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Jack Nicholson smaschera e denuncia la follia della società: “Qualcuno volò sul nido del cuculo”

Qualcuno volò sul nido del cuculo (One Flew Over the Cuckoo’s Nest) è un film di genere drammatico del 1975 diretto da Miloš Forman e prodotto da Michael Douglas e Saul Zaetz. Tratto dall’omonimo romanzo di Ken Kesey del 1962 il film ha per interpreti principali Jack Nicholson (Randle Patrick McMurphy), Louise Fletcher (infermiera Mildred Ratched), Christopher Lloyd (Taber), Danny DeVito (Martini), Will Sampson (Capo Bromden), Dean R. Brooks (dr. John Spivey) William Redfield (Harding), Brad Dourif (Billy Bibit), Sydney Lassick (Charlie Cheswick), Delos V. Smith Jr (Scanlon), Vincent Schiavelli (Bruce Frederickson), Peter Brocco (colonnello Matterson), Scatman Crothers (Turkle), Michael Berryman (Ellis), Nathan George (agente Washington) e Philip Roth (Woosley). La pellicola vanta fra i riconoscimenti, nonostante una critica contrastante, un totale di circa 28 premi e, preceduta da Accadde una notte di Frank Capra (1936) e seguita da Il silenzio degli innocenti di Jonathan Demme (1991), risulta il secondo film nella storia del cinema ad aver vinto tutte e 5 le statuette più importanti agli Oscar: miglior film (Michael Douglas e Saul Zaentz), miglior regia (Miloš Forman), miglior attore protagonista (Jack Nicholson), miglior attrice protagonista (Louise Fletcher), miglior sceneggiatura (Lawrence Hauben e Bo Goldman). Nel 1993 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli USA mentre nel 1998 l’American Film Institute l’ha inserito al 20o posto della classifica “migliori cento film statunitensi di tutti i tempi” (33o posto dal 2008).

TRAMA 1963. All’ospedale psichiatrico di Salem arriva un uomo, Randle Patrick McMurphy, carcerato che per sfuggire alla prigione millanta di essere pazzo e si comporta disordinatamente. Malgrado sappia di essere sotto osservazione, McMurphy è un uomo coraggioso e anticonformista verso le regole che disciplinano la vita dei degenti nel reparto in cui viene rinchiuso. La sua condotta si scontra con l’infermiera Mildred Ratched, integerrima caporeparto della struttura e porterà gli altri internati a ribellarsi alle disumane condizioni in cui vengono costretti a vivere.

ANALISI DEL FILM In un’iniziale e a dir poco allucinante calma, lo spettatore viene introdotto nella dimensione della pazzia reclusa ed emarginata da una follia peggiore e incapace di capire. La tensione che sembra lì lì per esplodere si palesa negli occhi dei pazienti grazie ad un sapiente uso dei primi piani ed i dialoghi con dottori e infermieri/secondini sembrano fare da soprammobile all’azione che scorre lenta. I tentativi di ribellione introdotti da un istrionico Nicholson sono i pochi e veri istanti di vita concessa a individui colpevoli solo di non corrispondere ad un patetico standard di normalità imposto fino alla tortura da una pseudo-civiltà che ha più paura di quanta ne dimostrino i poveri internati. L’ultimo e disperato atto di rivalsa colpisce come un pugno nello stomaco, restituendo, dopo un’apparente resa definitiva, nuova felicità alle anime sventurate e la speranza di una libertà indegnamente oppressa dalla definitiva presa di coscienza dell’opprimente e dominante paura di un sistema bigotto capace di giudicare più che di capire.

Ken Kesey

PAGINE, TEATRO E CELLULOIDE L’omonimo romanzo scritto da Ken Kesey (1935-2001) e pubblicato nel 1962, viene tradotto in italiano dall’editore Rizzoli nel 1976 ed è basato sulla personale esperienza dell’autore come volontario all’interno del Veterans Administration Hospital di Palo Alto in California. La narrazione è ambientata in un ospedale psichiatrico dell’Oregon e rappresenta una critica all’istituzione psichiatrica e più in generale ad un sistema fondato su metodi impositivi e punitivi che reprime ogni forma di individualità e diversità. Fra il 1974 e fino al 2000 è diventato uno dei libri più vietati negli USA. Tuttavia, il quotidiano britannico The Guardian lo ha inserito nella lista dei 1000 libri che tutti dovrebbero leggere ed il settimanale statunitense Time in quella dei 100 migliori romanzi in lingua inglese dal 1923 al 2005.

Con l’espressione cuckoo’s nest / “nido del cuculo” si intende una delle molte espressioni impiegate nel gergo statunitense per indicare un manicomio e nel suo romanzo Kesey cita questa filastrocca come elemento essenziale per capire la trama:

“Uno stormo di tre oche,

una volò ad est, una volò ad ovest,

una volò sul nido del cuculo”

Il titolo del romanzo ha dunque un significato simbolico: il cuculo non costruisce il nido, dato che utilizza il nido di altri uccelli per deporre le proprie uova. Nel film il nido è rappresentato dal manicomio stesso e i pazienti al suo interno sono le uova che la società / il cuculo ha deposto per isolarli dal mondo. Il “qualcuno che volò” del titolo è rappresentato dal personaggio di McMurphy, ovvero l’elemento sano che con la sua presenza smaschera il carattere repressivo e carcerario dell’istituzione.

Nel 1963 Kirk Douglas acquistò i diritti di autore del romanzo e fu produttore di una trasposizione teatrale in cui egli stesso ricoprì il ruolo di McMurphy mentre Gene Wilder vestì i panni di Billy Bibbit. Intenzionato a riprendere il ruolo di McMurphy in un adattamento cinematografico ma ormai troppo anziano per il personaggio, Douglas cedette i diritti di produzione al figlio Michael che dopo il rifiuto di James Caan, Marlon Brando e Gene Hackman assunse definitivamente, per fortuna, Jack Nicholson come protagonista.

(da sinistra) Jack Nicholson ed il regista Miloš Forman

L’adattamento di Miloš Forman ha segnato la storia del Cinema per la trattazione innovativa di un argomento molto delicato come il disagio presente negli ospedali psichiatrici, denunciando, con un realismo tragicamente schietto, il trattamento inumano cui venivano sottoposti i pazienti ospitati nelle strutture ospedaliere statali, verso i quali vigeva un atteggiamento discriminatorio, alimentato dalla paura dell’aggressività che caratterizza in qualche caso (NON SEMPRE E NON SENZA PROVOCAZIONE!) la malattia mentale.

FOLLIA O LIBERTÀ Il romanzo di Ken Kesey, inquietante premonizione non solo dei moti culminati nel ’68, ma soprattutto dei tentativi di repressione che li seguirono, rivive sul grande schermo con forza ed espressività.

Miloš Forman (Amadeus – Larry Flynt – Oltre lo Scandalo) dirige un cast di impeccabili professionisti che offrono una prova più che convincente. Ineguagliabile sia come pazzo ma simpatico cattivo ragazzo (Non è mai troppo tardi) sia come vero e proprio cattivo (Batman – Codice d’onore), Jack Nicholson è un pilastro del Cinema che non ha bisogno di presentazioni: record di nomination (12) ai premi Oscar e terzo attore, con Daniel Day-Lewis e Walter Brennan, ad aver vinto 3 volte (2 ‘protagonista’ e 1 ‘non protagonista’) la statuetta ‘miglior attore’. Da menzionare anche due miti degli anni ’80 – ’90 come Christopher Lloyd (Ritorno al futuro) e Danny DeVito (The Rainmaker –  Batman il ritorno).

Mai come in questi tempi in degrado totale ci si rende conto di quanto facile sia emarginare e condannare qualcuno che è colpevole solo di non rispondere ai parametri di una società che forse per paura, forse per pigrizia, proprio non riesce ad aprire mente e cuore per capire e cercare di aiutare quelle persone che hanno bisogno solo di essere accettate ed integrate piuttosto che curate da una follia vera che è quella di chi non riesce ad andare oltre la barriera di patetici e disumani schemi di giudizio finendo per negare un diritto sacrosanto: essere liberi di vivere come si sceglie di vivere.

“La gente vede la follia nella mia colorata vivacità e non riesce a vedere la pazzia nella loro noiosa normalità” (Johnny Depp)

QUALCOSA DI UNICO PER POCHI CHE SANNO VEDERE.

Vittorio Paolino Pasciari

Classe '86, nolano DOC. Laureato in Lettere Classiche, appassionato di cinema, letteratura e teatro.