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La poesia di Napoli la possono scrivere solo i napoletani veri

Accade a tutte le città carismatiche e contraddittoriamente affascinanti.

Che a esaltarle o denigrarle siano gli stranieri , quelli che la città non la vivono, ma si limitano a contemplarla con occhi lontani, languidamente inebriati dall’incanto o paurosamente spalancati dall’orrore. O anche sedotti dal mix di tanti aspetti contrastanti che rappresentano la vita nella sua più intensa definizione

Gli abitanti di città come Napoli devono perciò rassegnarsi a essere sulla bocca di tutti, nel bene e nel male.

Non farsi condizionare dai giudizi altrui, che per quanto appassionati e sinceri, sono solo proiezioni del loro soggettivo percepire una realtà a loro lontana.

Quindi è tempo sprecato sentirsi offesi per i commenti negativi e denigratori  che colpiscono Napoli così spesso , fatti da persone che non vivono la città tutti i giorni.

Allo stesso modo non dovrebbero troppo lusingare le definizioni artistiche e poetiche, frutto di ammirazione incondizionata e amore appassionato, che tanti intellettuali danno di Napoli.

Ultimamente ha fatto notizia l’articolo scritto da un giornalista inglese del “Telegraph” su Napoli. Intitolato: “Napoli, passione e morte in un gioiello sottovalutato d’Italia”.

In un passaggio del lunghissimo articolo la definisce: “ Vibrante, caotica gloriosamente fatiscente . Napoli è un luogo dove la vita, il romanticismo e la morte sono intrecciate con la passione”.

Chi desiderasse leggere l’articolo completo  di Stanley Stewart, il giornalista del “Telegraph”, non avrà difficoltà a trovarlo sul web.

Ma è consigliabile leggerlo, così, giusto per ammazzare l’attesa che Napoli diventi davvero, tutti i giorni, una città in cui la gioia di vivere che tutti i napoletani avranno, si trasformi  nella poesia più bella che non è stata ancora  scritta.