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“Il pescatore di Zarzis”: la storia del tunisino che seppellisce i corpi dei migranti morti nelle traversate

Un pescatore di Zarzis, località tunisina tra Djerba e la Libia, di nome Marzoug ha esposto la sua particolare storia al Parlamento europeo di Strasburgo. Il pescatore da oltre 10 anni raccoglie i cadaveri di coloro che non riescono nella titanica impresa di attraversare il mediterraneo, in questo lasso di tempo ha dato degna sepoltura a 400 corpi esanime che sono stati ritrovati da lui. Dinanzi alla conferenza stampa di Strasburgo, mostrando la foto di un bambino di 5 anni raccolto in mare, ha dichiarato: “Che colpa aveva? Capisco le frontiere, ma capisco meglio le persone, ci vuole umanità nel trattare queste persone che scappano per avere un futuro migliore e si trovano in Libia, che è un mercato del bestiame con uomini, donne e bambini venduti: l’intera Africa viene bistrattata in Libia”. Questo è sicuramente un modo per denunciare il lato più oscuro del fenomeno migratorio, al quale gli stati membri dell’Unione Europea approcciano innalzando muri. Nel canale che costeggia il parlamento di Strasburgo, Marzoug ha offerto una rappresentazione di quella che è la sua attività quotidiana, attraverso l’utilizzo di manichini e sagome bianche. Il pescatore ha voluto denunciare le vergogne di una Europa che ha fatto davvero poco per queste persone fino ad ora. L’appello di Marzoug è “Non ce la facciamo più a vedere cadaveri in mare.” Tutti questi avvenimenti vengono sintetizzati in una citazione di Martin Luther King : “Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo ancora imparato la semplice arte di vivere insieme come fratelli.