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Racket, pizzo ed estorsione: tutto quello che c’è da sapere

L’art. 629 del codice penale contempla il reato di estorsione. Ma quali sono le caratteristiche di questo reato? Cerchiamo di capirlo insieme

Cos’è il reato di estorsione

Il reato di estorsione è disciplinato dall’art. 629 c.p., secondo cui: “Chiunque mediante violenza o minaccia, costringendo taluno a fare o ad omettere qualche cosa, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni e con la multa da euro 1.000 a euro 4.000.La pena è della reclusione da sette a venti anni e della multa da euro 5.000 a euro 15.000, se concorre taluna delle circostanze indicate nell’ultimo capoverso dell’articolo precedente.”

Sono esempi di estorsione:

  • la protezione, ovvero, un’attività criminale riconducibile all’ambito del racket, volta ad ottenere da un operatore economico (imprenditore,negoziante etc etc) il pagamento di una certa somma di denaro in cambio di una presunta offerta di protezione. In Italia viene spesso identificata come “pizzo“.
  • il comportamento intimidatorio di un datore di lavoro nei confronti di un lavoratore al quale corrisponde un salario non consono alle ore di lavoro prestate e/o alle attività svolte.

L’interesse tutelato

Nel reato di estorsione l’oggetto della tutela giuridica è caratterizzato dall’interesse pubblico dell’inviolabilità del patrimonio e della libertà individuale: è del tutto irrilevante, quindi, che il patrimonio della vittima sia composto anche dai proventi di attività illecite.

La condotta nel reato di estorsione

La condotta incriminata è infatti “quella di chi – mediante violenza o minaccia – costringe un’altra persona a fare o omettere qualcosa, procurando così a sé stessi o ad altri un ingiusto profitto e, di contro, arrecando un danno al soggetto passivo”.

E’opportuno, in questa sede, approfondire i concetti di minaccia e violenza.

La minaccia

La minaccia va intesa come la prospettazione di un male ingiusto e notevole che proviene dal soggetto minacciante. Può essere attuata in maniera esplicita o implicita, ma deve essere sempre idonea a coartare l‘altrui volontà.

La violenza

Per quanto concerne invece la violenza, deve essere tale da non annullare completamente la volontà della vittima. Insomma, la violenza deve comunque lasciare al soggetto passivo di scegliere se cedere all’estorsione, o subire il male minacciato.

Il dolo generico nel reato di estorsione

Passando poi all’analisi dell’elemento soggettivo, si ritiene sufficiente il dolo generico, ovvero la coscienza e la volontà di usare violenza o minaccia per poter costringere il soggetto passivo a porre in essere una condotta che determinerà il già rammentato ingiusto profitto per il soggetto agente o per altri. In altre parole, il soggetto che agisce deve avere la consapevolezza di porre in essere una condotta illegittima.

Le circostanze aggravanti del reato di estorsione

L’art. 629 c. 2 c.p. richiama le stesse aggravanti già previste per il reato di rapina:

  • se la violenza o minaccia è commessa con armi, o da persona travisata, o da più persone riunite;

  • se la violenza consiste nel porre taluno in stato d’incapacità di volere o di agire;

  • (o) se la violenza o minaccia è posta in essere da persona che fa parte dell’associazione di cui all’articolo 416 bis;

  • se il fatto è commesso nei luoghi di cui all’articolo 624 bis o in luoghi tali da ostacolare la pubblica o privata difesa;

  • se il fatto è commesso all’interno di mezzi di pubblico trasporto;

  • (o) se il fatto è commesso nei confronti di persona che si trovi nell’atto di fruire ovvero che abbia appena fruito dei servizi di istituti di credito, uffici postali o sportelli automatici adibiti al prelievo di denaro;

  • se il fatto è commesso nei confronti di persona ultrasessantacinquenne.

In tali ipotesi le pene (reclusione da 5 a 10 anni e multa da 1.000 a 4.000 euro) vengono aumentate con la reclusione da 6 a 20 anni e multa da 5.000 a 15.000 euro. Alla luce di tutto quanto esposto, si consiglia alle potenziali vittime del predetto reato di sporgere denuncia alle competenti autorità al fine di tutelare la propria vita e quella dei congiunti.