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Giuliano Giuliani: il portiere più vincente della storia del Napoli morto nell’indifferenza

Una Coppa Uefa, uno Scudetto, tante belle parate. Il portiere più vincente della storia del Napoli è da molti, soprattutto i più giovani, dimenticato. Giuliano Giuliani è stato protagonista, assieme al predecessore Garella, degli anni d’oro degli azzurri, gli anni in cui potevano trovarsi spesso a primeggiare in Europa e in Italia. Un personaggio schivo, amante dell’arte e riservato, stroncato però dall’AIDS. Oggi, in occasione della Giornata Mondiale contro l’AIDS, è doveroso un suo ricordo.

Giuliano Giuliani nacque a Roma e perse i genitori quando era ancora giovane. Fu quindi accudito dagli zii di Arezzo dove cominciò a giocare anche a calcio. In Serie A esordì con il Como dove ben figurò e si meritò il passaggio ai neo campioni del Verona. Dopo 3 anni fu acquistato dal Napoli e sostituì ancora una volta il partente Garella. Con i partenopei giocò fino al 1990, riuscendo a vincere i trofei più importanti della storia azzurra. Passò poi all’Udinese dove, dopo un brutto infortunio, concluse la carriera. Si trasferì a Bologna, lasciò il calcio e aprì un negozio di abbigliamento. La sua vita durò purtroppo solo altri 3 anni. Nel 1993, a soli 38 anni, morì per un problema polmonare proprio nella città emiliana, lasciando una figlia piccola e l’ex moglie.

Da anni si era sparsa la voce di una possibile infezione in riferimento all’AIDS, confermata poi dalla moglie dopo la morte. L’ex conduttrice Raffaella Del Rosario riferì più tardi, infatti, di aver saputo dal marito della sua positività. Giuliani aveva avuto una liason con una ragazza durante i festeggiamenti per il matrimonio di Maradona a Buenos Aires ed il dubbio che proprio lì si fosse infettato è sempre stato forte. L’ex moglie, in ogni caso, gli è stata vicino anche dopo la loro separazione e lo ha sostenuto negli anni della malattia, ma ha sempre lamentato l’indifferenza del mondo del calcio. Il portiere più vincente della storia del Napoli battuto dalla malattia, ma soprattutto dall’indifferenza.

Che la terra gli sia sempre lieve, più di quanto non lo è stata quando era in vita.