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“La fede prepotente dei camorristi”: la Fondazione Festa dei Gigli querela il Corriere del Mezzogiorno

La Fondazione Festa dei Gigli cita in giudizio il Corriere del Mezzogiorno per diffamazione a mezzo stampa. La querela proposta all’autorità giudiziaria riguarda un articolo scritto dal giornalista Claudio Pappaianni e pubblicato il 12 agosto dalla testata in questione. Il fatto oggetto di contestazione è relativo al titolo del pezzo che recita “Crispano, Barra, Nola, Castellamare. La ‘fede’ prepotente dei camorristi”. Lo stesso è corredato dall’occhiello che riporta testualmente “I continui contrasti tra i boss, talvolta sostenuti dai politici, e i veri religiosi”. L’articolo inoltre è richiamato in prima pagina dove si legge: “Da Nola a Barra. Tutte le soste – scandalo per ‘ l’atto di rispetto”. Secondo la Fondazione Festa dei Gigli il titolo dell’articolo ed il richiamo operato in prima pagina, sono di per sé diffamatori in quanto idonei a generare nel lettore l’erroneo convincimento che l’omaggio camorristico nel corso di cerimonie religiose, come descritto dettagliatamente nel corpo dell’articolo, sia un fenomeno comune a tutte le quattro città menzionate, senza distinzione alcuna. Circostanza questa, per la città di Nola e per la sua Festa dei Gigli, destituita di ogni fondamento. Infatti come comprovato anche ( ma non solo ) dalla cronaca giudiziaria, mai si è verificato un episodio simile a Nola; la falsa notizia è gravemente lesiva dell’immagine e della storia secolare di una festa religiosa il cui valore e prestigio nazionale ed internazionale, ne ha determinato nel 2013 l’inserimento nel Patrimonio dei beni immateriali Unesco. “ Non lasceremo mai nulla di intentato – dichiara il presidente della Fondazione Festa dei Gigli, Raffaele Soprano – agiremo sempre in difesa della nostra Festa dei Gigli atteso che essa non è mai stata contaminata da infiltrazione camorristiche e si celebra in memoria e devozione di San Paolino. Articoli quali quello colpito dalla querela presentata nei confronti del Corriere del Mezzogiorno, offendono la nostra comunità, mortificano le nostre tradizioni e gettano ingiusto fango su un bene riconosciuto quale patrimonio Unesco”.