Input your search keywords and press Enter.

La genesi di un classico in un emozionante omaggio: “Dickens”

Dickens – L’uomo che inventò il Natale (The Man Who Invented Christmas) è un film di genere biopic del 2017 diretto da Bharat Nalluri. La storia ha per interpreti principali Dan Stevens (Charles Dickens), Christopher Plummer (Ebenezer Scrooge), Jonathan Pryce (John Dickens), Morfydd Clark (Kate Dickens), Ely Solan (Charles Dickens bambino), Justin Edwards (John Forster / fantasma del Natale Presente), Anna Murphy (Tara / fantasma del Natale Passato), Donald Sumpter (Jacob Marley), Miles Jupp (William Makepeace Thackeray), Simon Callow (John Leech), Bill Paterson (sig. Grimsby), Miriam Margolyes (sig.ra Fisk), Ian McNeice (Edward Chapman),  Annette Badland (sig.ra Fezziwig). La pellicola è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo del 2008 di Les Standiford che racconta, mescolando storia e finzione, le origini del celeberrimo romanzo breve Canto di Natale (A Christmas Carol) scritto proprio da Charles Dickens nel 1843.

TRAMA Londra, 1843. Sei mesi dopo una trionfale tournée negli USA, lo scrittore Charles Dickens rientra in patria. Ad attenderlo ci sono debiti accumulati da una vita dispendiosa ed una profonda crisi creativa dopo due fallimenti letterari. Padre di una famiglia numerosa e figlio di un padre dissipatore, Charles è a caccia di denaro e di ispirazione. Illuminato all’improvviso dalle favole di una giovane domestica irlandese, decide di scrivere un racconto di ambientazione natalizia. Ma i suoi editori, delusi dalle vendite dei libri precedenti, rifiutano di investire su quel bizzarro abbozzo su spiriti e vecchi avari. Ostinato e appassionato, Charles trova un illustratore ed un amico che credono in lui. Sostenuto dagli stessi personaggi del suo progetto, che prendono letteralmente vita durante la stesura, lo scrittore lavorerà duramente per sei settimane venendo a capo della sua storia e chiudendo per sempre i conti col passato.

ANALISI DEL FILM L’azione scorre rapida e procede attraverso un sapiente uso del flashback che combina la stesura del libro al sopraggiungere dei tristi ricordi dello scrittore. Un ritrovato entusiasmo dopo un momento di crisi creativa cresce in parallelo con le difficoltà della vita reale. I personaggi del nuovo progetto letterario interagiscono con l’autore consentendogli di riportare a galla, proprio come succede all’avaro del romanzo, fantasmi di un passato che ne hanno indurito il cuore per migliorare il presente e nutrire nuova speranza nel futuro alla consegna della bozza terminata.

Charles Dickens

IL CLASSICO NATALIZIO Charles Dickens (1812-1870) non era certo il primo scrittore a celebrare lo spirito del Natale ma fu quello che incontrò il successo più grande, sancendo lo slittamento della festa religiosa verso la convivialità familiare, la cena della veglia e lo scambio di doni. Il 5 ottobre 1843 ad una serata di gala al Manchester Athaeneum, aveva denunciato la Poor Law (sistema assistenziale rivolto alle fasce più povere della popolazione britannica) che invece di combattere la povertà l’accentuava sanzionando lo sfruttamento minorile nelle fabbriche. Su questa denuncia pesava nella memoria lo scrittore l’esperienza degradante vissuta nell’infanzia, quando per pagare i debiti del padre fu mandato a lavorare in una fabbrica di lucido da scarpe, dove subì per sei mesi i maltrattamenti del padrone (episodio riprodotto con tragico realismo nel film).

La prima edizione del romanzo (1843)

Il 24 dicembre del 1843, poco dopo la sua prima apparizione nelle librerie, il romanzo breve intitolato Canto di Natale aveva raggiunto la quota di 6000 copie vendute, cifra eccezionale per l’epoca ed è il più importante della serie dei Libri di Natale (The Christmas Books) scritti fra il 1843 ed il 1848. La storia è quella di un vecchio uomo avaro e solitario, Ebenezer Scrooge, che nella notte prima di Natale riceve la visita dei tre spiriti del Natale rispettivamente Passato, Presente e Futuro. A turno gli mostrano cosa ha perduto e cosa perderà perseverando nella ricerca della ricchezza e del profitto a scapito del suo cuore. Alla fine il vecchio capirà i suoi errori e riscoprirà la sua umanità attraverso la scoperta dell’essenza del Natale simboleggiata dal suo povero ma onesto dipendente Bob Cratchit.

Dickens combina perfettamente il gusto per il racconto gotico (l’elemento soprannaturale dei tre fantasmi) all’impegno nella lotta contro la povertà, l’analfabetismo e lo sfruttamento minorile (temi già ampiamente trattati in un altro suo Classico, Oliver Twist). Attraverso una trama scorrevole e ricca di immagini, non solo illustrate, il lettore è accompagnato in una suggestiva e commovente critica alla società schiava del profitto che con l’ossessione per la ricchezza impoverisce il cuore.

DALLE PAGINE AL CELLULOIDE Il racconto ha avuto innumerevoli adattamenti ed omaggi per il piccolo e grande schermo dal 1901 fino ai nostri giorni.

 

Esempi di libera trasposizione assolutamente impeccabile sono il cortometraggio animato della Disney (Canto di Natale di Topolino, 1983) ed il lungometraggio che ha per protagonisti i Muppet, celeberrimi pupazzi ideati da Jim Henson, accanto ad un sempre bravissimo Michael Caine nel ruolo di Scrooge (Festa in casa Muppet, 1992). Frank Capra (La vita è meravigliosa, 1946), Ernst Lubitsch (Il cielo può attendere, 1943) e Les Mayfield (Miracolo nella 34a strada, 1994) possono dire di citare il libro nel voler insegnare che tutto il mondo ha la sua chance e un angelo custode per riuscire a rimandare l’infelicità. Ma forse l’omaggio che più si avvicina al film qui recensito (la storia del classico che si riflette su un personaggio della vita reale) è la commedia dark  S.O. S. fantasmi (Scrooged) diretta da Richard Donner nel 1988 con protagonista l’ineguagliabile Bill Murray.

L’ESSENZA DEL NATALE Se non è il Classico dei classici del periodo natalizio, il Canto di Natale rimane il più celebre, che nella suggestiva semplicità delle parole riesce a portare il lettore a scoprire un profondo insegnamento che rivive nelle parole dello scrittore impeccabilmente riprodotto in questo omaggio in celluloide:

“Nessuno è inutile se può alleviare le pene del suo prossimo.”

Se gli adattamenti che ha avuto il Classico di Dickens non si contano, uno più degno dell’altro, mancava ancora un omaggio che riproducesse l’insegnamento del libro narrandone le origini in modo suggestivo. Mai come in questo 2019 si avverte l’estinzione del cuore ed il degrado totale di noi poveri esseri umani illusi dal benessere troppo facile. Particolarmente indicato a chi ancora non ha letto il libro (dite sul serio?!) e a chi crede nel valore indiscusso del profumo delle pagine cartacee ravvivate da fantasia, speranze e inchiostro.

FILM DA VEDERE.

Vittorio Paolino Pasciari

Classe '86, nolano DOC. Laureato in Lettere Classiche, appassionato di cinema, letteratura e teatro.