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“La Storia Infinita” e quell’immaginazione da conservare

Il decennio ’80 – ’90 del XX secolo è stato un momento d’oro per il cinema fantasy. La Storia Infinita (The NeverEnding Story) è un film del 1984 diretto da Wolfgang Petersen. Il soggetto è tratto liberamente dall’omonimo romanzo scritto da Michael Ende. Il film ha per interpreti principali Barret Oliver (Bastian), Noah Hathaway (Atreyu), Tami Stronach (Imperatrice Bambina), Thomas Hill (Carl Conrad Coreander), Gerald McRaney (padre di Bastian), Alan Oppenheimer (voce di Falkor, Gmork, Mordiroccia e narratore), Tilo Prückner (Maghetto), Moses Gunn (Cairon) e Sydney Bromley (Engywook).

Prodotto con un budget di 25 milioni di dollari, è considerato il più costoso film di produzione tedesca ed è risultato il più grande successo europeo di tutti i tempi. La celeberrima canzone del titolo (The NeverEnding Story) che fa da colonna sonora al film, scritta dal musicista italiano Giorgio Moroder con Keith Forsey e cantata dalla pop star Limahl, si piazzò in vetta alle classifiche sia europee sia americane. Fra i riconoscimenti vanta il premio Saturn Award 1985 “miglior attore emergente” a Noah Hathaway e, in patria tedesca, il Premio Bambi 1984 “miglior film nazionale” per Wolfgang Petersen, Bernd Eichinger e Giorgio Moroder ed il Premio Bavarian Film Award 1985 “miglior produttore” per Bernd Eichinger, Didier Geissler e Günter Rohrbach.

TRAMA Bastian è un ragazzino che sopravvive grazie alla lettura ad un’adolescenza segnata dalla morte della madre e da un padre buono ma non troppo attento. Una mattina come tante viene umiliato da un gruppo di compagni di scuola che lo tormentano. Inseguito dai bulli, si rifugia in un negozio di antiquariato pieno di vecchi libri. Dopo un breve incontro con il burbero proprietario, il signor Coreander, trova un misterioso volume, “La Storia Infinita”. Attratto da quel libro lo prende in prestito per leggerlo di nascosto nella soffitta polverosa della sua scuola. Le avventure del guerriero Atreyu per salvare l’incantato regno di Fantàsia da un’oscura minaccia, il Nulla, saranno per il piccolo Bastian l’inizio di un incredibile viaggio che lo aiuterà a superare paure e dolori grazie all’ineguagliabile potere dell’immaginazione.

ANALISI DEL FILM  L’azione scorre lenta e riproduce in maniera quasi del tutto fedele la prima parte del romanzo. Il trauma della perdita di una persona cara ed un’esistenza da incompreso vengono affrontati con difficoltà grazie ad una virtù oggi sempre più in amara estinzione: la lettura. Il realismo di effetti speciali artigianali, perfettamente inseriti in una scenografia suggestiva, anche quando si raggiunge un picco di tragedia, scuote l’animo grazie anche a musiche indimenticabili, il tutto unito ad una recitazione spontanea e convincente. La storia è avvincente ed intrigante e, pur con qualche riduzione rispetto al testo originale, restituisce la magia del genere letterario di partenza. E quando una serie di sconvolgenti rivelazioni sembrano condurre ad un fallimento inevitabile, l’ultima presa di coscienza da parte dei giovani protagonisti è il colpo di scena di un’emozionante ed irresistibile conclusione foriera di rediviva speranza per affrontare meglio il ritorno alla realtà.

NEL REGNO DI FANTÀSIA  Il romanzo che fa da soggetto al film è stato scritto dal tedesco Michael Ende (1929-1995) e pubblicato nel 1979 a Stoccarda per la casa editrice Thienemann Verlag. Diviso in 26 capitoli, ognuno segnato da una delle lettere dell’alfabeto anglosassone, è stato stampato in alcune edizioni – anche italiane – con scrittura a due colori: rosso per la parte ambientata nel mondo degli uomini, verde per quella che si svolge nel regno di Fantàsia. Tradotto in più di quaranta lingue, ha venduto oltre 10 milioni di copie in tutto il mondo diventando un Classico della letteratura per ragazzi. La storia si divide in due parti. Nella prima il lettore segue le avventure di uno dei protagonisti, Atreyu, attraverso un ‘lettore interno’, Bastian, il secondo protagonista. Nella seconda parte la trama si concentra sul secondo dei due che viene letteralmente catapultato nel regno fantastico. Filo conduttore dell’intera storia è una doppia crescita interiore conquistata dopo una serie di emozionanti e pericolose prove. Toccanti e memorabili rivelazioni fanno da preludio ad un finale commovente che resta un insegnamento per continuare a vivere con coraggio e speranza: grazie alla lettura si possono recuperare due grandi poteri che con la crescita si tende a perdere, l’immaginazione e la memoria.

La prima edizione italiana, tradotta di Amina Pandolfi, esce nel 1981 per la casa editrice Longanesi e rispetta il testo bicolore dell’originale. Da segnalare sono anche un’edizione monocolore tascabile, stessa traduzione ma per l’editore TEA del 1993, e la più recente per l’editore Salani del 2013.

LA BOCCIATURA DELL’AUTORE Nonostante il successo più che meritato, il film non ha ottenuto il plauso dell’autore del libro.

Michael Ende

Un infuriato Michael Ende dopo la prima del film, a causa delle enormi modifiche apportate da produzione e regia alla storia, avrebbe rilasciato la seguente sentenza: « […] auguro la peste ai produttori. M’hanno ignorato. Quello che mi hanno fatto è una zozzura a livello umano, un tradimento a quello artistico». Basterebbe citare un altro capolavoro del celluloide tratto a sua volta da un classico di altro genere (Shining, 6 curiosità sul film le trovate QUI) per ricordare un altro caso di bocciatura dell’autore, in questo caso il re del brivido Stephen King, in contrasto con un meritatissimo successo. Purtroppo raramente la trasposizione in celluloide, pur contando su indiscutibili pregi, è degna del libro che è sempre migliore. Questione di gusti.

LA SFORTUNA DEI SEQUEL Il successo del film ha prodotto due sequel, entrambi risultati dei flop di critica e botteghino.

(La Storia infinita 2)

Il regista George Trumbull Miller (La Storia infinita 2, 1990) dirige il giovane e sfortunato talento Jonathan Brandis (IT, la recensione QUI) in una trasposizione che che tratta la seconda parte del romanzo. Definito dalla critica “Ricco di effetti speciali, ma povero di idee”, riserva comunque delle emozioni soprattutto nel finale.

Nelle intenzioni di Peter McDonald (La storia infinita 3, 1994) sembra esserci il tentativo di raccontare qualcosa di assolutamente nuovo (la sceneggiatura non si rifà in alcun modo alla trama del libro, pur traendone qualche personaggio) affrontando il tema dell’adolescenza del protagonista. Stroncato da critica e botteghino, il film forse è da segnalare solo per il primo ruolo di rilievo, come cattivo, di un giovane Jack Black.

(La storia infinita 3)

DIETRO LE QUINTE Per realizzare gli spettacolari effetti speciali (ad esempio la memorabile la scena del drago fra le nuvole) furono costruiti il blue screen (tecnica oggi nota come green screen) più grande del mondo e una galleria di creature fantastiche capaci di invitare il giovane pubblico a riscoprire la magia dell’immaginazione come la tartaruga saggia Morla, il gigante buono Mordiroccia, la Lumaca da corsa.

Ma forse il più adorabile di tutti questi personaggi è l’indimenticabile Falkor (Fukur nel libro), il Fortuna-Drago con corpo di salamandra e testone canino: un corpo meccanico mobile lungo oltre 13 metri formato da seimila lamelle di plastica e ricoperto da una folta pelliccia rosa.

Per quei trenta/quarantenni che ancora sognano di cavalcare fra le nuvole di un’infanzia mai rimossa e per la gioia di giovani non ancora assuefatti dal CGI, è da segnalare la Bavaria Filmstadt (città del cinema), situata a sud di Monaco di Baviera, un museo dove sono esposti oggetti di scena di produzione tedesca fra i quali – dopo anni di oblio a prendere polvere – sono tuttora esposti e ristrutturati i modelli del Fortuna-drago, di Morla e di altri personaggi del film.

L’IMMAGINAZIONE AIUTA A CRESCERE  Spesso, per non dire sempre, si tende a relegare la letteratura fantasy a generi limitati all’infanzia e pre-adolescenza per poi consigliare, una volta raggiunta la maggiore età, qualcosa di più serio perché – citando il padre di Bastian – sei diventato grande e devi imparare a tenere i piedi per terra. Contro questa posizione è utile citare Katherine Rundell, autrice di un volumetto (Perché dovresti leggere libri per ragazzi anche se sei vecchio e saggio) che consiglio a tutti, specialmente ai genitori:

“La vita adulta è piena di cose dimenticate […] la letteratura per ragazzi può insegnarci a leggere di nuovo con il cuore aperto. […] di trovare la strada che ci riporta indietro, al tempo in cui ogni giorno era una nuova scoperta, prima che l’immaginazione venisse tarpata e messa in riga […] l’immaginazione è al cuore di tutto, è ciò che ci permette di conoscere il mondo mettendoci nei panni degli altri ”

E in un presente dominato da freddi calcoli e dal dio-denaro che degradano emozioni e gradatamente fanno sparire elementi vitali come la cultura attraverso libri favorendo un abuso della tecnologia, si può ricordare la lezione di un genio matematico del passato, Albert Einstein:

“La conoscenza è limitata; l’immaginazione racchiude il mondo.”

È impossibile negare che crescendo bisogna essere pronti ad affrontare nuove e sempre più gravose responsabilità attraverso un’adeguata formazione. Allo stesso tempo è una follia ostacolare il progresso e tutti i vantaggi che può offrire la tecnologia. Leggere e far leggere storie che, dietro una realtà deformata in modo suggestivo, racchiudono sempre insegnamenti utili soprattutto per crescere nel cuore può ridurre la dipendenza da una tecnologia abusata. Tenere vivo l’entusiasmo dell’età dell’innocenza fa sentire meno impreparati ad affrontare anche problemi elementari contando sulle proprie capacità e forti della speranza ravvivata da un foltissimo bagaglio letterario che un cuore ed una mente aperti non disdegnano per una ridicola questione anagrafica.

UN CLASSICO IMMORTALE  Per dimostrare che i film europei potevano essere spettacolari come quelli americani, i cineasti tedeschi decisero di voler realizzare un’opera con effetti speciali da far invidia a Hollywood. Scopo del progetto era catturare sia il pubblico dei bambini che quello degli adulti con raffinate immagini fiabesche ed eccentrici personaggi mai visti prima. Ebbene l’intento – Michael Ende permettendo – è pienamente riuscito per chi sa ancora guardare oltre il tempo che passa. Basterebbe citare la scena più triste del film, un trauma più che mai vivo nel ricordo di chi l’ha vista da piccolo: la morte del cavallo Artax.

Il montaggio (dai primi piani dei personaggi ad inquadrature più estese), la musica, la scenografia, gli occhi lucidi del cavallo, le urla disperate di Atreyu. Ogni elemento è inserito al posto giusto e sfruttato in modo impeccabile in una climax ascendente di emozioni che rende la scena perfetta nella sua tragicità (togliendo l’audio anche la sola mimica è tristemente efficace per far piangere). La perdita di un caro amico – gli animali possono essere di gran lunga più fedeli degli uomini – riprodotta fedelmente dal libro è una metafora che racchiude una severa lezione: chi si lascia sopraffare dalla tristezza muore.

Ma per capire meglio il valore del messaggio racchiuso nel libro, trasdotto nel film con qualche ritocco senza minare affatto la sua essenza, forse bisogna citare anche l’indicativa risposta data dal mostruoso lupo Gmork (Mork nel libro, ed è un licantropo) ad Atreyu sulla natura di Fantàsia e del Nulla:

[…] Fantàsia è il mondo della fantasia umana. Ogni suo elemento, ogni sua creatura scaturisce dai sogni e dalle speranze dell’umanità e quindi Fantàsia non può avere confini. […] la gente ha rinunciato a sperare. E dimentica i propri sogni. Così il Nulla dilaga. […] Il Nulla è il vuoto che ci circonda. È la disperazione che distrugge il mondo. […] è più facile dominare chi non crede in niente ed è questo il modo più sicuro di conquistare il potere.

In tempi resi assai duri dalla pandemia del virus Cov-19 è un dovere limitare il contagio riducendo le uscite alle necessità vere. E riscoprire il valore della lettura può essere una delle occasioni migliori per resistere alla forzata vita domestica e soprattutto per migliorare noi stessi che di questa piaga siamo i veri responsabili.

CAPOLAVORO DA PRESERVARE.

Vittorio Paolino Pasciari

Classe '86, nolano DOC. Laureato in Lettere Classiche, appassionato di cinema, letteratura e teatro.