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“Il talento del calabrone”: un’esperimento italiano riuscito a metà

Disponibile dal 18 novembre 2020 sulla piattaforma streaming Amazon Prime Video, “Il talento del calabrone” è un film italiano, diretto dall’esordiente Giacomo Cimini, con Anna Foglietta, Sergio Castellitto e Lorenzo Richelmy.

Non molto spesso il cinema italiano si è avvicinato al genere thriller psicologico, ma il film nostrano tenta un’ardua impresa che risulta apprezzabile solo a metà.

Se da un lato un intrigante e suggestivo concept dettato da un uomo che minaccia di far esplodere la città di Milano mentre è in collegamento in diretta con una nota radio, l’interesse dello spettatore scema via via che il film tenta, arrampicandosi sugli specchi, di svilupparsi.

Senza svelare dettagli significativi della trama per non eccedere in spoiler – letali, come non mai, soprattutto per quanto riguarda pellicole in cui la tensione la fa da padrona – Il talento del calabrone è un film riuscito a metà, tentando di sfruttare un sottotesto filosofico che possa denunciare l’uso smisurato e immorale dei social media contemporanei.

Quel talento del calabrone sorretto dalla teoria paradossale secondo cui il calabrone è un animale capace di volare solo perché è convinto di farlo, si sposa perfettamente con l’intento non pienamente riuscito dalla produzione italiana. Un peccato, perché dinanzi a una promettente premessa, il film non riesce a sorreggere i 93’ della sua durata. Lo spettatore ne risulta poco coinvolto e in alcuni tratti persino annoiato.

Non aiuta un cast che, come di cui sopra il concept, non si presentava inadeguato né sotto le giuste aspettative. Ma proprio in ciò pecca fortemente il film: da un lato Anna Foglietta è un commissario di polizia poco credibile, sia nell’outfit che nelle battute trite e ritrite di stereotipi e banalità. Lorenzo Richelmy è relegato al ragazzo superficiale e di bell’aspetto, quasi fosse uscito da non più tanto moderno “Tre metri sopra il cielo”, mentre dimostra ben più di un potenziale nelle poche scene più drammatiche e silenziose destinategli.

Infine, Sergio Castellitto, l’attore di maggior calibro d’esperienza all’interno di un cast (che comunque si limita ai soli “protagonisti”, rendendo inutile e dimenticabile quei pochi personaggi di contorno presenti), conferma le sue ottime doti attoriali svolgendo il mero compitino. Il suo copione infatti non gli permette di osare granché, finendo anch’esso in un limbo di mediocrità ingiusto per un attore delle sue qualità.

Il talento del calabrone è un film che avrebbe potuto rappresentare una svolta all’interno del cinema contemporaneo italiano, non riesce purtroppo nella piena riuscita a causa di una sceneggiatura carente, colma di cliché telefonati (non è presente alcun colpo di scena all’interno del film) e forzature narrative soprattutto nella risoluzione finale. D’altro canto la regia si dimostra pulita seppur non troppo coraggiosa.

Il cinema italiano però dovrebbe trarre ispirazione da opere come questa e allo stesso modo credere con coraggio proprio come fa il calabrone: osare e spiccare il volo senza farsi troppe domande. La meta che si raggiungerà, si spera lontana e di qualità, ce la potrà dire solo il tempo.

Raffaele Cianni

Nato il 5/05/1994, da che se ne ricorda appassionato di scrittura. Si è laureato nel 2017 in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Salerno e attualmente laureando nel corso magistrale Corporate Communication & Media. Appassionato di cinema, serie televisive e videogiochi, sfrutta da sempre il suo rapporto di amore/odio con i social network per trasmettere le proprie opinioni in merito. Ha collaborato in passato con testate quali Libero Pensiero News, Hall of Series e Zerottonove. Da aprile 2020 fa parte della redazione di 081News.