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Decreto Crescita: ecco le novità introdotte, nonostante la tensione Lega-5Stelle

Lo scorso Martedì è stato approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri il Decreto Crescita che già il 4 aprile scorso aveva ottenuto il primo sì “salvo intese”.

Il CdM, durato più di quattro ore, è stato uno dei più tesi di questo Governo giallo-verde ed ha messo a dura prova l’intesa tra i due partiti di maggioranza che, con ogni probabilità, cercheranno di chiarire le loro posizioni solo dopo le elezioni europee del 26 maggio.

Ad alzare la tensione ci aveva pensato il ministro Salvini che prima della riunione aveva già annunciato lo stralcio dal Decreto di parte del cosiddetto “Salva-Roma”, mandando il premier Conte e gli alleati 5 Stelle su tutte le furie.

Dal canto loro i grillini hanno annunciato battaglia in Parlamento sul testo e soprattutto sul caso Siri, il sottosegretario leghista indagato dalla Procura di Roma per corruzione.

Al netto di tutto queste polemiche, andiamo a vedere quali sono le principali misure inserite nel Decreto Crescita che, secondo le previsioni del Governo, dovrebbero bilanciare la crescita 0 dell’Italia ed evitare una manovra correttiva:

  • rottamazione delle cartelle anche per gli enti territoriali che prevede la sanatoria di multe, Imu, Tasi, tassa rifiuti, Cosap e tosap, con opzione per le amministrazioni, entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto, di deliberarne l’avvio e definire le modalità;
  • reintroduzione del super ammortamento al 130% per i titolari di reddito d’impresa, arti e professioni che effettuano investimenti in beni strumentali nuovi entro il 31.12.2019;
  • passaggio della deducibilità Imu dal 40 al 50% per il 2019, al 60% per il 2020-2021 ed al 70% per il 2022;
  • eliminazione mini-ires sugli utili reinvestiti ed introduzione dell’IRES al 22,5% per gli utili accantonati a riserva in azienda per l’anno 2019, al 21,5% per il 2020-2021 ed al 20,5% per il 2022;
  • nasce il registro dei marchi storici in chiave “anti delocalizzazione” ma l’iscrizione potrà essere solo volontaria e non d’ufficio da parte del ministero. Se il titolare del marchio vuole chiudere o delocalizzare, deve impegnarsi a cercare un acquirente;
  • eliminato il meccanismo che avrebbe permesso allo Stato di rinegoziare il debito del Comune di Roma e quindi gli interessi pagati da quest’ultimo, alleggerendone il peso;
  • passata la norma sui rimborsi ai risparmiatori truffati delle banche con la previsione che il tetto dell’indennizzo diretto può aumentare da 100mila a 200mila euro, con l’ok dell’UE.

Queste sono solo alcune delle misure previste nel Decreto che, come detto, in fase di conversione in Parlamento potrà subire diverse modifiche.

Vincenzo Persico

Classe 1991, laureato in Economia Aziendale all’Università Federico II di Napoli ed Esperto Contabile. Interessi particolari : sport, politica ed economia, con una propensione particolare per quest’ultima.