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“L’ufficiale e la spia”: un’accusa dal passato che si riflette nel presente

L’ufficiale e la spia (J’Accuse) è un film di genere biopic, drammatico, thriller del 2019 diretto da Roman Polanski. Gli interpreti principali della storia sono Jean Dujardin (ten. col. Georges Picquart), Louis Garrel (Cpt Alfred Dreyfus), François Damiens (Émile Zola), Emmanuelle Seigner (Pauline Monnier), Grégory Gadebois (magg. Hubert-Joseph Henry), Mathieu Amalric (Alphonse Bertillon), Melvil Poupaud (Fernand Labori), Damien Bonnard (Desverine), Denis Podalydès (Edgar Demange), Vincent Grass (gen. Jean-Baptiste Billot), Wladimir Yordanoff (gen. Auguste Mercier) e Didier Sandre (gen. Raoul Le Mouton de Boisdeffre). La pellicola racconta in maniera romanzata lo scandalo in cui rimase coinvolto l’ ufficiale francese ebreo Alfred Dreyfus. Il titolo italiano riprende quello del romanzo storico scritto da Robert Harris (L’ufficiale e la spia) da cui Polanski ha tratto il film, mentre il titolo originale trae spunto dal celebre articolo scritto da Émile Zola il 13 gennaio 1898 (J’Accuse) con cui manifestava il suo sostegno all’innocenza dell’ufficiale condannato.

Il film ha vinto il Gran Premio della Giuria alla 76a Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Si tratta del terzo lungometraggio che ha per tema questo evento storico, preceduto rispettivamente da José Ferrer, regista ed interprete (L’affaire Dreyfus, 1958) e da Ken Russel (Prigionieri dell’onore, 1991) che dirige Oliver Reed e Richard Dreyfuss.

LA TRAMA  Francia, gennaio 1895. Il capitano francese Alfred Dreyfus, giovane militare di origine ebrea, è stato accusato ingiustamente di alto tradimento e di essere una spia dei tedeschi. Un altro ufficiale dell’esercito francese, Georges Picquart, assiste alla condanna all’esilio dell’uomo ritenuto “informatore del nemico” che viene confinato nella remota Isola del Diavolo, al largo della costa della Guyana francese. Completamente solo e tormentato, Dreyfus trascorre il suo tempo a disperarsi e a scrivere alla moglie, rimasta in patria. Dopo l’arresto del capitano ebreo, Picquart viene promosso e messo a capo dell’unità di controspionaggio militare. Nella sua nuova mansione si rende conto che, nonostante l’esilio di Dreyfus, le informazioni segrete francesi giungono ugualmente alle orecchie tedesche. A questo punto l’ufficiale si convince che il suo collega è stato accusato e condannato ingiustamente e che la spia è ancora fra loro. Desideroso di giustizia e di verità, Picquart inizia ad indagare per anni, scontrandosi con il suo stesso Paese e rischiando di compromettere la sua stessa carriera militare. Allo stesso tempo Dreyfus vive umiliato il suo esilio in prigionia e sottoposto a processi farsa che non mutano la sua situazione.

ANALISI DEL FILM  L’azione scorre lenta lasciando quasi in disparte la vittima dello scandalo e si concentra su quello che, almeno all’inizio, è uno degli esecutori dell’ingiusta condanna. Ma poi avviene qualcosa che risveglia nell’ufficiale ambizioso un inaspettato senso di giustizia, di ricerca della verità. E alla fine non esita ad andare contro chi indossa indegnamente la divisa che lui stesso dice di amare con tutto sé stesso. Il finale appare una vittoria a caro prezzo che evidenzia una realtà sempre dura da affrontare.

LO SCANDALO  L’affaire Dreyfus è uno dei più grandi scandali giudiziari di fine XIX secolo, che ha sconvolto la Francia della Belle Époque e per più di dieci anni (1894-1906) ha diviso l’opinione pubblica tra chi riteneva l’accusato colpevole e chi innocente. Indicative le parole di Roger Martin du Gard, scrittore e poeta Premio Nobel per la letteratura nel 1937:

È un secolo famoso quello cominciato con la Rivoluzione e finito con l’Affaire! Lo si chiamerà forse il secolo della cianfrusaglia!

Nel 1894 il capitano dell’esercito francese Alfred Dreyfus, ebreo alsaziano, fu accusato di tradimento e di atti di spionaggio a favore della Germania, allora grande nemica della Francia. Dopo un processo a porte chiuse svoltosi in tutta fretta (19 dicembre), il capitano viene condannato alla degradazione con infamia (5 gennaio 1895) e condannato ai lavori forzati nella colonia penale dell’Isola del Diavolo della Guyana francese (21 febbraio). Dreyfus però era innocente, vittima di una coincidenza di fattori che spaziavano da un antisemitismo dilagante e dalla tensione tra due paesi europei all’indomani della Guerra Franco-Prussiana con la perdita dell’Alsazia e di parte della Lorena (1871). Nonostante l’impegno del colonnello Georges Picquart, nuovo capo dell’Ufficio Informazioni dello Stato Maggiore controspionaggio militare, per dimostrare l’innocenza ed ottenere una riabilitazione del capitano ci vollero anni e anni. Un nuovo processo si apre a Rennes (7 agosto – 9 settembre 1899). Nonostante la dimostrazione della infondatezza delle precedenti accuse, in un’atmosfera di pressioni e minacce ad avvocati e giudici da parte dello Stato Maggiore, la conclusione è una nuova condanna, 10 anni con le circostanze attenuanti, per tradimento. L’elezione al Parlamento di una maggioranza radical-liberale, l’offerta di una domanda di grazia (19 settembre 1899), accettata con l’amarezza di chi ha uno smisurato senso dell’onore (implicava un riconoscimento di colpevolezza nella fattispecie assolutamente infondato) sono il primo passo verso la totale riabilitazione con reintegro nell’esercito (12 luglio 1906).

La polemica che imperversava fra quelli che difendevano (dreyfusard) e quelli che accusavano (antidreyfusard) l’ufficiale alsaziano ebbe notevolissime conseguenze sulla politica, la società e la mentalità stessa della Francia negli anni a seguire. Lo scrittore Émile Zola prese le difese del giovane capitano in un infuocato editoriale sotto forma di lettera aperta al governo francese, intitolato J’accuse e apparso su L’Aurore, in cui accusava la Terza Repubblica Francese di antisemitismo e denunciava le irregolarità e gli insabbiamenti avvenuti nel corso della lunga e complessa vicenda processuale in questione. La pubblicazione dell’articolo di Zola e quella, avvenuta il giorno successivo sullo stesso giornale, della Petizione degli intellettuali a favore di Dreyfus vengono considerati come il momento di nascita della figura dell’intellettuale moderno, aperto agli eventi sociali e politici che lo circondavano. Tra i firmatari della petizione spiccano, oltre allo stesso Zola, numerosi artisti e professori universitari, il pittore Édouard Manet e scrittori come Marcel Proust e André Gide.

UN’ACCUSA PER IL PRESENTE Alfred Dreyfus muore il 12 luglio 1935 per una crisi cardiaca. Anche nei momenti più tremendi diceva:

Per me la libertà non è niente senza l’orgoglio!

Il regista polacco lascia sullo sfondo la storia e si concentra su personaggi che perseguono un ideale votato all’onore nella condotta militare, evidenziando l’oscura realtà che si cela dietro un contesto in cui si è disposti a tutto pur di non ammettere le colpe di un sistema corrotto da patetici pregiudizi aggravati da ingiustificate paure. Nel raccontare uno scandalo, Polanski trova modo di imporre all’attenzione dello spettatore un chiaro atto di accusa nei confronti di tutti i nuovi maccartismi e le rinnovate cacce alle streghe che affliggono la nostra contemporaneità.

FILM DA VEDERE.

Vittorio Paolino Pasciari

Classe '86, nolano DOC. Laureato in Lettere Classiche, appassionato di cinema, letteratura e teatro.