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“Joker”: un film che va oltre il cinecomic e va alle origini della follia

Joker è un film del 2019 diretto da Todd Phillips ed è basato su una versione inedita delle origini dell’omonimo personaggio dei fumetti DC Comics, scollegata dai film del DC Extended Universe (DCEU).

La pellicola ha per interpreti principali Joaquin Phoenix (Arthur Fleck / Joker), Robert de Niro (Murray Franklin), Zazie Beetz (Sophie Dumond) e Frances Conroy (Penny Fleck). Il film ha vinto il Leone d’oro al miglior film alla 76a Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

TRAMA Nella Gotham City del 1981 Arthur Fleck è un aspirante cabarettista, costretto dallo scarso successo a lavorare di giorno come pagliaccio. Alienato ed emarginato dalla società, nel tentativo di ribellarsi a questa sua esistenza, finisce per dare il via ad una serie di eventi che lo trasformeranno in una delle peggiori menti criminali che la storia di Gotham abbia mai visto.

ANALISI DEL FILM L’ azione scorre lenta in una climax ascendente in cui lo spettatore assiste al crescendo di una follia latente e stimolata da tragiche circostanze. Un’anima tormentata vive nei bassifondi malfamati di una città dove i benestanti sono la maschera di una società che a parole sostiene i bisognosi ma nei fatti sa solo giudicare ed alienare chi veramente andrebbe aiutato. Messa in evidenza senza sconti è la psiche fragile del protagonista. Condannato ad un’esistenza ai limiti dell’Inferno, dopo una serie di abusi, di scoperte sconcertanti e dell’ennesima presa in giro, quella che poteva essere una via di riscatto si risolve nella definitiva discesa nella corruzione interiore.
E tuttavia, se non si può e non si deve giustificare la cattiva strada scelta alla fine, non si può non emettere una personale condanna allo stesso sistema che ha contribuito alla nascita del clown criminale.

DAL FUMETTO AL CELLULOIDE La nemesi per antonomasia dell’uomo-pipistrello creato da Bob Kane nel 1939 è stato il frutto di una collaborazione fra lo stesso Kane con Bill Finger e Jerry Robinson ed ha esordito nel 1940 nel primo numero della serie a fumetti Batman (vol. 1) pubblicata dalla DC Comics.

L’ idea di un cattivo con l’aspetto di un clown mostra di essere azzeccata se si pensa soltanto al Pennywise del maestro dell’horror Stephen King (IT). Qualcosa che dovrebbe far ridere ma che già nel suo essere una maschera, ovvero qualcosa che nasconde la realtà, può lasciar intendere che ciò che è nascosto può rivelarsi spaventoso.

Questo criminale dall’inconfondibile risata ha avuto sul grande schermo diverse trasposizioni, di cui almeno tre sono degne di essere ricordate.
Con Cesar Romero si assiste ad un’ irresistibile versione comica in una pittoresca serie tv (Batman) che, con un totale di 120 episodi scanditi in tre stagioni (1966-1968), ha meritato il successo che ha avuto.

Con Jack Nicholson (Batman 1989, regia di Tim Burton), autentico pilastro del celluloide, la risata del clown si combina perfettamente con la pazzia omicida, anche in questo caso evidente fin dall’inizio. Il risultato è una memorabile interpretazione che offre un cattivo che nel suo ruolo, usando le sue stesse parole, è teatrale e forse un po’ ruvidino, ma non un killer, è un artista.

Quando nel 2008 Christopher Nolan dirige il secondo capitolo di una trilogia (Il Cavaliere Oscuro) destinata all’immortalità, il nuovo clown è una riuscita apoteosi della follia pura condita di sadica ironia.

«Ho notato che nessuno entra nel panico quando le cose vanno “secondo i piani”… anche i piani sono mostruosi. Se domani dico alla stampa che un teppista da strapazzo verrà ammazzato o che un camion pieno di soldati esploderà, nessuno va nel panico, perché tutto fa parte del piano. Ma quando dico che un solo piccolo sindaco morirà… allora tutti perdono la testa! […] Se introduci un po’ di anarchia… se stravolgi l’ordine prestabilito… tutto diventa improvvisamente caos… Sono un agente del caos. Ah, e sai qual è il bello del caos? È equo. »

Un’ interpretazione che ha meritato l’Oscar comeMiglior attore non protagonista” ed un innegabile carisma in negativo per la drammatica verità insita in ogni battuta (la voce di Adriano Giannini è geniale) confermano il punto più alto raggiunto da Heath Ledger, un altro grande talento di quelli tristemente consacrati da una tragica e prematura scomparsa dopo aver dato il meglio di sé stessi.

Ancora degna di nota è una serie animata in stile noir in cui, comparendo nella maggior parte degli 85 episodi che la compongono (Batman: The Animated Series, 1992-95), il villain conserva il suo spessore grazie ad un doppiaggio eccellente: Mark Hamill (voce originale) e Riccardo Peroni (voce italiana).

Se il villain del filone cinecomic ha dunque le sue degne trasposizioni, con la versione di Phillips siamo oltre questa categoria. Joaquin Phoenix, fratello minore del compianto River, si cala perfettamente nella parte dell’uomo che fino all’ultimo cerca il riscatto nel far divertire la gente, ma alla fine viene emarginato dalla parte più ipocrita e crudele della società. Elementi chiave del fumetto (le origini di Batman) vengono accennati appena e tutto si concentra sulle tragiche origini e sul dramma della follia che, in parte, erano già stati mostrati impeccabilmente da Burton e Nolan, ma che adesso diventano protagonisti assoluti.

UN MONITO ALLA SOCIETÀ Se i primi 3 interpreti hanno dato una versione in celluloide degna del fumetto e  dell’immortalità, mancava ancora una rivisitazione in chiave tragica che offrisse un ruolo da protagonista assoluto al clown criminale. La follia è una parte latente della mente dell’uomo che può essere controllata attraverso scelte giuste sorrette dal sostegno di una comunità che si impegna a fornire aiuto ai bisognosi. In mancanza di ogni sorta di sostegno e preferendo una degradante tendenza a giudicare, emarginare e alienare chi viene visto come “diverso” non ci si meraviglia se aumenti il numero dei “mostri”. Prima di condannare le azioni violente di taluni individui, la società dovrebbe ricordare se ha fatto qualcosa per evitare di nutrire la cattiveria di sventurati che, in fondo, avevano bisogno solo di un sostegno anche solo morale. Se all’estero è già ritenuto il film dell’anno e se ha pienamente meritato il premio a Venezia, Joaquin Phoenix (anche lui doppiato da Adriano Giannini) merita l’Oscar per un’ interpretazione a dir poco sublime.

FILM DA VEDERE.

Vittorio Paolino Pasciari

Classe '86, nolano DOC. Laureato in Lettere Classiche, appassionato di cinema, letteratura e teatro.