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Fratelli d’Italia, ci avevamo creduto davvero…

di Fabio Tarantino

Sarà ricordato come l’Europeo della grande impresa. Il termometro della mediocrità tecnica dell’Italia è la sfilza d’elogi ricevuti dopo esser usciti ai quarti di finale, ai rigori, contro la Germania. “Ma come, il Galles ed il Portogallo sono in semifinale, l’Islanda è ai quarti e si parla di miracolo per l’Italia?”. Esattamente così. Perché pochi altri allenatori, oltre ad Antonio Conte, avrebbero avuto la capacità di arrivare così in alto con una delle Nazionali più scarse – tecnicamente parlando, s’intende – degli ultimi decenni. Una squadra priva di talento (quel poco presente, poi, sacrificato per altre peculiarità), orfana di calciatori esperti militanti nelle big del nostro campionato. L’Italia di Antonio Conte s’è aggrappata a quei pochi singoli in grado di far la differenza, Buffon su tutti, l’unico vero top-player superstite d’una generazione che non c’è più, che noi tutti rimpiangiamo con un pizzico di sana nostalgia.

È stato l’Europeo del sacrifico, del cuore, della grinta, dell’orgoglio, di tutti quei sinonimi che compensano mancanza d’altro, l’anticamera del banale sponsor “il cuore oltre l’ostacolo”. In Francia, al fianco di colossi europei, l’ostacolo principale era la totale mancanza di qualità. L’arma in più? La consapevolezza. Le critiche del “prima” son servite agli azzurri per caricarsi, per individuare un nemico virtuale da distruggere e da zittire, sorprendendolo come nel più classico dei film a lieto fine.

Sarà ricordato come l’Europeo del blocco Juve che s’è rivelato insuperabile anche in Francia (un solo gol subito da Buffon), dei Parolo-Giaccherini-Eder, calciatori che mai, fino a pochi anni fa, avrebbero potuto immaginare di diventar protagonisti ad Euro 2016, titolari per puro caso ma poi eroi genuini per abnegazione, umiltà, impegno. Coraggio. Infine sarà ricordato come l’Europeo di Zaza e Pellè, i fenomeni 2.0 che hanno fallito rigori decisivi dopo rincorse improponibili o sfottò gratuiti, evitabili, deleteri per se stessi e basta. Ma il rischio più grande, come ribadito da Barzagli in lacrime a fine partita, è che questo Europeo possa diventar presto anonimo, dissolversi nel nulla, scavalcato da altre imprese. Sarebbe un grave errore: solo applausi per chi dal nulla è riuscito a costruire qualcosa di inimmaginabile.