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”Stand by me”: il passaggio dall’adolescenza alla maturità secondo Stephen King

Stand by me – ricordo di un’estate (Stand by me) è un film del 1986 diretto da Rob Reiner, tratto dal racconto “Il corpo” (The Body), contenuto nella raccolta di novelle “Stagioni diverse” di Stephen King.

Il film annovera un cast formato da giovani talenti in erba e altri già affermati, fra cui spiccano Wil Wheathon (Gordon “Gordie” Lachance), River Phoenix (Chris Chambers), Corey Feldman (Teddy Duchamp), Jerry O’Connell (Vern Tessio), Kiefer Sutherland (Ace “Asso” Merrill), Bradley Gregg (Eyeball “Caramello” Chambers), Casey Siemaszko (Billy Tessio) e Gary Riley (Charlie Hogan), con la partecipazione di Richard Dreyfuss (Gordie adulto) e John Cusack (Denny Lachance).

LA TRAMA Uno scrittore di successo, Gordon “Gordie” Lachance, legge su un giornale un articolo che riporta l’uccisione in una rissa di un vecchio compagno di scuola, l’avvocato Chris Chambers. Decide quindi di scrivere un nuovo romanzo che abbia per soggetto un viaggio compiuto a Castle Rock, sua città natale, nel 1959: a 12 anni, lui e Chris, assieme ad altri due compagni di scuola, Teddy Duchamp e Vern Tessio, decisero di partire alla ricerca del cadavere di un coetaneo morto investito da un treno. Di Gordie adulto è la voce narrante che accompagna lo spettatore in un suggestivo flashback che riporta a galla i demoni di un’adolescenza vissuta ai limiti della sopravvivenza. La riscoperta di un profondo legame di amicizia aiuta ad affrontare meglio la maturità dell’età adulta anche quando i contatti non ci sono più se non nel ricordo indelebile di una giovinezza irripetibile.

ANALISI DEL FILM L’azione parte dal ricordo di uno dei giovani protagonisti che, da adulto, rivive durante tutto il film un evento che ha segnato indelebilmente la sua esistenza. C’è una banda formata da quattro dodicenni nell’America degli anni ’50 in cui ognuno ha alle spalle una vita familiare difficile e cerca nell’amicizia del gruppo la speranza di un riscatto. Il ritmo procede lento, passando fra boschi e paludi, in cui a momenti di svago tipici dell’età giovanile si alternano momenti di rivelazioni sconvolgenti che aiutano a conoscere a fondo il carattere di ciascun personaggio. E, quando la ricerca porta i suoi frutti, avviene un incontro-scontro con una banda rivale che ribalta un finale tragico che appariva inevitabile.

IL CAST Ogni personaggio viene riprodotto perfettamente da interpreti in erba ma che si dimostrano impeccabili. Il maturo Chris, fratello minore di Caramello Chambers, membro della banda dei Cobra, è il leader del gruppo e migliore amico di Gordie. A causa della sua famiglia, lo stesso fratello maggiore non esita a trattarlo come un bullo tratta la sua vittima, non gode di una bella reputazione a Castle Rock ma dimostra di avere un animo nobile quando spronerà Gordie a coltivare il talento per la scrittura. Il più tristemente famoso interprete da ricordare è River Phoenix, giovane promessa del Cinema ancora oggi ricordato grazie, oltre che a questa, ad almeno altre due interpretazioni che gli valsero, rispettivamente, una nomination all’Oscar come Miglior attore non protagonista (Vivere in fuga, 1988) ed un premio Coppa Volpi come Miglior attore (Belli e dannati, 1991), cui si può aggiungere un breve ma impeccabile cameo come giovane Indiana Jones diretto da Steven Spielberg (Indiana Jones e l’ultima crociata, 1989). La sua promettente carriera è stata stroncata la notte di Halloween del 1993 a soli 23 anni da un overdose di speedball (cocktail di eroina e cocaina).

River Phoenix in “Stand by me”

Il timido e sensibile Gordie, protagonista e voce narrante del film, è molto intelligente e con un talento nel raccontare storie. Viene quasi del tutto ignorato dai genitori, in particolare dal padre, e dopo la prematura morte del fratello maggiore Denny questo senso di rifiuto sarà una ferita ancora più profonda da rimarginare. Solo l’amicizia, in particolare quella con Chris, lo aiuterà a superare questo disagio e a trovare riscatto.
Poi c’è Vern, l’elemento insicuro della banda. Il suo carattere infantile ed un fisico sovrappeso rispetto agli altri lo rendono spesso vittima delle ironiche prese in giro di Teddy. Come Chris, anche lui ha un fratello maggiore bullo, Billy Tessio, che pure fa parte della banda dei Cobra. Will Wheaton (Gordie) e Chris O’Connell (Vern) dopo questa indimenticabile prova sul grande schermo sono apparsi in alcune serie tv, in particolare O’Connell va ricordato come protagonista di una serie fantascientifica cult degli anni ’90 (Il mio amico Ultraman).
L’eccentrico Teddy è il matto del gruppo. Porta grossi occhiali da nerd e nutre un profondo amore per il padre, ex-militare insano di mente che ha partecipato allo sbarco in Normandia, nonostante gli abbia bruciato un orecchio su una stufa (nel libro porta l’apparecchio acustico perché il padre glieli ha bruciati tutti e due), tanto che non esita a difendere la sua reputazione ad ogni insulto (memorabile la scena dello sfasciacarrozze). Corey Feldman aveva già ottenuto la sua immortalità un anno prima con un altro personaggio eccentrico, ovvero Clark “Mouth” Devereaux, diretto da Steven Spielberg (I Goonies, 1985), e con questa seconda interpretazione ha consacrato la sua fama di giovane stella nel celluloide, prima di continuare la carriera in sporadiche apparizioni fra serie tv e film di poco rilievo, anche a causa della sua dipendenza dalla droga.
Infine c’è Asso, perfido leader della banda dei Cobra che non esita a mettere in pericolo i suoi stessi compagni di gruppo in una pericolosa gara di auto (omaggio a Gioventù bruciata) e nel finale a minacciare Chris con il coltello pur di avere per sé il cadavere ritrovato dalla banda di Gordie. Sarà proprio quest’ultimo con un’inaspettata reazione coraggiosa a costringerlo ad una ritirata non priva di minacce per il futuro. Kiefer Sutherland dimostra sempre di essere perfetto nel ruolo di cattivo, degno di papà Donald, autentica icona del Cinema in questo ruolo (il più recente è stato il sadico e subdolo presidente Coriolanus Snow nella trilogia distopica Hunger Games).

DAL LIBRO AL FILM Il tema dell’amicizia nata e fortificata da una vita difficile lo avevamo già ammirato in un altro film (Le ali della libertà) tratto da un altro racconto di Stephen King, per la precisione il primo (Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank) della raccolta in cui compare anche quello che ispira il film di oggi. Anche in questo caso il film risulta leggermente diverso rispetto alla storia originale: il finale del racconto è più tragico e la stagione in cui si svolge è l’autunno e non l’estate. Tuttavia il tono drammatico in entrambe le versioni viene mantenuto, mentre commovente nel film è la scena della separazione fra Gordie e Chris, metafora che fa da preludio alla separazione della banda in età adulta. A rendere ancora più malinconica questa scena è soprattutto, parola del regista Rob Reiner, il ricordo della prematura e tragica fine che sette anni dopo avrebbe stroncato la vita di River Phoenix, giovane promessa del Cinema e fratello maggiore di quel Joaquin Phoenix che molti oggi ricordano soprattutto come uno spietato Commodo diretto da Ridley Scott (Il gladiatore).

 

Se con il primo racconto l’amicizia era uno strumento per sopravvivere ed ottenere riscatto da un’ingiustizia, nel terzo essa diventa un vero rifugio che aiuta ad affrontare il difficile passaggio dalla fase adolescenziale a quella proto-adulta, un percorso difficile specie quando la famiglia non è di quelle che ci si aspetta per crescere bene. La crescita interiore dei quattro giovani protagonisti viene evidenziata, verso la fine del film, dalle parole della voce narrante che descrive il ritorno alla normalità dopo il viaggio:

“Eravamo stati via solo due giorni eppure la città sembrava diversa, più piccola.”

LA CANZONE CHE IL TITOLO AL FILM Scritta da Ben E. King, Jerry Leiber e Mike Stoller, è stata pubblicata nel 1961 ed ha raggiunto la top ten dei singoli più venduti negli USA per due volte, nel 1961 e nel 1986 in occasione dell’uscita del film. Numerose risultano le cover di cui la più celebre, quella di John Lennon, l’ha resa il 20o singolo più venduto nel Regno Unito. E, sempre in contesto britannico, si annovera una recente cover, in versione gospel, cantata in occasione delle nozze reali del principe Harry Winsor e Meghan Markle.

In Italia è stata portata al successo da Adriano Celentano con il titolo Pregherò ed un bellissimo omaggio al film, con suggestiva cover del brano, lo si trova nella decima puntata di una commovente fiction prodotta lo scorso inverno dalla Rai (La compagnia del Cigno). Questa fiction, disponibile su RaiPlay, ha per tema, non a caso, un’amicizia sbocciata fra i giovani componenti di un’orchestra solo in apparenza diversi fra loro, un legame fortificato da comuni traumatiche circostanze familiari e dalla comune passione per la musica.

L’AMICIZIA CHE AIUTA A CRESCERE Il valore unico degli amici di gioventù viene espresso con una semplicità suggestiva da un Gordie ormai adulto che chiude il nuovo romanzo ed il film con questa massima:

«Non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a dodici anni. Gesù, ma chi li ha?»

Quando nasce e si consolida in quel crogiolo di emozioni vissute agli estremi, ovvero durante l’adolescenza, l’amicizia forse dura di più nel tempo o almeno nei ricordi più belli della gioventù passata. Il racconto e la sua bellissima trasposizione sono le due facce di un classico intramontabile da far conoscere ai più giovani. E se qualche insegnante (ce ne è ancora qualcuno vero?) può lamentarsi per l’abbondanza di turpiloquio usato dagli attori, di vedere dei minorenni fare uso di fumo o maneggiare armi da fuoco per difendersi o essere minacciati da bulli armati di coltello, allora si ricordino che l’adolescenza fuori dalle mura domestiche e scolastiche si muove attraverso queste difficoltà che, se accettate e affrontate grazie all’istruzione, al sostegno dei familiari e al coraggio di andare avanti da soli, aiutano a far crescere dentro e fuori. Stephen King, che del film cura anche la sceneggiatura, è uno di quegli autori che, descrivendo le situazioni con la scorza dura di una vita ai limiti della sopportazione, offrono grandi insegnamenti a chi impara ad andare oltre la superficie.

 

Stephen King

In un presente dove il carattere di ognuno, soprattutto nella fascia di età inferiore ai 14 anni, risulta sempre più ingannato dall’illusione di un benessere regalato e non conquistato, non è ignorando il male, che è parte integrante della realtà, che si impara a crescere per andare avanti. Un legame profondo fra coetanei che condividono una situazione familiare fra l’opprimente e il traumatico aiuta a crescere per affrontare al meglio i pericoli che comporta la crescita. È questo un tema che l’autore del racconto, considerato un maestro del genere horror (Carrie) e thriller (Misery), torna ad affrontare in quello che è forse il suo Capolavoro assoluto: IT.

Ma questa è un’altra storia di cui forse si parlerà meglio quando uscirà al Cinema, il prossimo autunno, il secondo capitolo del reboot del 2018 (la prima trasposizione in celluloide di questo romanzo è stata una miniserie omonima in due episodi del 1990 con un iconico Tim Curry perfetto nel ruolo del cattivo).

Vittorio Paolino Pasciari

Classe '86, nolano DOC. Laureato in Lettere Classiche, appassionato di cinema, letteratura e teatro.