Input your search keywords and press Enter.

Dubbi sulla costituzionalità dei decreti coronavirus: qual è la situazione?

Aleggiano da qualche giorno delle accese proteste da parte del mondo politico nei confronti dei decreti adottati dal presidente Conte. Queste contestazioni avrebbero ad oggetto dei dubbi sulla costituzionalità dei provvedimenti adottati dal presidente del Consiglio dei ministri circa le restrizioni imposte alle Regioni che comprimerebbero il diritto di libertà sancito dalla Carta Costituzionale. Secondo alcuni giuristi tale diritto andrebbe circoscritto nel tempo e il decreto avrebbe dovuto fissare, come tutte le ordinanze urgenti, i termini finali differenziati nelle singole misure di sospensione dei diritti di libertà. Sui Dpcm non sarebbero indicati limiti temporali differenziati per le singole misure, ma sarebbe presente solo il termine che fissa la caducazione delle misure restrittive al 30 luglio, termine che a detta di molti, non sarebbe proporzionato rispetto alla gravità delle disposizioni.

Dunque, secondo questa versione, il decreto della presidenza del Consiglio dei ministri sarebbe incostituzionale perchè non prevede un termine e contiene dunque un vizio sanabile, perché basta stabilire la scadenza. ”Se il Governo si vuole sostituire agli enti territoriali – spiega l’ex presidente della Corte Costituazionale Annibale Marini – deve seguire il procedimento previsto dall’articolo 120 della Costituzione, cioè il così detto ‘potere sostitutivo’, che prevede il rispetto del principio di leale collaborazione. Il nostro Stato ha carattere regionale e riconosce diverse competenze, anche legislative, alle Regioni in materia che vengono in rilievo nella odierna situazione emergenziale, mi riferisco alla tutela della salute e alla protezione civile“.

Ma è il caso di differenziare il riavvio del Paese? “Non c’è dubbio. Se ci sono zone che in questo momento hanno una situazione meno critica è chiaro che le misure devono essere proporzionate e diversificate rispetto alla situazione di gravità presente nel territorio, ipotesi già ammessa dall’articolo 16 della Costituzione e cosa che è accaduta anche in tutto il resto del mondo. Quindi costituzionalmente una differenziazione per territori è non solo possibile ma anche auspicabile. Chiaramente – rimarca il presidente emerito della Consulta Marini – ciò non significa che non vi debba essere un coordinamento e una leale collaborazione tra i diversi livelli territoriali di governo e, a maggior ragione, non esclude che il Governo, ma non il solo Presidente del Consiglio, possa e debba esercitare i poteri sostitutivi, ai sensi dell’art. 120, comma 2, della Costituzione, proprio al fine di prevenire, come stabilisce la stessa disposizione costituzionale, ‘un pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica”.

Ritengo che il Presidente della Repubblica non abbia voluto in questa fase, anche in un’ottica di collaborazione istituzionale, introdurre o provocare situazioni di frizione che avrebbero potuto disorientare la cittadinanza. Ovviamente, con il passare del tempo e il graduale ritorno alla normalità non può che auspicarsi un controllo più penetrante del Capo dello Stato sull’osservanza delle norme costituzionali perché bisogna sempre ricordarsi che le derive autoritarie nascono sempre da, vere o presunte, situazioni emergenziali“. Marini si sofferma anche sull’app Immuni e sul tema della scuola ed università, esprimendo il proprio parere. 

Quanto alla App Immuni: “Sul punto ancora non sono molti chiari l’uso e gli effetti di questa applicazione, ma è evidente a tutti che, a prescindere dal carattere volontario dell’uso, si pone un problema macroscopico di tutela della riservatezza, soprattutto quando la mappatura degli spostamenti possa andare ad incidere sulla sfera giuridica di altri soggetti che non hanno espresso alcun consenso o che siano addirittura inconsapevoli“.

In tema di scuola e università, invece, “il Dpcm in materia di esami non è chiaro. Non si comprendono alcune differenziazioni. C’è incoerenza – commenta Marini – Per la maturità, ad esempio, si impongono gli esami in presenza, mentre per quelli universitari sembra rimettere la scelta agli atenei consentendo anche diverse forme di valutazione a distanza. Ma l’esame universitario non è meno importante di quello di maturitàAuspico che si definisca una linea più coerente e puntuale sullo svolgimento degli esami di stato e universitari. Tanto più che nel caso della maturità, c’è tutto un cv scolastico che il docente può valutare, in quello universitario no, quindi le garanzie necessarie dovrebbero essere maggiori per l’esame universitario piuttosto che per quello scolasticoNon voglio affermare l’incostituzionalità di queste misure – precisa – ma la cittadinanza è spaesata rispetto a una regolamentazione alluvionale ed estemporanea. I casi scuola e università sono emblematici“.

Il costituzionalista Giovanni Guzzetta ha scritto una lettera al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, chiedendo di intervenire per difendere la rispettabilità della Costituzione. Nella sua lettera esprime la pericolosità che tali decreti potrebbero arrecare alla Costituzione: “Essa è infatti il segno più evidente dei danni prodotti dall’abuso della decretazione d’urgenza in questi ultimi decenni. Abbiamo perso ormai la percezione del significato di tale strumento, utilizzato ormai per ogni finalità, anche le più futili. La seconda drammatica conseguenza di tali atteggiamenti è quella di diffondere la sensazione che la Costituzione non sia effettivamente preparata alle emergenze e che questo legittimi ogni autorità pubblica a cercare altrove, e magari nei propri poteri, la giustificazione per interventi che possono incidere profondamente sulle libertà dei cittadini.

L’assenza, presunta, di regole per l’emergenza fa riesumare discutibili teorie sulla necessità e urgenza come fonte del diritto (che la Corte costituzionale ha mostrato chiaramente di respingere) giustificando l’intervento di chiunque possa vantare anche solo un piccolo appiglio normativo in tal senso – continua Guzzetta – Questa situazione genera, di fatto, una grande incertezza sulla catena di comando in un frangente così drammatico, genera incertezza su quali provvedimenti debbano essere seguiti, quali debbano prevalere in caso di contrasto, genera incertezza sulla legittimità democratica e giuridica di molti di quegli interventi. La confusione è il più grande nemico nelle situazioni di crisi, soprattutto nel momento in cui si vorrebbe che, giustamente, 60 milioni di italiani si muovano all’unisono. Un cittadino non può svegliarsi la mattina e letteralmente non sapere quali obblighi gravino su di lui o cosa possa essere successo durante la notte: se vi siano stai decreti del Governo, se ad essi  si siano aggiunte ordinanze dei Presidenti delle Regioni, dei prefetti, dei sindaci o se tali atti, solamente pre-annunciati, abbiano effettivamente visto la luce. Soprattutto quando tali atti incidono pesantemente sulle libertà e la loro violazione fa comporta l’irrogazione di sanzioni amministrative e persino penali.

Si è espresso in maniera favorevole nei confronti dei Dpcm l‘ex presidente della Corte Costituzionale, Gustavo Zagrebelsky, il quale ha affermato che “la repubblica mutante di Giuseppe Conte e dei suoi pittoreschi Dpcm può apparire bizzarra e perfino pericolosa nella sua pretesa di disciplinare gli starnuti e affetti, ma in realtà non sta germinando minacce di derive autoritarie. E chi ne agita lo spettro è solo agente di confusione. Una cosa è l’ubbidienzaaltra cosa è la responsabilità. Il difetto è la confusione. La prima è cosa giuridica, la seconda è cosa etica. I mezzi per promuovere l’ubbidienza non sono quelli per promuovere la responsabilità. Anche quest’ultima implica doveri, ma sono doveri autonomi che ciascuno impone a se stesso in nome della libertà propria e degli altri, in nome cioè della solidarietà. Mescolare ubbidienza e responsabilità è cosa contraria alla natura dell’una e dell’altra, come mescolare soggezione e adesione, vincolo e libertà. Chiamare all’ubbidienza e sollecitare la responsabilità sono cose profondamente diverse. A ciascuno il suo, al governo le prescrizioni giuridiche (vietare, consentire e imporre), alla società, nelle sue tante articolazioni, la promozione dell’etica della responsabilità”.

Secondo Zagrebelsky “i decreti legge adottati dal Governo aventi ad oggetto le restrizioni dei diritti costituzionali, sono equivalenti alle leggi e che servono,secondo la Costituzione, a fronteggiare i casi straordinari di necessità ed urgenzaLe misure attuative volte ad adottare ogni misura di contenimento e gestione adeguata e proporzionata all’evolversi della situazione epidemiologica, sono autorizzate dalla legge e il Governo ha fatto uso dell’autorizzazione in quanto autorità competente. Il governo non ha usurpato i poteri che non gli fossero stati concessi dal parlamento”.

Dunque, gli undici decreti, verosimilmente, sono legittimi. A sanare i dubbi è stato il decisivo intervento del Presidente della Repubblica che ha ribadito a chiare lettere il suo pensiero, ovvero che i principi fondamentali della Costituzione non sono messi in discussione e le procedure seguite fino ad ora, sebbene dettate dall’emergenza, non costituiscono una trasgressione dei dettami sanciti dalla nostra Carta fondamentale. I Dpcm, continua il Presidente Mattarella, “sono atti amministrativi che avranno bisogno di una evoluzione in testo legislativo. Ma ciò può avvenire anche alla fine di un percorso, perché l’emergenza pandemica ha una fluidità e una rapidità con cui è inevitabile fare i conti”.

Carolina Cassese

Laureata in giurisprudenza presso l ‘Università degli studi di Napoli Parthenope, dopo aver svolto pratica forense nella materia di diritto civile, decide di intraprendere la carriera dell’insegnamento di diritto ed economia politica presso l’istituto paritario Kolbe di Nola. Ha conseguito diversi master e specializzazioni per l‘ insegnamento ed attualmente collabora con l‘associazione Saviogroup, di cui è vicepresidente, realizzando articoli e servizi fotografici attinenti la festa dei gigli di Nola e non solo. Membro membro del Cda della Pro loco di Nola città d ‘arte con delega alla festa dei gigli. Fa parte del direttivo dell’associazione delle reti delle macchine a spalla. Membro del coro diocesano del Duomo di Nola. Ama il nuoto la pallavolo, la ginnastica artistica e la danza classica, che ha praticato in tenerà età. Da piccola ha studiato pianoforte ed è appassionata di musica classica, napoletana e dei gigli degli anni ‘70 e ‘80. In passato ha inciso alcune canzoni dei gigli, sposando il suo amore per il canto con la festa dei gigli di Nola. Ama trascorrere i weekend al cinema o prendendo parte ad escursioni nei posti più belli della Campania.