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“Footloose”: un’esplosione di energia per tornare a vivere

Footloose è un film di genere drammatico-commedia-musicale del 1984 diretto da Herbert Ross che ha per interpreti principali Kevin Bacon (Ren McCormack), Lori Singer (Ariel Moore), John Lithgow (reverendo Shaw Moore), Dianne Wiest (Violet Moore), Chris Penn (Willard Hewitt), Sarah Jessica Parker (Rusty), Jim Loughlin (Woody), Jim Youngs (Chuck Cranston) e Frances Lee McCain (Ethel McCormack). La pellicola è vagamente ispirata ad alcuni eventi accaduti nella piccola comunità rurale di Elmore City in Oklahoma. Il film è risultato un successo al botteghino con un incasso globale di circa 80 milioni di dollari e fra i riconoscimenti si segnala una nomination “miglior canzone originale” (Footloose) agli Oscar 1985 per Kenny Loggins e Dean Pichford. La critica ha dato giudizi altalenanti sul film che ha avuto un riadattamento in musical anni dopo (nei primi anni 2000 esce la versione italiana). Un remake del film è uscito nel 2011 con Craig Brewer alla regia e Kenny Wormaid nel ruolo di Ren ed è stato ben accolto dalla critica.

TRAMA   Un ragazzo di Chicago, Ren McCormack, si trasferisce a Bomont, un piccolo paese di provincia che ha bandito la musica rock, il ballo e tutto ciò che può corrompere la moralità della cittadina, dopo che pochi anni prima due ragazzi (tra cui il figlio del reverendo del paese, Shaw Moore) sono morti mentre tornavano da un concerto fuori città. Ren si fa subito dei nemici, a partire dal fidanzato e dal padre della giovane Ariel, figlia del reverendo Moore, per finire con tutto il resto del paese che lo etichetta come un ragazzo senza morale perché non capisce le regole del paesino e si mostra appassionato di musica rock e letture considerate peccaminose come Mattatoio n.5. Gli unici con cui Ren diventa amico sono il goffo Willard,  Rusty, amica di Ariel, e pochi altri. Tuttavia il carattere ribelle del giovane forestiero colpisce a fa innamorare Ariel, desiderosa da anni di contrastare apertamente il padre, secondo lei colpevole del bigottismo ottuso che dilaga nella cittadina. Nel tentativo di contrastare la miopia bigotta dei cittadini Ren, sostenuto dai suoi amici e grazie all’aiuto di Ariel, riesce ad ottenere dal consiglio comunale l’autorizzazione per fare il ballo di fine anno nel magazzino fuori città dove lui lavora. In seguito ad uno spiacevole evento, quando alcuni cittadini particolarmente ferventi iniziano a bruciare alcuni libri della biblioteca scolastica, e soprattutto dopo un ultimo e acceso dialogo con la figlia Ariel, il reverendo Moore comprende che negare alcune libertà, come appunto l’ascolto della musica rock, non è prerogativa di un gruppo di persone segnate da un dolore e che, invece, lasciare ai ragazzi la libertà di crescere è senza dubbio la scelta migliore.

ANALISI   Fin dai titoli di testa si può intuire come il punto di forza della pellicola sia l’energia sprigionata dalla danza a tempo di rock che ravviva una trama piuttosto semplice: il ragazzo di città tormentato e represso catapultato a forza in una realtà rurale chiusa in sé stessa riesce alla fine a riportare questa alla ragione e alla vita. L’azione scorre veloce lasciando spazio a silenzi in cui parlano le note ed i passi (emozionante lo sfogo di Ren nel magazzino) e parti dialogate che servono per delineare il contrasto fra il desiderio di libertà tipico dell’adolescenza e il pregiudizio di una branca di adulti che dietro un’ingiustificata paura bigotta (tragica la scena del rogo dei libri) cela l’incapacità di andare oltre la superficie di ciò che è nuovo e di superare, senza un intervento esterno, tragedie che possono accadere in qualunque circostanza e per cause peggiori. Il memorabile discorso davanti al consiglio comunale che precede la riconquista del buonsenso per il predicatore traumatizzato è il preludio, assieme ad un’ultima resa dei conti con i bulli di turno, al finale in cui lo spettatore che ha ancora un cuore che batte di emozioni, non può non lasciarsi trasportare dal ritmo di una colonna sonora indimenticabile capace come poche di farti sentire vivo.

“…c’è un tempo per ridere… e un tempo per piangere. Un tempo per patire… e c’è un tempo per ballare… Questo è il nostro momento per ballare. È il nostro modo di celebrare la vita. È così che era all’inizio. È sempre stato così. È così che dovrebbe essere adesso.”

 

DANZARE PER VIVERE   Il singolo scritto nel 1984 da Kenny Loggins che dà il titolo ed è la colonna sonora del film risulta ancora oggi il maggior successo del cantautore statunitense e vanta, oltre alla nomination agli Oscar ‘miglior canzone’, di aver conservato per tre settimane la vetta della classifica Billboard Hot 100 . 

La vitalità riscoperta nell’aggettivo inglese Footloose “senza freni / libero / nomade”, composto dal sostantivo foot “piede” e dall’aggettivo loose “sciolto / slegato”, come colonna sonora che ti entra nell’animo e l’interpretazione convincente di giovani star in erba, fra cui spicca un ventiseienne Kevin Bacon (Mystic River  –  Codice d’onore   –  Tremors  –  Linea mortale  –  L’isola dell’ingiustizia-Alcatraz), qui al suo primo ruolo importante dopo una gavetta sul piccolo schermo e a Broadway, sono gli ingredienti che rendono questo piccolo inno di libertà contro la miopia di chi si lascia sopraffare dalla paura un emozionante cult di un periodo irripetibile per la celluloide, gli anni ’70 – ‘ 90, in particolare quando il soggetto è la gioventù che va educata ma non imprigionata se davvero la si vuol vedere crescere.

I genitori che credono di poter proteggere i figli dai pericoli della vita reprimendone il desiderio di vivere si dimenticano infatti che ad un certo punto si deve lasciarli liberi di affrontare i potenziali ed inevitabili ostacoli che spietatamente ed imprevedibilmente si presentano lungo il percorso della maturazione che soprattutto deve passare attraverso eventi drammatici e tragici.

CULT PER APPASSIONATI.

Vittorio Paolino Pasciari

Classe '86, nolano DOC. Laureato in Lettere Classiche, appassionato di cinema, letteratura e teatro.