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Giorgio Vanni: dedizione e lavoro dietro le sigle storiche dei cartoni

In questa nuovo appuntamento con la nostra rubrica musicale abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Giorgio Vanni, l’idolo di molte generazioni e la voce di sigle dei cartoni animati che sono diventate iconiche. Ecco la nostra intervista completa:

Quali sono le tue influenze musicali?

Io ho sempre amato la musica black, il reggae, il funky. Adoro il pop, infatti io e Max Longhi, che produce con me, abbiamo sempre fatto del pop ma le mie influenze arrivano dal black.

Come mai spesso utilizzavi l’inglese nelle sigle dei cartoni animati?

Ho sempre pensato ai testi cantando semplicemente una melodia e poi adattandola alle parole. Alessandra Valeri Manera, che ha scritto la maggior parte dei nostri testi, è sempre stata favorevole ad inserire l’inglese in queste sigle.

Quale sigla ti diverti di più a cantare?

Mi emoziono sempre per una sigla diversa ad ogni spettacolo, non saprei sceglierne una.

Cosa provi quando le persone ti fanno capire che sei indissolubilmente legato alla loro infanzia?

Questa cosa è bellissima, è la terapia migliore del mondo. Il ricordo che si trasforma in affetto nei nostri confronti mi fa provare cose bellissime, io faccio spettacoli con migliaia di ragazzi e spero di  ricominciare il prima possibile. Il palco ci manca moltissimo. Non avrei mai potuto immaginare tutto questo affetto che abbiamo ricevuto io e Max, ultimamente nella nostra squadra si è aggiunto un altro ragazzo di nome Daniele che si è subito integrato alla nostra ciurma. Io sono il capitano, Max l’ammiraglio e Daniele è il nostromo.

Quanto lavoro serve per fare quello che hai fatto con le sigle dei cartoni animati?

Deve esserci talento ovviamente, ognuno è bravo a fare qualcosa. Ci vuole tanta gavetta e tanto lavoro per durare nel tempo, i ragazzi oggi hanno capito che serve molto lavoro. Dietro una sigla c’è moltissimo lavoro.

Negli anni la musica è cambiata, tu hai dovuto modificare il tuo modo di scrivere una sigla?

Non molto, musicalmente cambio ogni giorno e mi viene naturale. Ascolto moltissima musica, mio figlio di 15 anni mi informa sulle nuove uscite, così come mia figlia di 29 anni che vive in Messico, riesco ad ascoltare tutto. Mi aggiorno e cambio sempre.

Francesco Amato

Classe 1998, studente di Lingue e Letterature Straniere all'Università degli Studi di Salerno. Appassionato di musica, comunicazione digitale e giornalismo. Una frase che lo identifica? "Non si scrive perché si ha qualcosa da dire ma perché si ha voglia di dire qualcosa”