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Carlo Molfetta si racconta: dalla medaglia d’oro olimpica al futuro da team manager

Questa volta ai microfoni di Zerottouno News arriva una medaglia d’oro olimpica, Carlo Molfetta. Classe 1984, di Brindisi, annovera nel suo palmares di Taekwondo, tra i tanti riconoscimenti, una medaglia d’oro olimpica a Londra 2012, un oro mondiale ai campionati Juniores del 2000, due argenti ai Mondiali del 2001 e del 2009, un bronzo mondiale nel 2011, un oro agli Europei del 2010, due bronzi europei del 2005 e del 2012, un argento agli Europei del 2004 e un oro alle Universiadi del 2013. Abbiamo scambiato con lui quattro chiacchiere. Ecco la nostra intervista completa:

Qual è stata la tua più grande emozione della carriera?

Sicuramente l’11 Agosto del 2012: ho coronato il mio sogno, vincere le olimpiadi. Veramente è impossibile descrivere quelle emozioni, è un mix che ti ballano dentro e che non ti fanno capire nulla.

La tua carriera dopo quell’evento è cambiata?

Si, ma in negativo. Io ho sempre avuto questo sogno, era la mia ossessione sin da bambino. Questa era diventata una cosa che dovevo necessariamente fare per sentirmi fiero della mia carriera, quindi quando ci sono riuscito l’ho visto come un punto di arrivo a livello sportivo e quando un atleta non ha più fame non vince.

Hai mai avuto paura prima di combattere?

Si, una volta, contro il semifinalista del Mali alto più di due metri.

Raccomanderesti questo sport ai bambini?

Assolutamente si, l’arte marziale ti insegna il rispetto e non è facile trovare persone che ti rispettino.  

Qual era il tuo calcio preferito?

Il mio preferito era quello che non prevedevo, sono sempre stato molto estroso e quindi il calcio che non pensavo di fare era quello che preferivo.

Pensi che in Italia ci siano le attrezzature adatte per praticare questo sport?

Per fare taekwondo basta un pantaloncino e una maglietta e poi puoi farlo ovunque, non serve attrezzatura. Ovviamente per fare un incontro omologato con corazze elettroniche ecc. servono delle attrezzature ma in generale basta poco o niente.

Chi sono le persone che ti hanno aiutato durante la tua carriera?

Il maestro Roberto Bagliro mi ha fatto nascere dal punto di vista atletico, la mia famiglia e la Federazione che ha creduto in me anche dopo l’olimpiade di Atene e dopo aver subito 4 interventi alle ginocchia. Nonostante tutto la federazione mi ha sempre dato fiducia e per fortuna sono riuscito a ripagare il tutto.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Sono tanti, sono uno che non si dà mai pace.  A Luglio terminerò la triennale in Scienze Motorie e ho già fatto un master in Management Sportivo alla Bocconi, queste sono cose che mi serviranno per il futuro da team manager, quello che già sto facendo con la nazionale. Bisogna aggiornarsi per essere sempre un passo avanti agli altri.

Francesco Amato

Classe 1998, studente di Lingue e Letterature Straniere all'Università degli Studi di Salerno. Appassionato di musica, comunicazione digitale e giornalismo. Una frase che lo identifica? "Non si scrive perché si ha qualcosa da dire ma perché si ha voglia di dire qualcosa”