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La proposta del “mandato zero” nel M5S: un’altra clausola nascosta che tradisce le radici del Movimento?

Chiariamo subito una cosa: il mandato zero è una delle migliori idee mai partorite in terra italica, seconda solo al 5-5-5 di Oronzo Canà. Qualcuno si chiederà cosa c’entra la politica con il calcio, in realtà ci sono tantissime, connessioni a partire dall’oggetto che permette che lo splendido gioco del calcio possa realizzarsi: la palla, che per trasposizione ideologica diventa “balla” nel contesto politico. Perché la regola del mandato zero è un’autentica presa in giro per chi ha creduto nel Movimento, per gli ortodossi che sono diventati attivisti sin dalla prima ora, da quando il “vaffanculo” riempiva le piazze più di ogni altro concerto di qualsiasi cantante. Invece, come le altre promesse non mantenute, anche la regola dei due mandati viene sconfessata una volta che il Movimento è arrivato al potere.

Ma in cosa consiste il mandato zero? Stabilisce che il consigliere comunale che si è candidato la prima volta ha la facoltà di ricandidarsi per la seconda volta, come nella regola originaria. Ma il primo mandato, causa inesperienza di chi si approccia alla vita politica, “non vale” e non viene conteggiato nella regola dei due mandati, e di conseguenza il consigliere comunale ricandidatosi per la seconda volta al consiglio avrà la facoltà di proporre la sua candidatura a un altro livello territoriale, che può essere la Regione o il Parlamento, con il risultato che i mandati, in definitiva, diventano 3.

È un’operazione totalmente senza senso, perché non si tratta più di una questione politica ma semplicemente di un inesistente rispetto per gli elettori e per le regole oggettive. Non è politica, ma matematica, perché al di là delle motivazioni che hanno spinto i vertici del Movimento a modificare la regola, come per esempio la quasi totale assenza di esperienza nel primo mandato, alla fine i mandati possono diventare 3 (nel momento in cui scrivo è una proposta ancora da approvare). E allora, oltre alle promesse non mantenute sul piano politico, tra cui elenco: la chiusura dell’Ilva, il condono edilizio, il condono fiscale, il voto a favore dell’immunità, il voto contrario alla reintroduzione dell’articolo 18 e ancora tante altre. Qui c’è una mistificazione della realtà e uno stravolgimento di meccanismi oggettivi, il più elementare è quello matematico: sui numeri non c’è discussione e la matematica non è un’opinione, e per la matematica non hanno valenza le ragioni politiche, che per definizione sono apprezzamenti e non accertamenti. È quello che è accaduto con la Medicina, sulla questione dei vaccini: dubitare o fare opinione della scienza soltanto per mero consenso è una delle peggiori immagini che il Movimento ha dato.

Il mandato zero è l’ennesima giravolta del Movimento, ormai legato di più alle logiche del potere e sempre più distante dalla sua base, dalle sue radici, da quella sua impostazione coerente e a tratti inattaccabile, ma che prima o poi sarebbe caduta una volta arrivato al potere. Perchè è giocoforza che un movimento politico non possa accontentare tutti promettendo tutto, ma soprattutto non può stravolgere la realtà con operazioni dialettiche mal pensate e comunicate ancora peggio. Una strategia che non può garantire lunga vita al Movimento, nemmeno quando arriverà il momento in cui sarà costretto a trincerarsi dietro la barriera dei suoi ortodossi. Troppe contraddizioni che, a mio avviso, prima o poi provocheranno un’implosione definitiva. Il mandato zero è stato proposto all’interno del progetto di riorganizzazione territoriale del Movimento, ma non può essere una modifica statutaria a permettere di riconquistare consenso: anzi, spesso i passi indietro rispetto alla originaria impstazione sono dei veri e propri autogol, perchè possono sì allungare, come in questo caso, la vita politica di qualche attivista, ma allontanano gli elettori dal simbolo. C’è un contratto di governo con gli italiani ma c’è anche un patto con gli attivisti, che in questo caso ha tutta l’aria di un contratto con clausole nascoste che ciclicamente spuntano fuori e spiazzano chi ancora ha conservato un briciolo di libertà. L’ultima è il mandato zero.

Francesco Mazzocca

Laureato in Giurisprudenza, appassionato di calcio e di politica. Ha collaborato con Cronache della Campania, ha una passione viscerale per il giornalismo che lo ha portato a diventare giornalista pubblicista presso l'ODG della Campania.