali occidentali che stanno cercando di trarre profitto dalla situazione ci sono anche alcune imprese italiane. A 50 km dalla città di Mosul c’è una diga sul fiume Tigri, da mettere in sicurezza per un elevato rischio idrogeologico. L’appalto per la ricostruzione e messa in sicurezza è stato vinto dalla Trevi, azienda di Cesena esperta in costruzioni, si tratta di un’occasione da circa 200 milioni, secondo indiscrezioni, ed la diga è la più grande del paese. Recentemente ci sono stati dei problemi di sicurezza, poiché la zona è quasi caduta nelle mani dei terroristi dell’Isis, e quindi si è sentita l’esigenza di intervenire per ripristinare la normalità dentro e intorno la struttura. Per portare a termine la realizzazione dei lavori sarà assolutamente necessario affiancare l’azienda con un contingente militare, capace di difendere l’area dagli attacchi dei fondamentalisti, attacchi ancora più probabili se l’obiettivo diventa un’azienda occidentale. Il governo italiano si impegnerà a garantire la sicurezza della struttura inviando 450 militari, accordandosi con il governo iracheno per la disposizione delle truppe. Soldati e logistica andranno ad aggiungersi ai 750 uomini, ancora stanziati in Iraq, e ai probabili ulteriori 130 annunciati dal ministro della difesa Pinotti. Un intervento ufficialmente non di tipo militare, ma che di fatto aumenta notevolmente il coinvolgimento dell’esercito italiano nella lotta all’Isis, direttamente su un territorio scenario di scontri quotidiani.

di Marco Sigillo

Marco Sigillo

Classe 1991, laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazioni all’Università Federico II di Napoli. Appassionato di comunicazione e scrittura, collabora con 081news dal dicembre 2015, interessandosi soprattutto di temi di portata nazionale ed internazionale. Giornalista pubblicista dal 2019.