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Coronavirus: cosa sta predisponendo l’Europa per rispondere alla crisi?

Della funzione dell’Europa in queste settimane di emergenza Covid-19 si è molto discusso, soprattutto sul fronte economico, per capire se le misure che sono a disposizione degli Stati membri e quelle che si vogliono introdurre siano utili per risollevare l’intera Eurozona da una situazione del tutto eccezionale.

Il dibattito nel nostro Paese è stato molto accesso e lo scontro principale si è avuto sul possibile utilizzo o no del famoso Mes, argomento che ricordiamo aver visto il presidente Conte sferrare un forte attacco alle opposizioni accusate di diffondere falsità sul tema. Le posizioni, però, sono diverse anche all’interno della stessa maggioranza, quindi M5S e PD che discutono sulla possibilità di utilizzare questo strumento relativamente alla dotazione finanziaria che, stando agli accordi preliminari presi, dovrebbe prevedere condizioni molto meno stringenti.

A tal proposito lo scorso 23 aprile si è tenuta una riunione del Consiglio Europeo in videoconferenza nella quale sono state dettate le sole linee guida per l’uso del Meccanismo europeo di Stabilità (Mes) a condizioni leggere; la nascita di uno strumento che deve finanziare la cassa integrazione nei paesi membri (Sure); e l’utilizzo della Banca europea degli investimenti (Bei) per aiutare le imprese.

Il pacchetto così composto ha un valore di 540 miliardi di euro e, almeno nelle intenzioni, dovrebbe entrare in vigore entro il 1° giugno così come detto dal presidente del Consiglio Europeo Michel. Si tratterà, però, di un tour de force di negoziati visti i punti tecnici su cui i paesi membri devono ancora mettersi d’accordo. Si sono poi poste le basi per la nascita del “Recovery Fund”, tanto voluto dal presidente Conte e da Paesi quali Francia e Spagna, che dovrà essere di ampiezza adeguata e dovrà consentire soprattutto ai Paesi più colpiti di proteggere il proprio tessuto socio-economico. Per questo strumento però ancora non ci sono dettagli e, come ammesso dalla cancelliera tedesca Angela Merkel in una conferenza stampa a Berlino al termine del vertice Ue, su come verrà finanziato, se con prestiti o sussidi.

Queste, quindi, le intenzioni dell’Europa la cui risposta che, seppur poderosa e senza precedenti, tarda ad arrivare concretamente per il problema cronico di una linea comune che non si riesce a trovare. Notizia positiva però è il calo da parte della BCE dei tassi sulle operazioni di liquidità a lungo termine per facilitare l’accesso al credito e l’introduzione di nuove aste “pandemiche”. C’è poi l’intenzione da parte dell’ente guidato da Christine Lagarde di “aumentare le dimensioni del Pepp”, il quantitative easing (acquisto di titoli di stato e di altro tipo dalle banche per immettere nuovo denaro nell’economia) pandemico da 750 miliardi “e adattarne la composizione, per quanto necessario e per il tempo necessario”.