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“Invictus”: quando è lo sport a costruire una nazione

Invictus – L’ invincibile (Invictus) è un film del 2009 prodotto negli USA e diretto da Clint Eastwood ed è un adattamento cinematografico del romanzo Ama il tuo nemico (Playing the Enemy: Nelson Mandela and the Game that Made a Nation) di John Carlin, a sua volta ispirato agli eventi realmente accaduti in occasione della Coppa del Mondo di Rugby del 1995, tenutasi in Sudafrica poco tempo dopo l’insediamento di Nelson Mandela come primo presidente di colore della nazione dopo gli anni dell’apartheid.

Il film ha per interpreti principali Morgan Freeman (Nelson Mandela), Matt Damon (François Pienaar), Adoja Andoh (Brenda Mazikubo), Tony Kgoroge (Jason Tshabalala), McNiel Hendriks (Chester Williams), Scott Eastwood (Joël Stransky), Isaac Feau’nati (Jonah Lomu) e Grant L. Roberts (Ruben Kruger).

TRAMA Repubblica Sudafricana, 1994. Uscito dal carcere dopo 23 anni di detenzione, Nelson Mandela trionfa alle prime elezioni presidenziali a suffragio universale dopo gli anni dell’apartheid (1948-1991). Appena entrato in carica, Mandela si trova a vivere un periodo delicatissimo per il suo Paese: se la nazione è fatta, restano da fare i cittadini. Con l’obiettivo di riappacificare la popolazione ancora divisa dall’odio fra la maggioranza nera e gli Afrikaner, la minoranza bianca, il geniale politico scorge l’occasione per realizzare il suo progetto nella più audace ed improbabile delle scommesse: usare gli Springboks, la nazionale di rugby simbolo dell’orgoglio bianco e detestata dai neri, per unire una volta per tutte il popolo sudafricano in vista della Coppa del Mondo del 1995 ospitata proprio dal Sudafrica. Dopo un inizio difficile comincia il miracolo. Spronati dal capitano François Pienaar, colpito dall’ispirazione di Mandela, i giocatori collezionano vittorie, conquistando il favore della popolazione e arrivando alla storica Finale del 24 giugno contro gli imbattibili All Blacks, la nazionale neozelandese.


Il perdono libera l’anima, cancella la paura, ecco perché è tanto potente come arma.”

ANALISI DEL FILM L’azione scorre lenta nel descrivere un paese segnato da anni di ingiustizie e soprusi che adesso ha l’occasione di rinascere migliore. Il perdono, la comprensione, la riconciliazione e la collaborazione sono le armi che il nuovo leader si propone di adoperare per evitare futili vendette da parte dei neri oppressi che alimenterebbero ulteriormente l’odio e la paura dei bianchi. L’attenzione del regista lascia sullo sfondo la politica e si concentra sul principale strumento che il carismatico presidente individua per garantire un futuro alla sua nazione: lo sport che riscatta. La stessa ispirazione che ha permesso al presidente di resistere a circa 30 anni di ingiusta prigionia diventa la molla che spinge una squadra in serie difficoltà a migliorare. Il ritrovato entusiasmo e la determinazione sul terreno di gioco guidano un popolo ancora diviso a riscoprire il legame che unirà tutti fino all’emozionante ultima partita e ad un finale pieno di speranza per annullare la piaga del razzismo.


Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si mai è arreso.” (Nelson Mandela)

UNA PARTITA PER UNA NAZIONE L’ideale perseguito dal presidente Nelson Mandela (1918-2013) e riproposto in forma romanzata da John Carlin nel romanzo, pubblicato in Italia nel 2009 con il titolo “Ama il tuo nemico” per la casa editrice Sperling & Kupfer, si può riassumere in una frase: se non potete parlare alle loro menti, parlate ai loro cuori.

Clint Eastwood, Morgan Freeman e Matt Damon

La finale che fa da sfondo alla vicenda, riprodotta in maniera suggestiva nel film, viene seguita con entusiasmo crescente da sessantaduemila tifosi sugli spalti, bianchi per la maggior parte, e dai milioni di neri delle township alla Tv. La determinazione ed il gioco di squadra dei giocatori  realizzano il sogno di un animo davvero invincibile: 42 milioni di sudafricani finalmente uniti dalla stessa passione. Lo sport come strumento di riscatto e di libertà era stato affrontato in un’altra meravigliosa, ma tragica nel finale, collaborazione fra i due mostri sacri Eastwood e Freeman grazie ad una sempre bravissima Ilary Swank (Million Dollar Baby). Andando più a ritroso nel tempo si può anche citare John Houston che dirige con maestria Michael Caine, Sylvester Stallone e Pelè (Fuga per la vittoria, la recensione la trovate qui).

Chi non riesce ad andare oltre la strumentalizzazione politica dello sport non riuscirà a cogliere a pieno il messaggio inteso nel gioco di squadra quale ispirazione per unirsi e forgiare un futuro migliore. Un concetto riprodotto in maniera efficace nelle parole rivolte da Morgan Freeman / Mandela al capitano della nazionale Matt Damon / Pienaar nel memorabile primo incontro fra i due in cui il primo per spronare il secondo a migliorare gli spiega il valore dell’ispirazione:

“[…] Abbiamo bisogno di ispirazione François, perché per poter costruire la nostra nazione dobbiamo tutti cercare di superare le nostre aspettative.”

Morgan Freeman e Nelson Mandela

Per un doveroso omaggio ad un animo che non è stato vinto, è un’emozione citare la poesia di William Ernest Henley (1849-1903) che, a detta dello stesso Mandela e fedelmente recitata da Freeman prima dei titoli di coda, ha dato a “Madiba” la forza di resistere alla prigionia:

 

Dalla notte che mi avvolge, nera come la fossa dell’inferno, rendo grazie a qualunque Dio ci sia per la mia anima invincibile. La morsa feroce degli eventi non m’ha tratto smorfia o grido. Sferzata a sangue dalla sorte non s’è piegata la mia testa. Di là da questo luogo d’ira e di lacrime si staglia solo l’orrore della fine, ma in faccia agli anni che minacciano sono e sarò sempre imperturbato. Non importa quanto angusta sia la porta, quanto impietosa la sentenza, sono io il padrone del mio destino, il capitano della mia anima.

FILM DA VEDERE.

Vittorio Paolino Pasciari

Classe '86, nolano DOC. Laureato in Lettere Classiche, appassionato di cinema, letteratura e teatro.