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Andrea De Filippi, il ragazzo dietro l’artista: Alfa si racconta

Questa volta ai microfoni di 081 News abbiamo avuto il piacere di parlare con Alfa, giovane stella emergente della musica pop italiana (“Cin Cin“, “Wanderlust“). Siamo andati alla scoperta di Andrea De Filippi (classe 2000), questo il suo vero nome. Ecco l’intervista completa:

Quanto è importante per te il legame con la tua famiglia?

Loro sono fondamentali, mio padre canta con me ai concerti. Sono un punto di riferimento, bisogna togliere il tabù dell’imbarazzo per i genitori è fondamentale. Per convincere i miei genitori ci è voluta una vita, non erano contenti della musica.

Riesci a distaccarti dalla tua città, Genova, per lunghi periodi?

Non amo staccarmi da Genova, la cosa che mi manca di più è il mare e quindi mi manca moltissimo. Genova, così come i miei genitori, sono le mie origini.

Il brano “Tempo al Tempo” mi sembra il più introspettivo del tuo album, quando ripeti “C’è molto di più” cosa vuoi dire?

Questo brano nasce come critica alla società di oggi, basata sull’apparire e non sull’essere. Bisogna andare in profondità e non fermarsi all’apparenza.

In Temporale (24 Marzo) dici “Non cambio per l’oro non cambio per loro perché qui c’è chi ha il lavoro dei sogni e chi a malapena si sogna un lavoro, ma io non cambio”. Ci spieghi questa frase?

Parlo della spaccatura della società e del mondo; io facendo musica conosco entrambe le realtà, quelle fortunate e sfortunate, e rimango nel mezzo. In questo mare di opposti cerco di essere me stesso, resto ciò che mi rispecchia.

Hai un background rap, questo ti aiuta quando scrivi un brano pop?

Tantissimo; io ai miei live porto i freestyle. Sono molto legato al rap, facevo le gare di freestyle in giro per Genova. Ho fatto molta gavetta e le mie canzoni, pur essendo pop, sono molto veloci, il rap mi ha dato un grande senso del ritmo. Sono felice però di cambiare le regole del pop.

A quali artisti ti ispiri?

Il mio cantante preferito è Macklemore, la mia divinità. Ascolto molto anche Frah Quintale e Mahmood che attuano la snaturalizzazione del pop che amo fare anche io, in modo diverso ovviamente.

Quanto ti piace suonare live?

Al primo concerto a Milano ero molto in ansia, a Roma già ero più tranquillo ma è davvero stupendo perché si crea una interazione con il pubblico magnifica. Io voglio lasciare un bel ricordo alle persone che vengono ad ascoltarmi.

Francesco Amato

Classe 1998, studente di Lingue e Letterature Straniere all'Università degli Studi di Salerno. Appassionato di musica, comunicazione digitale e giornalismo. Una frase che lo identifica? "Non si scrive perché si ha qualcosa da dire ma perché si ha voglia di dire qualcosa”